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sabato 29 ottobre 2011

Intervista ad Ernesto Mahieux


da "Il quotidiano della Basilicata"

La domenica notte di Ernesto Mahieux



di Francesco Altavista 


Bernalda – Sono finite lo scorso otto ottobre le riprese del primo lungometraggio del talentuoso regista di Bernalda,  Giuseppe Marco Albano. “ Una domenica notte” questo il titolo del film, girato interamente in Basilicata. Nel cast un attore d’eccezione, la vera raffinatezza del film, il grande Ernesto Mahieux. L’attore partenopeo con una carriera lunghissima sia in cinema,che in teatro e in televisione in questo periodo sta preparando gli stage di 15 giorni per attori professionisti a Napoli,girando un film in Calabria con Maria Grazia Cucinotta, preparando la tournée teatrale con lo spettacolo “ Gomorra” e accingendosi alle riprese della fiction “ Squadra anti Mafia” , in tutto questo il grandioso Mahieux si concede per un’intervista per “Il quotidiano della Basilicata”.   
Maestro, dall’alto della sua favolosa e lunga esperienza, cinema e teatro con Pupella Maggio, Giannini, Tato Russo,Merola,Nino D’angelo, Garrone, Ettore Scola, Marco Risi, Mastroianni, Jack Lemmon  e tanti altri, come è arrivato in Basilicata  e in  un’ottica di pubblico importante  come le è sembrata la sceneggiatura del film?
La sceneggiatura  mi è piaciuta. Io non conoscevo per mia ignoranza né Albano né il corto che ha avuto le nomination ai David di Donatello. Lui mi ha contatto su facebook, chiedendomi di partecipare al suo lungometraggio e mi ha mandato la sceneggiatura, a questo punto io dopo aver attentamente letto la sceneggiatura, gli ho detto di contattare la mia agenzia. Diciamo che si erano create tutte le premesse perchè io non partecipassi al film, poi grazie ad una serie di coincidenze e io credo nel destino, sono riuscito con gran piacere a partecipare a questo film e ne sono contento. Marco Albano  è un ragazzo molto umile che sa quel che vuole, fa delle immagini molto belle e credo che farà molto parlare di sé nei prossimi anni.
Cosa ci può dire del personaggio che ha interpretato nel film di Marco Giuseppe Albano, “ Una domenica notte”?
Il mio personaggio diciamo che è molto all’avanguardia, nel senso che è un personaggio  di oggi: il solito produttore cinematografico  che praticamente capisce poco e niente di cinema. Conosce un regista alla sua prima esperienza e gli promette di produrre il suo film. Questo personaggio pero è soprattutto un puttaniere, quindi siamo in linea con dei protagonisti della cronaca giornaliera. Un uomo che quando vede una donna non capisce più niente, risultando schiavo di ciò che c’è sotto la cintura.
Perché un attore di così grande valore come lei, accetta spesso di lavorare con giovani più o meno conosciuti e comunque alla prima esperienza?          
Io nei giovani riscontro sempre qualcosa di nuovo. Mi piace lavorare con loro perché  non sono uno che vuole invecchiare. Bisogna aiutare i giovani, dare dei consigli ma sempre tra pari. Inoltre io imparo più dai giovani che dai vecchi .Se poi tu non ascolti i giovani non puoi poi avere per esempio la fortuna di scoprire uno come Matteo Garrone oppure Zampaglione o lo stesso Papasso non giovanissimo ma alla sua prima esperienza, bisogna dare la possibilità ai giovani di mostrare il loro talento. Noi dobbiamo  aiutarli affinché loro creino condizioni di vita migliori di quelle che la mia generazione e qualche altra prima hanno consegnato a loro, quindi largo ai giovani.
Un episodio particolare della sua carriera  forse segna una sorta di sparti acque. Le chiedo è vero il litigio con Giancarlo Giannini ai tempi di “ Terno secco”?
Ho litigato con lui perché vedeva in me sin dal 1985 un attore cinematografico. All’epoca lavoravo in teatro con la straordinaria Pupella Maggio. Per giare il film con Giannini partivo alle sei da Napoli però esigevo di tornare alle quattro e mezza di pomeriggio per fare le prove a teatro, perché nel teatro puoi assentarti  solo se sei morto. Ad un certo punto Giannini esasperato si arrabbiò e mi disse “ Mi hai rotto, vai a fare il teatro e farai la fame per tutta la vita,tu sei nato per il cinema, stronzo”. Poi quando ho vinto il David, Giannini era seduto vicino a me e mi disse: “ Stronzo, hai visto che avevo ragione”.
Prendendo come esempio i personaggi interpretati e soprattutto il personaggio di Peppino Profeta ne “ L’imbalsamatore”, viene da pensare che lei interpreta principalmente personaggi “cattivi”o che comunque hanno una personalità molto oscura e particolare. Come mai?
Io amo i personaggi  lontani dalla mia realtà, perché così posso divertirmi a crearli. Pensa che io inizialmente avevo rifiutato la proposta di Garrone, perché Peppino Profeta in un certo senso spoetizzava il mio recitare. Poi ho capito che la bravura dell’attore sta proprio in questo, scavare in se stessi e contemporaneamente nel personaggio. Cerco di mettere sempre un po’ di cuore in questi personaggi :come per l’oscurità del  portiere del film di Zampaglione, così per Peppino Profeta che alla fine conquista le simpatie del pubblico. Pensa che questo film ha vinto in Belgio un festival del cinema d’amore, perché quello di Peppino è un amore puro.
Lei è considerato un grande maestro, sia di teatro che di cinema e televisione, ma non ha mai frequentato accademie, si è formato per strada . Quale riflessione si può fare sulle accademie e quando ci si può considerare attori?
  Sono abbastanza contrario alle scuole di teatro, perché vedi , io considero queste scuole come delle banche. Se tu porti un capitale , loro riescono a farlo fruttare  e ti fanno diventare ricco d’arte. Se però tu porti un capitale zero, non si possono fare miracoli. Se ci sono banche o  scuole che promettono questo sono degli imbroglioni.. Devi sapere che la malattia la conosce solo l’ammalato. Il medico può chiedere e darti una cura, ma i sintomi, il sentirsi una patologia lo sa solo l’ammalato. L’attore deve sentire una vocazione, fare l’attore è una missione e ti confesso una cosa, se io avessi avuto un solo dissenso nel mio recitare, io avrei lasciato il giorno dopo.
Concludiamo. Per lei cos’è la Bellezza?
Si potrebbe rispondere con na banalità, ma non lo è. Non è un qualcosa che deve essere riconi scuto dalle masse, ma dall’uomo in quanto singolo, in quanto animo singolo.

