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domenica 23 dicembre 2012

Teatri Uniti, intervista Andrea Renzi

da "Il quotidiano della Basilicata"

Magic People show con Andrea Renzi



di Francesco Altavista


Matera – « Leo de Berardinis, una volta mi disse:  ricordati che le vie del teatro sono infinite. Non ho mai dimenticato questa massima. Un misto di ironia e saggezza. In teatro mai precludersi delle possibilità e mai tracciare  confini troppo rigidi.” E’ un ricordo  che  il  grande attore Andrea Renzi colonna portante  del famoso  gruppo teatrale napoletano “ Teatri Uniti”, regala a “ Il quotidiano della Basilicata” insieme ad un’intervista. Quest’ultima concessa in anteprima rispetto  all’incontro di sabato mattina con Angelo Curti presidente  di “ Teatri Uniti” alle  ore 12 presso la “Boutique” di Anna Tota ( in questa occasione saranno presentati la trilogia di “Teatri Uniti”  e il progetto “Retrovisioni Teatrali”)  e ai due spettacoli della sezione “ Napoli a Matera” della “rassegna teatrale 2012-2013”  entrambi realizzati e prodotti da  “ Teatri Uniti” ,  in scena al teatro “Duni” : “ Magic People Show”,  l’8 dicembre alle 21  pièce che  vedrà Renzi  nel cast degli attori e “ Chiove “ il 9 dicembre alle 17:30. 
Maestro, “Magic People Show” è il primo spettacolo di una trilogia messa in scena proprio per festeggiare  i 25 anni di “ Teatri Uniti”. Come nacque questo spettacolo ?
« Nacque dall’incontro felice con lo scrittore Giuseppe Montesano. Abbiamo verificato in una lettura pubblica del suo libro come questo condominio napoletano, raccontato nell’opera, fosse costruito soprattutto sulle voci:  non ci sono nel testo letterario descrizioni degli ambienti e dei personaggi, tutto prende vita da dialoghi e quindi il testo aveva un  grande senso teatrale. Abbiamo avuto poi  accesso a tutti i materiali editi e inediti di  questo lavoro e da questo  è partita la parte di cui indegnamente ci siamo presi la responsabilità, cioè la messa in scena teatrale.»
In questa pièce si parla dell’involgarimento della società a favore del  consumo. Non è imputabile solo alla  Televisione ma comunque questo mezzo è una cattiva maestra come diceva Popper . A questo proposito perché un attore del suo livello, un attore di teatro si è sporcato di televisione?
«Diciamo che per me è stata un’esperienza che fino ad un certo punto del mio percorso non ho voluto fare. Quando però  mi sono sentito sicuro fino in fondo dei miei mezzi e con una storia sufficientemente forte alle spalle  per poter affrontare anche un genere popolare come la televisione,  mi ci sono misurato. E’ stata un’esperienza lavorativa molto divertente che mi ha arricchito moltissimo;  intanto perché  mi ha fatto incontrare con un tipo di spettatore che ahimè, non frequenta i teatri e questo è stato un incontro proficuo. Un misurarmi che  mi ha anche aiutato a scendere un po’ dal piedistallo della cultura. In passato avevo peccato un po’ di superbia;  nel mio percorso un pizzico di snobismo c’era e invece non esiste motivo per precludersi l’incontro con un prodotto più popolare. Tanto più che io credo siano universi paralleli. Le  cose più  interessanti sono quelle che riescono ad abbattere gli steccati. “Distretto di Polizia “ è un prodotto televisivo che ha avuto tra i suoi sostenitori  anche Moretti ed  Eco, è riuscito quindi  ad abbattere degli steccati. Non bisogna vergognarsi mai di lavorare, il lavoro ha una sua dimensione materiale ed artigianale. Io sono convinto che il mio sia un lavoro più che d’artista, da artigiano.»
Torniamo al teatro. Lei ha lavorato con tutti i registi fondatori di “ Teatri Uniti”, come si può sintetizzare il senso e la missione di questo gruppo?
«Festeggiamo il 25esimo anno e quindi siamo pieni di orgoglio e soddisfazione, ma sappiamo anche riconoscere delle fasi molto diverse del nostro lavoro. Credo che il nostro nome resti legato alla fase della fondazione:  è stato un momento in cui abbiamo proposto, partendo dalla concretezza del lavoro nella nostra città Napoli, una casa in cui si potevano incontrare registi , attori, musicisti provenienti da percorsi diversi. Questo resta secondo me tutt'oggi il paradigma più significativo del lavoro di “ Teatri Uniti”.»


Un incontro, grazie agli organizzatori della rassegna c’è anche tra Napoli e Matera. La Città dei Sassi cosa può imparare idealmente, nell’ottica di capitale europea della cultura da Napoli?
«A Matera sono stato diverse volte e sono contento di ritornarci con “ Magic People” e con “ Teatri Uniti “. So di questa candidatura e sarebbe secondo me interessante che intorno a Matera si raccogliessero le forze migliori di tutto il sud dell’ Italia. Sarebbe un segnale potente  per il nostro “Mezzogiorno”. Purtroppo il nostro Paese ancora non ha messo a fuoco quali possibilità e prospettive si aprono nel momento in cui si dovesse riuscire a rilanciare con forza quella che è da sempre la caratteristica dell’Italia: essere il paese della bellezza. Io credo che non è un caso che “ Teatri Uniti” sia nato a Napoli, è una città d’incontro, di porto, attraversata da dominazioni geograficamente lontane tra di loro, è una città di contaminazioni. Matera che è proprio geograficamente così diversa, città dell’entroterra con una cultura misteriosa che ha affascinato perfino chi  ha letto i nostri anni come Pasolini, potrebbe prendere da Napoli questo senso dell’apertura e della contaminazione, quella propria di una città martoriata ma pur sempre una grande  capitale del mediterraneo.»
Lei ha recitato registi, promesse del cinema italiano.  Si può pensare che come ha fatto Martone,  un giorno lei lasci il teatro e “ Teatri Uniti”  per il cinema?
«Mi è capitato di rimanere lontano dal palcoscenico per quasi due anni, spero non mi ricapiti più. Non riesco a farne a meno. Mi piace dedicarmi al teatro anche in regia quindi non solo recitando. Sono un artigiano teatrale e  nessun artigiano lascia la sua disciplina per troppo tempo. Io delle volte penso ad un attore supremo come Marcello Mastroianni,  si è formato nel teatro ed ha voluto prima di lasciarci, tornare al palcoscenico teatrale. Noi abbiamo la  straordinaria possibilità di vivere le emozioni del nostro campo, cioè il palcoscenico e quando si provano, rinunciarvi è difficile.»
Cosa è la Bellezza?
«La Bellezza è la vita. Spero di essermela cavata.»

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