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domenica 24 ottobre 2010

Jazz: Intervista Gegè Telesforo

da " il quotidiano della Basilicata"









E' il primo ospite della rassegna " Winter 2010" promossa dall'Officina del Jazz
GeGè nei Sassi a tutto Soud
Di ritorno dall'Expo di Shangai presenta insieme al suo quintetto il decimo album daa solista " So cool" perfetto mix tra voce e sax.


di Francesco Altavista

Matera – Quando si parla di Gegè Telesforo lo si fa sempre in riferimento alle esperienze che ha avuto nella bella televisione insieme all’amico Renzo Arbore. Telesforo non è solo questo. Polistrumentista, vocalist, conduttore e autore di programmi televisivi e radiofonici ,in sostanza una personalità artistica completa e unica. Il maestro negli ultimi anni si dedica soprattutto alla sua passione: il Jazz. Sarà a Matera insieme al suo Quintet jazz presso l’Auditorium R. Gervasio in piazza Sedile, il prossimo 24 ottobre dopo l’uscita del suo ultimo album “ So Cool” . In un’intervista concessa in anteprima al “ Il quotidiano della Basilicata” di ritorno dall’expo di Shangai, cerchiamo di conoscere meglio una personalità eclettica di spicco del panorama artistico internazionale.
“ So Cool” il tuo decimo album da solista, ci parla di un jazz diverso particolarmente innovativo con venature Latin Jazz, swing , groove e Be-bop. Un album che è uscito anche negli Stati Uniti. Maestro cosa ti ha portato a registrare questo album molto innovativo ?
Questo album è praticamente l’evoluzione di tanti anni di lavoro, di musica , di concerti. Avevo scritto questo nuovo materiale perché volevo fare un ritorno al passato, alla musica che mi è sempre piaciuta e a quello che ho sempre ascoltato. Il disco propone delle sonorità acustiche che si rifanno alle sonorità Hard Pop anni 60. Non volevo però dimenticare quello che avevo fatto negli ultimi anni, la mia passione per il Funky, per le venature latine che hai trovato nell’album. Avvalendomi della collaborazione di musicisti tra i più talentuosi d’Italia, sono riuscito a registrare gli undici brani in una giornata e mezza, tutti insieme, come se stessimo suonando dal vivo. Anche per questo motivo sono contento del risultato, hanno suonato tutti benissimo ma si sente la verità della musica che ci deve sempre essere quando si fa jazz.
Nell’album c’è una simbiosi emozionante e magica soprattutto tra il sax e la voce, questo grazie ad una arte nella quale tu sei considerato il re: lo Scat
E’ un’arte antica che è stata dimenticata , non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti dove è stata inventata negli anni 20 e proposta su dischi per la prima volta da Luis Armstrong.Ci sono stati e ci sono dei grandi maestri ma purtroppo tra le nuove generazioni è un’arte che non si è sviluppata, forse perché risulta complicata. Capisco che ci sono molte difficoltà per apprenderla, praticamente si utilizza la voce come uno strumento, la voce per cantare le melodie. Devi però improvvisare e per farlo la musica bisogna conoscerla bene. Non esistono scuole nel mondo saremo una decina ad utilizzare quest’arte, considerando che la metà appartiene ad una generazione prima della mia.
Ben Sidran, un grande della musica ha scritto i testi dell’album e da anni collabora con te. Come vi siente incontrati?
Conosco Ben dal 1987, quando lo invitai a partecipare ad una serie di puntate televisive, andavo in onda con un programma chiamato “ Doc” su Rai Due. Qualche anno dopo Ben mi chiamò per registrare dei dischi per la sua etichetta discografica e quindi mi trasferii negli Stati Uniti dove sono stato un bel po’ di tempo, realizzando dischi per lui ma anche suonando in concerto con tutti gli artisti legati alla sua etichetta. Da allora abbiamo continuato a fare concerti in giro per il mondo e oggi è uno dei miei migliori amici, è un intellettuale del genere, un grande maestro e quando realizzo le mie produzioni gli propongo sempre il mio materiale. E’ il personaggio giusto per descrivere in parole le mie emozioni musicali.
Il jazz è un genere che per molti rappresenta erroneamente un qualcosa di troppo raffinato, tanto da allontanare. Come nasce questa tua passione per il
jazz?
Per me è stato molto naturale, mio padre è appassionato di jazz e di musica. A casa avevamo tutti gli strumenti e quindi io sono cresciuto con il suono del jazz. Era un punto di contatto, il nostro gioco preferito. Se per mio padre il jazz è rimasto un passione invece per me è diventato il motore della vita . Ho continuato a fare musica , ho abbandonato gli studi di economia e commercio a venti anni , per dedicarmi alla musica e poi in seguito come comunicatore in radio e televisione. L’artista deve amare molto quello che fa, quando salì su un palco devi fare l’amore con la musica. Se un giorno mi sveglio e capisco che faccio musica solo per lavoro, smetto e mi metto a vendere francobolli.
Sei anche uno dei padri della televisione- maestra. Da allora la televisione è cambiata molto forse in peggio, secondo te perché questo declino?
Oggi bisogna fare sensazione nel bene e nel male perché si fanno i numeri con cose brutte e con la volgarità, è successo perché la pubblicità ha comprato la televisione o la televisione si è venduta. Lo stesso avviene con la musica in tv. Abbiamo raggiunto il fondo. Io appartengo ad una generazione che voleva fare un disco come punto di arrivo, oggi si parte con il disco. Io ho registrato un disco per la prima volta a 30 anni, era un sogno. Ho fato da allora dieci album da solista e trenta partecipando ad album di amici, ho girato il mondo e sento ancora il bisogno di studiare, non sono ancora soddisfatto di quello che faccio, non mi voglio fermare.
Cosa è la Bellezza?
La Bellezza è un’esperienza soggettiva, quando l’emozione stimola e viene stimolata dalla creatività e fantasia.

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