venerdì 28 ottobre 2011

Sergio Rubini "a cuore aperto"

da " Il quotidiano della Basilicata"

Sergio Rubini "a cuore aperto"

di Francesco Altavista

  


Matera – Tutti pronti ai nastri di partenza per la stagione teatrale 2011-2012 a Matera che renderà la città dei sassi un rifugio di lusso per il teatro che conta. Al teatro Duni  si comincia sabato alle 21:00 con uno spettacolo davvero imperdibile, il ritorno a teatro di Sergio Rubini con la pièce da lui scritta ed interpretata, “ A cuore aperto- voci del novecento da Neruda a Sanguineti”, nella sezione della rassegna “ teatro e musica”. Ad accompagnare questa speciale lettura di opere dello scorso secolo, oltre ai racconti di Rubini, i suoni del  contrabbasso, del pianoforte  e della  batteria con i maestri Michele Fazio, Emanuele Smimmo e Marco Loddo che rendono tutto indimenticabilmente emozionante. In anteprima Sergio Rubini si concede per un’intervista per “ Il quotidiano della Basilicata” sacrificando alcuni minuti  prima di cena dopo una giornata piena di impegni passata anche sul set del nuovo film di Susanna Nicchiarelli.   
Maestro Rubini, perché il suo ritorno a teatro  è “ A cuore aperto” ?
Non è la bizzarria di un cardiochirurgo impazzito. Un po’ ho voluto citare l’emozione con cui  lavorano i poeti. E poi perché la recitazione  della lettura a voce alta è una mia passione da sempre che ho coltivato come se si  trattasse di una cosa che non facesse parte del mio mestiere di attore. Un po’ come un hobby , ho sempre letto a voce alta per me stesso approfondendo poeti e scrittori. Da qualche anno volendo tornare sul palcoscenico ma non avendo voglia di fare uno spettacolo con  trucchi e parrucche, ho messo in scena questa mia intima pratica della lettura a voce alta, ecco: “a cuore aperto”, perché autenticamente mia.
Neruda, Eduardo De filippo, Shakespeare, Prévert,Leopardi, Sanguineti sono alcuni degli autori delle opere che lei leggerà. Come lei mette insieme storie dissimili, concepite in modo disparato, in un epoca diversa?
Io direi che ciò che unisce queste opere d’arte è il mestiere dell’attore. E’ una serata nella quale  faccio tante cose abbastanza diverse. Leggo queste opere  in diversi momenti della serata, è non sono unite  da un approfondimento di tipo storiografico o filologico, ma uniti dall’idea della poliedricità del mestiere dell’attore.
Una poesia è già opera d’arte a sé, quando la poesia o un racconto diventa teatro?
Il passaggio sta sempre nella capacità dell’attore e dell’autore di uscire in teatro a far diventare simbolo ciò che si compie. Riuscire a conferire ad un gesto ed una azione la caratteristica di happening, ciò che avviene in quel momento  e di assolutamente irripetibile. In quel momento stesso nasce secondo me il teatro.
 Questo spettacolo rappresenta un po’ come ha detto lei  le sue passioni, un po’ come il protagonista del suo ultimo film “L’uomo nero”….
In quel film  racconto che ci sono delle persone della strada, cosiddetti uomini grigi che coltivano una passione e che con quella passione si elevano dalla loro condizione e che spesso ci sono degli altri uomini che sono pronti a tappare le ali. I sogni di quel ferroviere si infrangevano contro un mondo fatto di meschinità, di incapacità di sognare. Quel ferroviere fa un quadro e lo fa bene e quei critici non se ne accorgono perché animati da pregiudizi, danno più valore ad altro, all’apparenza. Non sanno approfondire. Il mio problema era di raccontare una cosa vera e reale,  la sua voglia di affrancarsi dalla condizione osteggiata da un sud retrivo, bigotto e povero di sentimenti. 
Riferendosi allo spettacolo “ A cuore aperto”, ha detto una frase, “ se in Francia ti dicono che sei un poeta è un complimento, se in Italia ti dicono che sei artista è un’offesa”, perché succede questo?
E’ vero  in Francia il più grande complimento che ti possano fare è “ sei un poeta”. Vuol dire sei un visionario. Da noi  dire : “ sei un artista” vuol dire che sei uno che campa alla giornata, magari un po’truffaldino oppure che sei un povero sognatore. E’ la nostra italianità, non è solo un problema culturale ma anche politico, infatti ha un riverbero e anche l’origine nel mondo della politica. Noi dovremmo vivere in Italia sul divulgare la nostra storia, invece quella che viviamo  è sotto cultura.
