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martedì 10 agosto 2010

Paola Turci parla del suo " Cielo"


da " il quotidiano della Basilicata"

Paola e la sua voce danzanate

di Francesco Altavista


Marina di Pisticci - La settima edizione della rassegna “ ArgoJazz - Energia dell’arte” si prepara per accogliere il prossimo otto agosto lo spettacolo “ Cielo” di Paola Turci e Giorgio Rossi. Lo spettacolo si svolgerà nell’anfiteatro del Porto alle 22:30;la Turci in anteprima si confida con “ Il quotidiano della Basilicata”.

Paola, parliamo subito dello spettacolo “Cielo “. Come è nato e in cosa consiste l’idea dello spettacolo ?

Lo spettacolo è una voce danzante e un corpo sonoro. C’è la danza e c’è la musica che non è soltanto quella mia perché interpreto altre canzoni, un repertorio vastissimo che parte da De Andrè e va a finire a Sinéad O'Connor. Gira un po’ il mondo. Ed è nato tutto dall’incontro tra me e Giorgio,era un’idea sua di fondere qualcosa tra noi due. Unire la nostra arte, il nostro modo di esprimerci artisticamente e da lì nasce “Cielo”.

“Cielo” è uno spettacolo delicato dove sancisci il tuo passaggio alla chitarra acustica, siamo nel mondo dove è necessario gridare per affermare la propria identità e dignità , tu invece preferisci fare qualcosa di quasi sussurrato, delicato ?

Sai non è guardare fuori semplicemente. E’ la trasformazione che è avvenuta in me che mi fa sentire le esigenze di ascoltare le cose diciamo a basso volume. Voce e chitarra possono esprimere grandissima potenza. Attraverso questa modalità voce e chitarra si può ascoltare tutto. Io così ho scoperto le mie tonalità, le mie caratteristiche , ascoltarmi in modo nudo e crudo senza urla , senza troppa produzione.

Delicato ma forte è anche il tuo ultimo album “Giorni di rose “. Si potrebbe considerare un esercito di donne , un manifesto femminista ?

Si potrebbe. Quando le donne si mettono insieme e lavorano ad un progetto, in modo anche così semplice e spontaneo, è sempre qualcosa di bello per il mondo. E poi anche il modo in cui si è realizzato il disco è bello. E’ stato vero, non c’è stato nessun contratto o promessa discografica, c’è stata una proposta diretta da parte mia e una risposta immediata da tutte le altre che si sono messe subito al lavoro per me.

Tu lo hai interpretato con un disco ed uno spettacolo che parlano all’anima solo come una donna sa fare. Ma quale è il ruolo della donna nel mondo della musica ?

Il ruolo della donna nella musica è quello di rappresentarla con un modo eticamente ineccepibile cioè senza prestare il fianco all’avvenenza e all’aspetto fisico. Niente è mercificabile nel mondo e nel corpo della donna. Questa è una cosa che la donna deve capire prima degli uomini. Giovarsi della bellezza è normale e naturale ma pensare di venderla è dannoso e pericoloso, fa male. Avere una considerazione alta di ciò che è la donna , di come è fatta e di ciò che è bellezza. La donna deve rappresentare una forza che è ancorata alla dolcezza, alla semplicità, alla maternità e appunto alla bellezza.

Cosa è la Bellezza?

E’ uno stato d’animo. E’ quando una donna non si sente anonima , ma ha la consapevolezza di essere donna.


sabato 7 agosto 2010

Qualche parola con Enzo Avitabile


da " Il quotidiano della Basilicata"



Con Avitabile alle radici del suono

Dal Festival di Viggiano il Premio Harpo Marx per la sua " Pentarpa"

di Francesco Altavista



Viggiano –Nella terza edizione del festival dell’arpa sarà consegnato, il 7 agosto, il premio Harpo Marx al polistrumentista partenopeo Enzo Avitabile. Vince questo premio per aver costruito una Pentarpa con cui ha realizzato il suo ultimo capolavoro “ Napoletana”. Quest’ultimo si concede per una chiacchierata tra amici con “ Il quotidiano della Basilicata”.
Enzo, hai ricevuto il premio l’Harpo Marx , come vivi questo riconoscimento e secondo te cosa hai fatto per meritarlo?
Mi sento onorato,non pensavo di meritare tanto, visto che la mia è un’arpina povera di origine romana. In principio fu la lira , poi nel mio territorio, nell’entroterra della Napoli nord si era un po’ persa . Dopo un po’ di ricerca sono riuscito a costruire questa arpa napoletana. L’Harpo Marx a Viggiano, non me lo aspettavo visto che la mia arpina ti permette di cantarci su, di essere libero, ma tecnicamente non è complicata, diciamo che è la nipotina dell’arpa.
Ma allora il premio perché lo hanno dato a te ?
“E’ capit buon c’ voglie ricere“. E’ davvero troppo per me, perché a Viggiano, in questo festival ci sono grandi suonatori di arpa, se fosse stato per il sassofono sarebbe stato diverso. Comunque si è apprezzato la parte antropologica della ricerca e anche la parte dell’utilizzazione dell’arpa come entità modale che accompagna la voce.
Nel tuo percorso artistico, in che momento arriva il lavoro “ Napoletana “?
Ci sono tre grandi obiettivi in questo percorso artistico: il primo è recuperare un’identità culturale; il secondo quello di trovare un linguaggio originale da portare nel mondo; il terzo affrontare la contaminazione non come si è fatto in passato, confondendola con la colonizzazione ma conservando la propria identità. Facendo questo ci sono stati dischi di canto popolare, c’è stata la musica sinfonica classica e poi “ Napoletana” che è un omaggio personale ed umile alla mia terra.
Significa realizzare l’utopia di cancellare tutti i confini?
Ho realizzato una sola utopia quella di andare nel mondo con il suono napoletano. In passato forse è arrivata la canzone napoletana. Noi abbiamo fatto i festival nel mondo con il nostro suono,l’identità vera di una città. Il suono per la prima volta arriva “disamericanizzato” nel mondo. Napoli è una mamma ,è io sono orgoglioso di essere suo figlio. Ma non amo il “napoletaresimo” non amo lo stereotipo napoletano, da far accettare nel mondo un codice già scritto. Napoli non è pizza , risate e mandolino ma è scambio e contaminazione.
Cosa è la Bellezza ?

La Bellezza è “nu fatt”. La Bellezza sono i tuoi limiti, tutto ciò che non riesci a vivere nel quotidiano ma che a tutti i costi vuoi inserire nella tua vita . E’ tutto quello a cui non arrivi ma che conosci e che vuoi disperatamente toccare. Chiudo con una cosa pericolosissima: La Bellezza è Dio, non lo vediamo ma vogliamo toccarlo e vederlo e contemporaneamente abbiamo paura di conoscerlo


giovedì 5 agosto 2010

Inti Illimani : Mito senza tempo



da " il quotidiano della Basilicata"

Inti Illimani Mito "ribelle" senza tempo
I cantori della rivoluzione a Brienza emozionano il numeroso pubblico di Notti al Castello