Lei è un attore che non ha mai rinnegato il sud e il suo dialetto, ma come ha fatto ad abbattere il cliché caricaturale innescato per esempio da Lino Banfi nel cinema?
La Puglia era un pezzo del sud che coincideva, a differenza per esempio della Sicilia e le sue tante storie, con la maschera di Banfi, una faccia comica grottesca molto particolare che non abbracciava tutta la complessità del sud e della Puglia. All’inizio quando abbiamo fatto con Procacci , “ La Stazione”, in qualche modo non sapevamo come sarebbe stato preso questo pugliese non comico ma con i suoi suoni. La cosa poi ha funzionato per quanto mi riguarda e la Puglia è riuscita a costruire una potente credibilità culturale ma anche un modello economico, quest’anno ha avuto  un picco nel turismo. E’ avvenuta una certa sinergia tra gente e istituzioni, queste ultime hanno avuto la capacità di credere nel cinema. L’Apulia film Commission è una di quelle organizzazioni che funziona di più in Italia, tanti anni fa certamente era diverso.   
Staccare la caricatura, la farsa dal dialetto è  un po’ come ha fatto Eduardo nel teatro?
Io mi sono formato con dei film che mettevano in scena protagonisti della strada con eventi della strada. Più visi normali, come se i caratteristi di una volta avessero preso il posto di protagonisti. Con le persone con cui lavoravo all’inizio capimmo che era la stessa lezione di Eduardo e del neorealismo ma che in Italia in qualche modo si era interrotta. Nel teatro il realismo si era fermato alle sue grandi commedie.  Con questi amici abbiamo riflettuto ed abbiamo deciso di mettere insieme le due lezioni e di coniugarle nella regione da cui venivamo e la cosa ha funzionato.
Lei è legato sin dall’infanzia alla Basilicata ed aprirà la stagione teatrale a Matera, che consiglio si può dare ad una regione ancora senza film commission?
Ho un rapporto fantastico  con la Basilicata. Per mio nonno e mio padre che hanno lavorato  in questa regione, trascorrevo lunghi periodi nella terra lucana, amo i suoi territori e la sua gente. Il consiglio che voglio dare è quello di studiarsi come mai la film commission ha funzionato dove ha raggiunto i suoi obiettivi  e come non ha funzionato invece dove ha fallito. Poi tutto questo non va abdicato meccanicamente , ogni territorio ha la sua peculiarità, tutto questo va adattato, ci vogliono le persone giuste e capaci in sinergia istituzionale.
Lei ha frequentato per due anni la più prestigiosa  accademia di teatro d’Italia che raccoglie ogni anno nelle selezioni iniziali migliaia di aspiranti attori,  la “ Silvio D’amico”. Perché poi ha lasciato?
L'ho abbandonata perché vivevo sulle spalle dei miei genitori ed ebbi subito una scrittura , del mio primo spettacolo estivo a cui se ne unì una invernale mi posi la questione se finire la scuola o cominciare a lavorare.  Pensai  considerando il fattore economico, che vivevo sulle spalle dei miei genitori decisi che poteva andar bene andare a lavorare
Cosa è la Bellezza?
 La Bellezza è la metà. In un mondo in oscurità è la stella polare.





domenica 25 settembre 2011

"Futbol", a tu per tu con Peppe Servillo

da " Il quotidiano della Basilicata"
Da sempre il cuore nei Sassi


di Francesco Altavista


Matera – Matera sempre di più capitale europea della cultura, sta sera arriva Peppe Servillo. Per la festa di Radio3-Materadio” si esibirà alle 22:30 al Parco del Castello con lo spettacolo “ Futbol” insieme a Javier Girotto(saxes soprano ,baritono,clarineto basso,e flauti andini e Natalio Mangalavite ( pianoforte, tastiere e voce), ma nei prossimi mesi sarà in teatro con Ornella Vanoni con i “canti della Mala”. Il cantante degli Avion Travel è una sorta di Dio greco di arte e spettacolo; si muove tra teatro, cinema e musica nei prossimi mesi uscirà un film horror dei fratelli Manetti che lo vede tra co-protagonista insieme a Francesca Cuttica.Un onore averlo a Matera, città in cui lui ritorna molto volentieri. In anteprima si concede per un’intervista con “ Il quotidiano della Basilicata”.

Maestro, subito una sua battuta sulla città di Matera. Ha fatto diversi concerti nel materano, ma come ha scoperto Matera per la prima volta ?

La conosco e la amo profondamente. E’ una città che ha una memoria antica vivente. Per questo è un esempio per tutte le città del mondo. Ricorda quello che eravamo. Io da ragazzino ho conosciuto Matera con un film con protagonista Nino Manfredi che da commesso viaggiatore arrivato a Matera, veniva scambiato per un rappresentante istituzionale, in incognito, del governo fascista( il film è “Gli anni ruggenti”). E’ una storia bellissima che fa scoprire la città a Manfredi. Racconta la vita dei materani, i sassi di Matera in un periodo in cui non se ne parlava. Poi ricordo il film molto bello “I basilischi” di Lina Wertmuller, che racconta tanto della vostra terra.

E’ un amore antico per la Basilicata e Matera?

E’ nato allora ma ho rinvigorito questo sentimento di amore nel tempo, suonando in quei luoghi fantastici. Amo profondamente il vostro modo di cucinare, la cultura del cibo , il vino. E’ una terra che ho apprezzato purtroppo sempre da viaggiatore ma vorrei proprio conoscerla meglio. Ho naturalmente anche un amore artistico e simbolico nei suoi confronti.

Da uomo di cultura e viaggiatore in tante città del mondo e da napoletano, quale consiglio vuole dare per una città candidata a capitale europea della cultura?

Io credo che Matera piuttosto che prendere da altre città, debba continuare a coltivare la propria identità, è forte in tutti i campi e deve essere solo testimoniata. Gli artisti che vengono a Matera, devono con la loro presenza testimoniare questo grande valore della città. Ha una grande forza territoriale.

Lei che è anche attore , sceneggiatore e uomo di teatro, come vede la promozione di questo territorio attraverso pellicole cinematografiche?

Non ho visto per esempio il film di Mel Gibson, però io credo che tutta l’arte quando si pone l’obiettivo di rappresentare anche una città , un luogo, la cosa difficile è districarsi tra il testimoniare e l’ abusare, stravolgendo. Matera ha un’identità così forte e vigorosa che risulta veramente difficile se non impossibile stravolgerla. Credo che fino ad oggi in tanti anni sia stata resa onestamente la natura di questa città meravigliosa.

Parliamo ora dello spettacolo che sarà presentato in trio italo – argentino “Futbol”. Come il calcio diventa metafora della vita?

Io con loro suono da diversi anni e volevamo fare un concept album, un disco a tema. E’ nato da una passione condivisa e da un modo di guardare al calcio in particolare, quello latino anni 50, diverso e ispirato alla poesia dello scrittore Osvaldo Soriano. E’ uno spettacolo di canzoni, di due grandi improvvisatori e musicisti come Javier Girotto e Natalio Mangalavite e un po’ di teatro da parte mia.

Il Teatro è la particolarità del suo stile. Come nasce questo suo modo di esprimersi molto particolare per un cantante?

Nasce dalla frequentazione del palco e dall’istinto, io sono un autodidatta. Ho coltivato un’espressività che è mia. È una cosa personale nata da una mia esigenza che incontra poi il gusto del pubblico e in questo mi ritengo molto fortunato. Io mi contento del fatto di fare un lavoro che mi piace e che mi porta in giro per il mondo il resto lo decide il pubblico.

Una curiosità, considerando lei e suo fratello Toni Servillo, una domanda sorge spontanea, è dai tempi dei fratelli Defilippo che non si vede una cosa del genere, cosa mangiate in famiglia pane e teatro?

Ti ringrazio, sei troppo buono. Non abbiamo nulla di speciale, siamo solo una famiglia di ascoltatori e di spettatori. Abbiamo in famiglia sempre coltivato, grazie a mio padre l’ascolto per il cinema, il teatro e la bella musica. Il tutto vissuto con spontaneità senza imposizioni. Siamo due di quattro fratelli che si incontra sempre come è nella cultura del nostro sud che porto sempre con me. Ci si ritrova non appena possibile attorno alla tavola.

Concludiamo. Cosa è per lei la Bellezza?