di Francesco Altavista


Brienza – “ Qualche tempo fa pensavamo che la potenza statunitense potesse conquistarci , dopo quarant’anni ci siamo accorti che siamo stati noi a conquistare loro, con la musica e la nostra arte, conquistati come fanno i poveri senza uccidere nessuno “.Con questa frase Jorge Coulon leader degli Inti –Illimani durante il concerto di Brienza del 31 agosto, sintetizza la filosofia di un gruppo che ha fatto storia. Non è un mistero il loro fascino che si riempie di umiltà e bravura artistica , sul palco degli “ Anni Ribelli “ portano la manifestazione a vette di bellezza inesplorate. Al fosso dello Spineto dove si è svolto il concerto , la gente ha ascoltato e ballato sulle note pesanti per la loro valenza storica ma leggere perché accarezzate dalle mani sapienti e delicate di grandi musicisti. Non è stato un concerto per austeri intellettuali ma nemmeno per sciocchi perbenisti paesanotti che hanno persino l’ardire di lamentarsi per un biglietto che costava appena cinque euro e richiusi come cani nel loro mondo di cartone nemmeno si rendono conto della grandezza dello spettacolo . Jorge e compagni partono con un’umiltà straordinaria e per più di due ore cantano la loro esperienza, suonando strumenti che forse per la prima volta arrivano in un paesino della Basilicata. Continuamente si scambiano di posizione, cambiando anche lo strumento da pezzo a pezzo, ad ogni nota un brivido percorre la pelle dei più sensibili. Un omaggio all’Italia , dove hanno passato l’esilio, con “ Buonanotte fiorellino “ ma con pezzi come “ Sombre tu playa” e “Fiesta del Domingo” il pubblico non può che abbandonarsi ed entrare in un mondo dove non esistono distinzioni di nessun tipo , dove persino la lingua diversa non è un ostacolo ma una ricchezza. Un atmosfera incredibile si crea al penultimo pezzo, con “ El Pueblo Unido” il pubblico grida alla rivoluzione dove i nostalgici e i giovani con grido liberatorio e pugno sinistro alzato si liberano dalle catene della società consumistica dove la politica , quella vera non ha più spazio. Ogni data del tour degli Inti Illimani risulta un evento storico e per Brienza rappresenta il più grande momento di musica e riflessione degli ultimi anni, un momento ribelle nella manifestazione che celebra proprio quei tempi, la sensazione durate il concerto, però è stata particolare : la rivoluzione e il ribellarsi alle ingiustizie non ha rappresentato il passato ma un presente possibile.



La voce delle " Corde Oblique ": Intervista a Riccardo Prencipe


da " Il quotidiano della Basilicata"


La voce delle " Corde Oblique"

di Francesco Altavista



Brienza - Una piacevole sorpresa ad aprire il concertone degli Inti :Illimani; se per il gruppo cileno i brividi e le emozioni erano da prevedere, “Le Corde Oblique “ che hanno aperto il concerto con circa un‘ora di ottima musica è stata davvero una piacevole scoperta. Il gruppo fondato da Riccardo Prencipe ha una sound coinvolgente e particolare , popolare e mediterraneo ma si cimenta anche in diverse sperimentazioni, già tre album all’attivo e in preparazione un quarto , girano il mondo da sempre riscuotendo successi . Dopo il concerto c'è il tempo per scambiare quattro chicchiere con il fondatore Riccardo Prencipe.

Riccardo parliamo del prossimo album , il quarto.

Stiamo lavorando sodo , siano soddisfatti del risultato , ci saranno come al solito tanti brani originali, più una cover dei Radiohead , noi facciamo sempre una cover particolare , riviviamo a modo nostro dei pezzi di altri . Questa volta abbiamo pensato ad un pezzo di una band unica nel panorama musicale . Ci sono cose nuove, c’è una maggiore apertura melodica ed armonica, sono brani più intensi e colorati, c’è una vena prog mescolata con questa ossessione dell’antico che abbiamo in tutti i dischi.

Come definisci il tuo tipo di musica ?

Usando la parola prog , ho usato un’espressione un po’ una forzatura . Noi facciamo folk mediterraneo che affonda le sue radici nell’ Ethereal, genere di gruppi come i Dead Can Dance”. Gruppi un po’ malinconici ma noi sposiamo questo genere con la nostra tradizione mediterranea.

Come è nato il gruppo?

In realtà il gruppo è un progetto solista , cioè il progetto di Riccardo Prencipe. Compongo la musica, i testi e glia arrangiamenti ma chiaramente ad una testa va aggiunto tante braccia muscolose che creano un’empatia forte tra le persone che scrive e le persone che eseguono i pezzi.

Io per esempio scrivo per questa voce, Floriana e sento che è la voce che fa per me. E’ un rapporto di scambio.

Perché hai scelto voci femminili?

Si c’è questa volontà di scrivere per voci femminili , si adattano meglio al mio modo di scrivere ma nel nuovo disco ci saranno due brani cantanti da Sergio Panarella, sono due brani un po’ più inglesi.

Sei ormai da anni nel mondo discografico, come puoi definire questo mondo ?

Il mondo delle major credo sia finito ormai da tempo. Se continuano a puntare su x Factor non hanno capito niente. Chi ascolta questa musica al massimo usa un clik per scaricarla. Il nostro invece è un pubblico che ancora compara i dischi , un pubblico più curioso Internet è un’arma a doppio taglio, da una arte fa conoscere qualsiasi gruppo nel mondo d’altra mette in crisi le etichette. Produco i miei master e so che fare un disco costa un botto di soldi se uno vuole fare bene le cose, speriamo di uscirne vivi da questo scontro.