E’ un po’ come la felicità. Come nella bella canzone di Tonino Carotone, è a momenti. La Bellezza è un desiderio mai appagato totalmente, ci lascia sempre dentro il desiderio di riprovarci ancora.

venerdì 23 settembre 2011

Intervista a Toni Servillo, per la festa di Radio3 a Matera

da " il quotidiano della Basilicata"

Arriva il ciclone Toni Servillo


di Francesco Altavista


Matera –Un programma tutto da gustare quello della “ Festa di Radio3 – MateRadio”, con artisti incredibili di calibro internazionale. Certo la serata clou sarà il concertone di Franco Battiato il 24 settembre,ma la giornata del 23 non sarà certo da meno. Sarà infatti il giorno dei fratelli Servillo al “ Parco del Castello”. Ci sarà Peppe a concludere alle 22:00 con “Futbol” e prima alle 21:00, l’attesissimo Toni con lo spettacolo “ Toni Servillo legge Napoli”. Uno spettacolo molto suggestivo che si muoverà tra le parole di grandi autori-attori napoletani. Toni Servillo, forse il più grande attore italiano del momento, con i suoi premi sia come attore cinematografico sia, insieme ai tantissimi applausi anche internazionali, come attore e regista teatrale, si concede per una breve intervista , in uno dei suoi pochi momenti liberi, per “ Il quotidiano della Basilicata”.

Maestro,lei che è una delle speranze di rinascita del cinema italiano, cosa pensa della città di Matera, anche come possibile location per un suo film ?

Sono stato a Matera più di una volta e naturalmente mi unisco al coro che la indica come uno dei posti più belli d’Italia e del mondo. Non sono un regista e quindi non immagino dove ambientare i film, sono i registi con la loro fantasia a portarmi in giro ma Matera a me personalmente piace davvero molto.

Per la festa di Radio3,lei porta in scena “ Toni Servillo legge Napoli”. Come Toni Servillo legge la città?

Questo spettacolo non è un recital, nel senso che, in questa pièce vengono messe insieme in modo approssimativo e casuale dei pezzi da recitare. Sono dei poemetti piuttosto lunghi scritti da attori napoletani e come spesso capita a Napoli sono anche, attori, poeti e cultori della loro lingua capaci di leggere molto bene la realtà. Si tratta di Eduardo, Viviani e poi andando a quelli contemporanei Moscato, Borelli, è un lungo viaggio nella lingua napoletana che dai classici del passato ai contemporanei ha come tema conduttore il rapporto dei napoletani e dell’uomo visto da Napoli con aldilà, con la morte, con Dio e con la Santità. Questo fa venire fuori una enorme polifonia di voci in una civiltà straordinaria. Sostanzialmente si attesta la condizione di un popolo che grida che reclama, che domanda, attraverso la voce di questi grandi poeti.

In tutte queste voci napoletane illustri, cosa aggiungerà la sua di voce?

Spero la scoprirete vedendomi recitare. Io sono un attore, ho naturalmente pudore a giudicare il mio recitare e soprattutto il mio lavoro si esprime esclusivamente sul palcoscenico. Siamo gli esponenti di un’arte antica che ha il metro di giudizio negli occhi del pubblico, nel momento stesso in cui si esprime.

Tra gli autori che lei leggerà,due sono molto legati alla sua carriera. Perché è così legato ad Eduardo Defilippo e Raffaele Viviani?

Sono due uomini che con il loro magistero hanno incarnato il teatro. Sono due esempi rarissimi in cui il teatro si è fatto carne. Come è accaduto nella parabola di Moliér: il teatro si identificava con la fisicità e con l’avventura umana in questa terra, così come nel caso di Eduardo Defilippo e Raffaele Viviani che sono due uomini teatro.

Lei, oggi è uno de più grandi attori di un teatro italiano che supera i confini nazionali. È un autodidatta che non ha frequentato accademie. Come nasce l’attore Toni Servillo?

E’ una storia molto lunga. Non credo alle vocazioni, non è successo che ad un certo punto sulla via di Damasco è comparso un segnale che mi ha detto: farai l’attore da grande. Sicuramente nell’infanzia , nella formazione dell’attore, un senso che necessariamente deve svilupparsi molto bene è l’ascolto. Io sono sempre stato in ascolto. Significa sentire gli altri osservarne i comportamenti, capire il ritmo, distinguere i suoni. Questa passione per l’ascolto mi ha messo anche nella posizione poi di diventare forse quello che sono.

“Unisce tradizione e linguaggi nuovi “, queste sono alcune delle parole che i critici le attribuiscono nel suo modo di fare teatro. Ma quale è il suo segreto?

Non avere segreti e non fingere di averne. Io credo nel lavoro, nella disciplina, nella coerenza, nella costanza; io credo che il teatro sia una fatica e un rapporto con la vita. Mi riconosco assolutamente in quelle parole, io credo che non si possa andare avanti senza saper guardare in maniera intelligente anche dietro.

E’ la stessa ricetta che lei usa anche nel recitare in cinema?

Cerco di fare le due cose contemporaneamente e con la stessa passione. Quello che dico sempre ,e per me è molto importante sottolineare, è che il teatro non rappresenta un’anticamera per arrivare al cinema. Io faccio le due cose insieme, ed affronto i due lavori con lo stesso rispetto, con la stessa passione, la stessa dedizione. Dal teatro al cinema porto la disciplina.

Lei ha interpretato nel cinema due personaggi storici, molto importanti Andreotti e Mazzini. Come un attore si pone davanti a queste personalità forti e storiche?

Le si studia e si fa. E’ nel bagaglio dell’attore offrire un varietà di interpretazioni. Io sono un attore che preferisce nascondersi dietro i personaggi. Più il personaggio ha una forte personalità più mi piace nascondere la mia.

Cosa è la Bellezza?

Certo è un concetto complesso, quindi non è la prima cosa che viene in mente, si rischia di parlare a vanvera e ai giornali non si deve mai fare. Devo dirle che non mi sento pronto per questa risposta.

giovedì 22 settembre 2011

Arisa al festival di Venezia , poi in tv con X factor

da "il quotidiano della Basilicata"

Arisa si scopre attrice per colpa di Ricky

di Francesco Altavista

----- Si dice “ testimone dei lucani buoni, i lavoratori carichi di umiltà” è Rosalba Pippa in arte Arisa. Sarà oggi sul Red Carpet di Venezia per il film di Ricky Tognazzi: “Tutta colpa della musica” inserito nella sezione “ Controcampo Italiano”. Sull’abito che indosserà per sfilare tra i flash dei fotografi nessuna anticipazione, anche perché scopre di doverlo fare mentre siamo a telefono, chiedendolo ad un certo Nico e scoprendo che dovrà comprare anche un vestito, trovandosene sprovvista. Rosalba appare umile e semplice a telefono mentre “spizzuleia “alla lucana nell’ora dell’aperitivo naturalmente non alcolico ma un estivo succo di pesca, a quanto sembra è anche pronta a tirar fuori la severità, visto che è tra i quattro giudici della nuova edizione di XFactor, la prima su Sky. Risponde al telefono trasmettendo un sorriso e spezzando le frasi con simpatiche risatine.

Sei nel cast di un film che sarà presentato a Venezia,è “ Tutta colpa della musica”?

Mi hanno chiamato mi è piaciuta la sceneggiatura ed ho subito detto di si .Il film è molto carino, parla di una terza giovinezza, una rinascita dopo la pensione. Il protagonista è interpretato da Marco Misseri e parte tutto dopo l’avvento della pensione che tocca a tutti per ora perché probabilmente noi non l’avremo. Va a cantare in un coro grazie al suo amico interpretato da Ricky Tognazzi, in questo coro diciamo che affoga tutte le difficoltà che ha nella vita, con la moglie” testimone di Geova “intepretata da Monica Scattini e una figlia che come il padre subisce questa religiosità della madre. Anche lei, Chiara si ribella a suo modo,alle frustrazioni provocate da una madre troppo oppressiva. Conosce un farmacista se ne innamora e rimane in cinta. Tutta colpa della musica perché in effetti la ribellione a catena avviene nell’ambito del coro.

Chiara, la figlia del protagonista è il tuo personaggio. Che rapporto hai con le frustrazioni di una personalità succube della religiosità della madre?

Il mio è un personaggio che mi riguarda molto considerando che vengo da una regione del sud dove sicuramente non c’è tanto “geovismo” ma sicuramente ci sono tanti tabù e quindi anche io ho vissuto una giovinezza abbastanza limitata riguardo alle scelte che potevo fare. Mi sono liberata anche io attraverso la musica, sono riuscita ad avere la forza di cercare il mio futuro e quello che desideravo altrove e così ne sono uscita. In realtà alla fine per cercare la mia felicità non mi sono staccata da nulla, come il mio personaggio mi sono riavvicinata a me stessa.

Questa partecipazione al film arriva solo dopo un'altra grande emozione, sarai giudice di XFactor. Sei giovanissima e di provini ne hai fatti tanti da candidata, cosa significa farli da esaminatore? Come è il tuo rapporto con gli altri tre giudici?

Sto facendo i provini con il sorriso, sono contenta di incontrare tanti ragazzi che cercano di realizzare i loro sogni. Cerco di essere giusta anche se mi identifico molto, sono moto coinvolta perché io ancora oggi faccio dei provini. Vorrei riuscire nell’intento di dare un contributo alla musica italiana cercando qualcuno che sia davvero degno del titolo di vincitore di XFactor, quindi sono anche abbastanza severa a volte. Sono molto felice delle persone che mi sono capitate o io capitata a loro. Io mi trovo benissimo con Morgan, davvero tanto bene, ho una stima incredibile per lui e ci divertiamo anche tanto. Simona è una persona carina e a modo, accogliente. Elio è il mio compagno, è molto paterno e carino nei miei confronti.

Cinema e televisione ti aspettano ma la musica? Disco in uscita?

La musica è sempre al primo posto,dopo Sanremo se mi accettano ma comunque a Febbraio uscirà il mio nuovo disco. Questo album sarà una bella sorpresa,avrò molto probabilmente l’onore che un grande maestro arrangerà il disco. Non posso dirti ancora il nome ma è un grandissimo maestro. E’ un disco pieno d’amore, d’amore vissuto, un disco che parla della mia relazione passata, del mio grande amore finito. Cerco di portare la mia realtà come sempre ed oggi coincide con un grande amore finito. Io quest’anno ho scritto solo un pezzo, gli altri sono di Giuseppe Anastasi e di Alfredo Rapetti ( figlio di Mogol) in arte Cheope.

So che hai un’ammirazione molto forte per la cantautrice indie Cristina Donà. Apparentemente sei molto distante dal suo stile, perché questa ammirazione ? Ci dobbiamo aspettare un tuo cambiamento più rock?