Ultima domanda , cosa è la Bellezza ?

La Bellezza potrebbe essere eliminazione della differenza tra arte e la realtà. La Bellezza è una donna . Se ci soffermiamo su una sofferenza , può essere anche questa una forma di Bellezza perché ci insegna qualcosa.

Antonio Cornacchione : Salvo Mara e la Lucania


da " il quotidiano della Basilicata"

Cornacchione salva Mara e la Lucania
La poltiica, l'informazione e la satira secondo il comico con " Silvio c'è"


di Francesco Altavista


Lagopesole – Lagopesole è pronta ad accogliere il grande Antonio Cornacchione con il nuovo spettacolo “Silvio c’è”. E’ cabaret ma anche teatro-canzone con la collaborazione del cantautore milanese Carlo Fava . In anteprima Antonio Cornacchione si presta ad un’intervista con la sua proverbiale ironia.

Signor Cornacchione, lei scrive riferendosi al suo nuovo spettacolo : “ tutto deve cambiare affinché tutto rimanga uguale“ è la frase del Gattopardo . Questo spettacolo parla di una rivoluzione mancata ?

Diciamo che negli ultimi venti anni non è che sia cambiato un granché. Da Andreotti , poi Craxi e poi Silvio , gli obiettivi sono stati sempre quelli , cioè prima di tutto loro stessi. La classe dirigente è sempre quella, ne sono convintissimo ,ecco perché la satira si rivolge sempre a loro . Io lo dico sempre per far nascere una satira di destra , a parte la mia naturalmente, sarebbe necessario che la sinistra amministri per 50 anni l’Italia . Se vogliono bene alla satira devono mollare il potere.

Non c’è solo Silvio nello spettacolo …..

Silvio è come una figura panteistica , Silvio è tutto, tutto è Silvio ma anche no. Anche se poi Silvio è il più simpatico , vivono tutti all’ombra di Silvio che è come un grande fungo che copre tutti , un Cesare. Comunque nello spettacolo collaboro con Carlo fava che è un bravo cantautore milanese , ci scambiamo i ruoli spesso durate lo spettacolo, satira ma canzoni e teatro. Una parte sarà dedicata alla realtà e una invece a qualcosa di meno legato all’attualità , più legata al pensiero. Si parte con una canzone del repertorio di Carlo e si finisce con un omaggio a Gaber.

Cosa rappresenta Silvio per te ?

Per me rappresenta quello che rappresenta per gli altri italiani, Poi lui è il presidente del consiglio è stato votato , io lavoro su quello che gli altri italiani mi dicono, sul materiale che mi consegnano. A volte mi danno la colpa ma io devo lavorare per forza con Silvio perché nel bene e nel male ormai c’è lui. Lui rappresenta il punto più alto della classe politica , molti lo vogliono imitare, molti si rapportano a lui e noi satirici siamo costretti a lavorare con lui , un po’ come Fini .

E’ vero che i comici che si occupano di satira cominciano a scarseggiare?

In effetti non c’è tantissimo , perché secondo me ci sono tanti altri comici che hanno scelto direttamente la carriera politica , ci siamo divisi i compiti , chi fa spettacoli e chi va direttamente in parlamento. Silvio stesso è un grande comico soprattutto negli ultimi tempi.

Parliamo un po’ di altri leader a sinistra.

Nichi Vendola ?

Mi è molto simpatico , è la speranza della sinistra ma siccome negli ultimi tempi ne ho viste tante di questo genere , io se fossi in Vendola quando dicono che è la speranza mi gratterei le palle. Aspettiamo e vediamo.

Bersani?

Bersani non è altro che l’espressione romagnola della sinistra ha tanto da imparare da Silvio.

Lasciamo la politica parliamo dell’informazione ….