Non credo che sia distante, per quel che ho fatto fino ad ora sì. Ma credo che quando una cosa ti piace e perché è molto vicina a te, non la vedo distante. Di lei mi piace l’intelligenza , mi piace che non sia scontata, che parli di cose forse comuni a tanti altri ma lo fa con una marcia in più. Cristina Donà è raffinata ed è molto incisiva, concisa, anche un po’ sottovalutata per quello che vale, d’altra parte non è un’artista commerciale e forse il fatto che non sia conosciutissima aumenta il suo fascino e la sua poesia.

Concludiamo. Cosa è la Bellezza?

Per me la Bellezza è l’unione di tre cose: grazia, armonia e intensità

lunedì 29 agosto 2011

Giorgio Canali e i Rossofuoco alla " Casermetta" di Tito

da "Il quotidiano della Basilicata"

Canali rocker irriverente e gentile

di Francesco Altavista

T
ito – “ Ho regalato un adesivo a mia madre, Padre Pio vicino a Gesù Cristo. Ma mia madre non si è accorta che quello non era Padre Pio ma Fidel”.Sono le parole che Giorgio Canali usa per introdurre l’ultimo pezzo del concerto. Ma la serata surreale per il pubblico comincia molto prima. Per arrivare a mille metri sul livello del mare, alla “ Casermetta” di Tito , sabato per il concerto di Canali e i Rossofuoco nell’ambito della seconda edizione festival della terra e dell’acqua sembra di attraversare un non luogo, a metà tra il parco di Yellowstone e il del Xinjiang’s Road Tibet con l’insensata sensazione di trovarsi davanti un grizzly o un monaco tibetano. Ci sono pochi eletti alla manifestazione e qualche tavolino lontano dal palco per concedersi un bicchiere di vino o di birra e un po’ di pasta scotta mentre qualcuno intona, a cappella, i classici della musica partenopea. Alle ventitre circa arriva un furgoncino malconcio. Sul palco ci sono gli “ Effetti collaterali” e prima i Damash entrambe le band si dimostrano come la maggior parte dei gruppi potentini, bravi ma non esplosivi. Da quel mezzo di fortuna, scendono i Rossofuoco e il biondissimo Giorgio Canali. E’ vestito con le prime cose che gli sono capitate a tiro, con vistosi stivali neri. Ad accoglierlo una bella bottiglia di Gin che lui mischia con dell’aranciata, evidentemente non è riuscito a trovare del lemon.Quando salgono sul palco, i pochi eletti seduti comodamente sul prato come se stessero assistendo ad un concerto di musica classica, accennano ad un timido applauso. Canali e i giovani Marco Greco alla chitarra, Nanni Fanelli al basso e Diego Artioli in sostituzione di Luca Martelli alla batteria sembrano una brutta storia come se Nino D’angelo cantasse con i Gazosa. Ma subito si parte con “ Regola”dell’ultimo lavoro “ Rojo”, poi “Ci sarà”. L’artista ferrarese è appassionato, ringhioso ma dolce e gentile, romantico con quella voce deturpata dal fumo ma bella e fresca come una viola di primavera. Canali è il poeta di questa serata surreale, come l’ingenuità di un bambino timido che vuole il suo spazio, se la prende con tutti dalla Madonna , a Dio , al pubblico. Canali si maschera di irriverenza ma questo non fa altro che accrescere il suo fascino romantico e gentile. Cattura dalla poesia e dalla melodia i simboli artificiosi del mondo e li lega con la potenza del sound Rossofuoco. Fa in tutto quindici pezzi che coccolano e scuotono il pubblico.” Alealè” del 2007 precede la straordinaria “ Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio”, nella quale Canali suona l’armonica come un innamorato che consegna ferocemente il primo bacio appassionato alla propria amata. “ Del nuovo album esegue anche la bellissima “ Treno di Mezzanotte” che lascia intravedere delle vene di cantautorato classico oltre che il riferimento nel testo a De Gregori. Giorgio Canali riesce ad essere dissacrante ma allo stesso tempo in una situazione di estasi mistica, subisce il pubblico e persino la sua arte, risulta vittima straordinaria di se stesso. “Precipito” arriva al 12esimo pezzo poi “ Rossocome” e l’incredibile “1.2.3.1000 Vietnam “del 1998 a chiudere un concerto unico ed imperdibile che si dimostra addirittura precettore per i giovani rocker nostrani troppe volte nascosti dietro una cravatta.


martedì 16 agosto 2011

New Trolls la leggenda: Intervista a Vittorio De scalzi


da " Il quotidiano della Basilicata"

La leggenda dei News Trolls

BrienzaIl 6 agosto ci sarà il gran finale della manifestazione di Brienza, “ Notti al castello- Anni Ribelli”, a chiudere il grande concerto della Leggenda News Trolls. In anteprima per “ Il quotidiano della Basilicata” , uno dei fondatori e cantautore del gruppo Vittorio De Scalzi si concede per un’intervista.

Maestro De Scalzi, prima di parlare dei News Trolls, vorrei discutere un po’ con lei del suo nuovo progetto da cantautore “ Occhi del Mondo”. Un disco scritto sulle poesie del poeta Mannerini che ha ispirato tanti tra i cantautori genovesi e non , tra cui il grande Fabrizio De Andrè e Luigi Tenco. Come nasce questo progetto ?

Un giorno di qualche anno fa, un giornalista romano mi ha telefonato dicendomi che avevano trovato poesie inedite di Mannerini. Quest’ultimo è l’autore delle poesie dalle quali Fabrizio De Andrè ha preso i testi per il primo disco dei News Trolls “ Senza orario, senza Bandiera”. Ho trovato queste poesie ed ho cominciato a lavorarci, ho tenuto questi versi per due anni senza tirarci fuori niente . Alla fine ho trovato un collaboratore, suggeritomi da Enrico De Angelis, il deus ex machina del premio Tenco. Mi ha presentato Marco Ongaro e in dieci giorni sono uscite dieci canzoni. E’ un album di cui vado molto fiero che attraversa diversi generi musicali.

Nel 1968 Fabrizio De Andrè con le poesie di Mannerini, come lei ha detto, scrive il primo album dei News Trolls, “ Senza orario , senza bandiera” il suo “ Occhi del mondo” può essere considerato una continuazione, una secondo tempo di quel album storico?

Per certi versi direi di si. Per altri invece no, perché in “ Senza orario , senza bandiera” si parla del 1967 ( era pronto un anno prima della pubblicazione). E’ un anno triste perché muore Luigi Tenco. In quel periodo suonavamo in un piccolo club nei pressi del casinò di Sanremo, si chiamava “Club 64”, gli artisti che andavano al festival venivano ad ascoltarci ,perché all’epoca eravamo una band scatenata. Venivano artisti di pregio, come per esempio Stevie Wonder che suonò con noi la batteria. Portavamo con noi la nosta Genova, da Fabrizio De Andrè a Riccardo Mannerini che era un vero e proprio guru per tutti quelli che scrivevano musica. Loro due insieme avevano tante storie da raccontare e con i News Trolls ci trovammo ad avere lo stesso produttore,Gian Piero Reverberi.

Tra lei a Fabrizio De Andrè c’è stata una bella amicizia e collaborazione e dopo questo album da solista sembra che ci sia ancora una grande legame, cosa ci può raccontare del suo rapporto con Faber?Cosa le manca di questa grande personalità?

Ho collaborato molto con De Andrè, ho fatto con lui la famosa “ Antologia di Spoon River -Non all’amore, non al denaro, né al cielo”, ho suonato la chitarra in quell’album lì. Io porto in giro uno spettacolo dal titolo “ Il suonatore Jones” che è un pezzo dell’album proprio ricordando questa collaborazione. E anche perché in questo pezzo c’è una frase nella quale mi identifico molto :” E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare.” Fabrizio era un genio, un poeta. Era straordinariamente bravo a mettere insieme le parole ed aveva anche una voce bellissima. Non lasciava niente al caso, era meticolosissimo ed andava sempre molto affondo con le ricerche per scrivere un pezzo. La cosa che mi manca più di lui è il prossimo album, quello lo abbiamo perso tutti.

Ora parliamo della gloriosa storia dei News Trolls. Quali anni secondo lei in questa lunga carriera sono stati i più belli?

I momenti belli credo siano stati i primi, perché eravamo veramente scapestrati. Suonavamo senza domandarci cosa dovevamo suonare, la musica fluiva così come un fiume in piena. All’inizio ci ispiravamo ai nostri idoli, Hendrix, i Beatles.Poi in quel tentativo di imitazione, abbiamo creato un nostro stile, un nostro genere. Poi la conoscenza di De Andrè è stata importate per dare un impulso culturale ai nostri pezzi.

I primi momenti certamente sono i più belli, poi come gruppo i News Trolls hanno avuto un distacco e poi una reunion in due gruppi distinti. Perché?

Il distacco credo sia anche normale. Il gruppo è formato da quattro teste diverse, con quattro idee diverse che generano una quinta idea che è il prodotto delle loro litigate quando va bene. Il brutto è che con il passare del tempo le opinioni diventano più radicate e le strade si dividono. Ci siamo riuniti e nel momento stesso nel quale abbiamo cominciato a suonare è rinata la stessa armonia di allora. Lo abbiamo fatto anche per far tacere delle strane voci. In tutti questi anni , tanti personaggi hanno gravitato intorno ai News Trolls e poi sono andati in giro dicendo che erano ex membri del gruppo o addirittura proprio i News Trolls. La band è formata da questi nomi e basta: Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo (purtroppo ha avuto un incidente ma ha conservato la sua bellissima voce),Giorgio D’adamo e Gianni Bellero, non più ragazzi ma vecchietti sempre e comunque scapestrati.

Maestro concludiamo. Cosa è la Bellezza?

La Bellezza è un concetto astratto ma contemporaneamente radicato in noi. Ci sorregge con la visione del mondo e della natura. Certo difficile da definire ma facile da trovare in se stessi.