Finché c’è Minzolini siamo in una botte di ferro. Lasciate fare a lui , è fantastico, lui dà le notizie prima ancora che diventino tali. Non c’è bisogno delle intercettazioni , Silvio parla direttamente al TG1.Emilio Fede ? E’ stato messo in ombra da Minzolini , è uno scontro al vertice. Michele Santoro ? E’ un grande giornalista , dice cose che sulla Rai non si sentono spesso. Non spetta a me parlare del suo cachet ma certo io lo pagherei per restare e farlo lavorare di più non certo per mandarlo via.

Ma in questa realtà chi salva ?

Bella domanda. Salvo la Carfagna e la Basilicata non per “Captatio benevolentiæ”. Tra l’altro ho visto il film “ Basilicata Coast to coast” è mi è piaciuto dovrò fare i complimenti al regista. Certo parla di una Basilicata rurale come piace ricordare a noi e non si nomina nemmeno il petrolio.I I rapporti di forza sono economia, politica e poi natura , continuiamo così a darci martellate sulle palle.

Concludiamo cosa è la Bellezza ?

Direi una passeggiata in campagna senza vedere capannoni possibilmente . Per Silvio? Fare una passeggiata è vedere solo capannoni , a qualcuno piacciono i capannoni .

domenica 25 luglio 2010

Intervista ad Antonio Infantino


da " Il quotidiano della Basilicata


Infantino e la Taranta re-invented
di Francesco Altavista


Pietrapertosa - Quando si incontrano persone come Antonio Infantino anche una chiacchierata si trasforma in una lezione di filosofia e di vita. L’artista di Tricarico da sempre precursore di stili e tendenze ma poeta , filosofo e musicista ancora una volta si reinventa e va avanti nella sua personalissima visione del mondo e della musica. Il 25 luglio sarà a Pietrapertosa .In anteprima si concede ad un’intervista con “ Il quotidiano”.
Maestro,parliamo subito della sua svolta. In cosa cambia il suo modo di intendere la musica ?
Oggi quello che è il pensiero contemporaneo ci deve far rendere conto che non si deve guardare più a quello che succede nel paese ma guardare al mondo intero. Antonio Infantino e i suoi Tarantolati Re-Invented. Reinventati perché nulla si crea nulla si distrugge , tutto si combina. Negli anni 80 fare quel tipo di musica aveva un senso , cioè quello dell’identità guardando al proprio ambiente, ma ora l’ambiente è diventato il mondo intero. L’identità intesa in senso etnico è crollata insieme alle “Torri Gemelle” , perché ha evidenziato la potenza distruttiva delle tensioni etniche e di un concetto di identità che rappresentava un chiudersi nel proprio gruppo di appartenenza. La musica etnica intesa come 30 anni fa ,è finita.
In cosa consiste il concetto del Reinventarsi?
Il concetto di reinventarsi viene dall’antico, dalla scuola pitagorica . Reinventarsi è come l’alba dopo l’oscurità , significa guardare al ciò che ci insegna internet o face book , è il cambiamento che ha portato la comunicazione virtuale. Infatti oggi è sbagliato riferirsi al territorio nella sua fisicità . Una volta i lucani prendevano questo concetto di astrattezza con la magia. Oggi questo stesso concetto si trasforma in una cosa magica come il virtuale. L’Etnos non è legato al territorio, un po’ come una sorgente che nasce in un territorio ma poi arriva al mare che circonda il mondo. Reinventarsi significa fare questo passo successivo , “ Noi ci dobbiamo essere” come diceva Rocco Scotellaro ai contadini . Siamo uno sciame, non più una tribù legata la territorio , siamo “ Tribal swarm” : particelle in uno spazio infinito.
In questo sciame quale è l’identità dell’uomo ?
Il bisogno di identità è il bisogno delle radici . Siamo infinite particelle che per non perdere l’identità devono coniugare le diverse dimensioni del mondo. Una dimensione reale , cioè oggettiva e una virtuale. Il ritmo della vita coniuga queste due dimensioni . Il ritmo è in tutto , nei movimenti dei pianeti , nelle piante , nel sangue . La mia musica cerca di interpretare questo ritmo che è “ L’alba nuova , ” ancora una volta Scotellaro che non ha più i vestiti da contadino delle foto di Cartier Bresson ma diventa universale.
In che senso la sua musica interpreta il ritmo della vita?
Io l’ho sempre fatto ma ora faccio una passo avanti nella consapevolezza. Uso il ritmo che si rifà comunque alla taranta ma in chiave universale. Uso il ritmo cretico ,cioè una lunga , una breve e una lunga secondo lo schema greco . Dal punto di vista della melodia uso le scale enarmoniche , cioè su un solo tono. Accordo la chitarra in modo particolare, tra l’altro è alla base anche del jazz.. La musica fatta in questo modo, porta a suoni virtuali che non si sentono solo con l’orecchio ma con le vibrazioni del corpo. Meglio del jazz perché mantiene un più alto grado di purezza. I testi sono all’essenziale proprio per dar importanza alla musica, fuori dagli schemi , in un certo senso suono la libertà armonica.
Pietrapertosa è la prima tappa del suo nuovo mondo di intendere la musica ?
Si una data non scelta a caso , infatti pochi sanno che è stato il paese dove Federico II ha passato parte della sua infanzia e poi perché ricordo con piacere quel paesaggio incredibile , i famosi draghi che sono delle pietre disegnate dalla natura in modo incredibile, questo è il virtuale. Cercherò di fare questo spettacolo e dietro il palco durante il concerto ci sarà una grossa immagine di un alveare , dove tutti sono delle particelle e tutti hanno un ruolo universale.


sabato 24 luglio 2010

Intervista Shel Shapiro


da " Il quotidiano della Basilicata"

Shel e il Beat Immortale



di Francesco Altavista









Baby, non fare tante storie, io so cosa vuoi . Era il periodo nel quale questo sberleffo jaggeriano faceva il giro del mondo. Il sesso si mischiava più alla rabbia che all’amore, una rivoluzione culturale e sociale si muoveva sui marciapiedi d’Europa grazie al mito americano alla sua massima espressione e nello scontro generazionale viveva l’epoca Beat . Nel 1963, Papa Paolo VI, si narra piangendo, è protagonista dell’entrata nelle chiese della lingua volgare al posto del latino e con questo le porte delle chiese si spalancarono a questa nuova cultura. Quasi contemporaneamente si aprivano nuovi luoghi di culto laici, come il tempio della cultura beat : il Piper Club. Un movimento incredibile che porta scrittori come Borroughs, Corso, Ferlinghetti, Ginsberg, Kerouac, e McClure a essere capiti e letti anche da ambienti

più popolari e meno intellettuali. La Manifestazione di Brienza, Notti al castello- Anni Ribelli si colora di Beat e il 6 agosto ci sarà uno spettacolo teatrale-musicale proprio su questo periodo di ribellione: “ Beatnix” con il grande Shel Shapiro. Uno spettacolo scritto insieme al grande Edmondo Berselli scomparso dopo una grave malattia lo scorso 11 aprile a Modena. Il Londinese Shel Shapiro ex leader del gruppo beat The Rokes è produttore , cantante e attore di successo. Nel 2006 è stato contattato da Dori Grezzi per l’adattamento in lingua inglese di alcuni brani di De André per un album e tour della poetessa del Rock, Patty Smith e PFM ; da anni è ormai impegnato nel teatro musicale. In anteprima si concede in esclusiva per un’intervista con “ Il quotidiano”.

Shel, il beat è un grande movimento pieno di contraddizioni e incomprensioni , cosa vuoi dire con lo spettacolo Beatnix?

Non pretendo di dare dei messaggi. Diciamo che leggendo il materiale letterario di autori come Kerouac, Corso, Borroughs e altri , ho notato che sono cresciuti durante la grande depressione. La cosa comune tra tutti era il fatto che una società apparentemente ricca e benestante da un giorno all’altro si mette in ginocchio per la mancanza di controllo finanziario. Questo spettacolo guardando ad oggi è stato un po’ profetico. Ho portato questo materiale, dopo aver raccolto altre informazioni, ad Edmondo Berselli che da subito ha dimostrato la sua accettazione e mi ha detto di cominciare a raccontare. Lo spettacolo è un racconto , non è una fotografia di questi autori o delle loro opere , ma una narrazione di quella società che ha prodotto loro e anche tanta musica. E’ uno spettacolo molto serio , è molto più colto dei precedenti spettacoli.

Tra gli spettacoli precedenti c’è Sarà una bella società che ha avuto un grande successo , tra l’altro trasmesso anche da Rai Due. Rispetto ai tempi del beat e del rock , la nostra è una bella società?

La società di oggi , il mondo di oggi non è per niente sovrapponibile a quei tempi. Oggi , l’80% di quello che facciamo è indotto da suggerimenti visivi. Questi diventano un modo per poter vivere , dipende da questo tipo di televisione che diventa maestra. Se avessimo dei “ venerati “ maestri come diceva Edmondo , allora avrebbe un senso ma questa è una televisione anti-culturale al massimo ; tranne rare eccezioni che comunque non sono culturali. L’Italia di allora come l’Europa di allora viveva nell’immediato dopo- guerra, era una società in bianco e nero. Ora si deve capire se i cambiamenti che abbiamo avuto, sono cambiamenti logici o illogici. Sicuramente gran parte sono illogici. La crescita economica non è stata controbilanciata da una crescita culturale , anzi quest’ultima è addirittura regredita. Dipende dalla televisione , io insisto. E’ portatrice di virus letali. Bisogna spegnerla almeno per dieci anni per vedere cosa sta succedendo intorno a noi è una cosa assurda.

In questo mondo, l’arte si è assuefatta alle immagini false del potere ?

Moni Ovadia mi ha raccontato una frase di Proietti che diceva : Il teatro è l’unico luogo dove tu non puoi non dire la verità . Paradossalmente il teatro è luogo di invenzioni quindi dovrebbe essere il regno della non verità. A teatro però tu puoi raccontare qualunque cosa, la tua essenza ecco perchè la verità diventa fondamentale. La verità non può subire il potere perché proprio per una suo concezione diciamo naturale , deve fare i conti con l’etica e la trasparenza di emozioni. Il Teatro concepito come alla nascita è un luogo dove il potere non ha importanza perché deve per essere tale raccontare la verità.

Per quanto riguarda la musica in particolare il Rock ?

Vedi il Rock di allora era settoriale, si rivolgeva solo ai giovani. La musica in generale era comune denominatore di tutti,perché era il più importante mezzo di comunicazione. Una canzone di successo faceva il giro del mondo perché non c’era nient’altro. Oggi c’è internet e altri mezzi e allora la zona principale della comunicazione non è più la musica. Il rock non è stato ucciso , solo che ha perso la sua posizione di dominio comunicativo. Tutto è cambiato non c’è paragone , non c’è ideologia, moralità ed etica specie negli ultimi anni. Si devono trarre le conseguenze , meglio prima o ora? Io non sono uno che guarda indietro con nostalgia, la odio ma si sono perse o si vogliono perdere alcune guide fondamentali per i nostri figli: Non accettare nessun valore se prima non si vive , mettere sempre in dubbio. Non è nostalgia ma io posso continuare a parlare di queste cose , i giovani devono fare altro, devono cominciare a combattere anche loro se no siamo fritti.

Vita da Rock Star

Tra i mille talenti si Shel Shapiro c'è anche la scrittura , " io sono Immortale" è il suo ultimo libro . Ma cos'è per l'ex Rokes l'immortalità

Si può concepire in due modi - spiega Shapiro - uno si guarda allo specchio nudo e dice “ io sono Immortale “ oppure si guarda allo specchio e mentre dice “io sono Immortale “ alza il dito medio.

Nel libro di Shapiro si parla di sogni

Quale è il suo sogno artistico ? Vuoi ancora diventare una Rock Star ?

Shel in proposito non ha dubbi.

Io Rock star voglio essere sempre , non è un vestito che si indossa , o lo sei o non lo sei. Voglio fare tante cose , per esempio non ho mai dipinto , mi hanno chiesto di fare un dipinto pochi giorni fa ma non credo di avere questo talento. Ora faccio “Shylock” da Shakespeare con Moni Ovadia e credo sia assolutamente da Rock Star. Sogno l’incoscienza sempre , quella che guarda al divertimento , a mettere a rischio, metaforicamente, la propria vita , accettare una cosa non usuale. Rock Star è perdere l’innocenza ma non incoscienza proprio perché una Rock Star non muore mai.