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mercoledì 26 settembre 2012

Daniela Barra : L'italia mi ha delusa, non tornerò

da " Il quotidiano della Basilicata"

Daniela in Argentina, Viajando con Dante 




di Francesco Altavista 




Salta – «L’Italia è avvinta da un decadimento di costumi. Nel nostro paese sembra non ci sia  più niente da dire, quello che si fa è ricordare. C’è davvero poco di nuovo in Italia ed è anche messo da parte. Siamo in un paese in cui tutto è stabilito a priori.  Dubito che ci siano  giovani pronti a morire per il nostro paese.»A parlare in un inedita video - intervista su skype dalla città del nord Argentina, Salta è l’attrice lucana Daniela Barra.  Quest’ultima ormai da mesi vive e lavora nel Sud America, ospite di parenti lucani, la sorella della madre originaria di Acerenza,  per lei insegnamento di italiano, teatro, canto e addirittura un programma radiofonico su una delle radio più importanti del nord Argentina, si parla in questi giorni addirittura di un programma televisivo. Tutto nasce dal successo dello spettacolo “ Viajando con Dante“, in cui l’artista lucana  con musiche  medievali  a cappella e canti della divina commedia ha impressionato il pubblico argentino tanto da darle in pochi mesi un successo straordinario. Daniela Barra, con un curriculum artistico di tutto rispetto, continua a farsi apprezzare come cantante ed attrice , ma anche come studiosa della letteratura, con una amore profondo da parte di Salta, la città del folklore argentino. «Dall’Italia di oggi, non porto niente. Porto me stessa, i miei anni di studio della letteratura, le mie esperienze – continua l’attrice - qui sai cosa dicono degli italiani: che si arrabbiano sempre, ed è vero. Porto la mia sensibilità, in Italia non ho mai  trattato  nessuno con leggerezza,questa cosa mi è scarsamente tornata indietro e con delusione sono partita.» Delusione ma oggi non più  amarezza per l’attrice lucana che in Sud America si è trovata subito bene come donna e come artista:« Nasce tutto da una profonda amarezza e delusione del modo di gestire l’arte  in Italia , specie  l’arte teatrale. Sono partita con l’idea di ritornare ma non credo ritornerò – confessa -  per ora penso così. Ho 25 anni di carriera, ho cantato e recitato in tutto il mondo, in Italia ho cantato e recitato nei teatri più importanti. E mi tocca fare un concerto in cui io devo pagare tutto  tra stampa e artisti, risulto praticamente produttrice del mio concerto, il che è un po’ come lavorare per lavorare, io in questa trappola non ci voglio cadere.» Tutto diverso in Argentina: « Qui in due settimane ho armato uno spettacolo dedicato a Dante, mi hanno dato fiducia sul curriculum. Salta è la città della musica  e del folklore, tutti suonano e cantano –racconta -  mi hanno sentito cantare  per caso, ho cantato tre ore in un locale e ho fatto lo spettacolo in uno dei   più prestigiosi luoghi di Salta il “Centro Culturale America”, acustica perfetta. Ho ricreato proprio quella voce della  musica medievale e i versi che studio da dieci anni. E’ stata una bella esperienza.» 


Il suo primo contatto con il Sud America, in realtà  è stato con il Paraguay, esperienza particolarmente drammatica :  «Sono andata in Paraguay, ospite di un’accademia privata dove ho tenuto dei seminati sulle correnti teatrali del novecento europeo e  un altro seminario sulla poesia del novecento italiano, in particolare Ungaretti, D’annunzio e Palazzeschi. Per far conoscere il verso e in qualche maniera la lingua italiana – spiega -  dopo una settimana che sono arrivata in Paraguay  ero già su tutti i giornali. Poi il golpe,  hanno destituito senza giudizio accusandolo di una mattanza il presidente Lugo, io ho avuto paura da subito, non è una nazione  rassicurante anche per vicende italiane. Ho conosciuto persone lì che ospitavano Licio Gelli, ci sono quindi  tante vicende che riguardano anche l’Italia e poi  molti tedeschi presenti sono quelli del nazismo. Sono stata ospite di una famiglia benestante,che era quella di Miss Mondo Paraguay, dopo di che ho deciso di andarmene , era troppo pericoloso. E’ un paese da dimenticare per certi aspetti,  ci sono tanti interessi grossi, c’è  l’associazione dei lucani , gente molto ricca che sta molto bene, quando si è trattato di pagare, mi hanno risposto che non avevano soldi, questa non è proprio l’ospitalità dei lucani. Gente che credo siano pagati molto bene dalla regione. Quei lucani lì hanno fatto grande fortuna, pensa che  una famosa catena di farmacie appartiene ad una famiglia lucana.»  Per ora il viaggio di Daniela Barra  si ferma come detto a Salta :«Adesso vorrei provare qui. E’ semplice il contatto con le persone, non ci sono i tornelli nelle televisioni pubbliche. C’è una qualità di rapporti diverso e un senso della famiglia spiccato – confessa – esiste un  valore religioso autentico, certamente c’è anche  molta delinquenza, qui spesso le donne sono vittime. Io sono stata fortunata perché ho incontrato delle persone meravigliose tra cui molti industriali del nord, divorati dai cinesi e dalle tasse che ora qui lavorano e lavorano bene, hanno aperto dei ristoranti, se sei semplice ed onesto qui  vivi bene.»La semplicità dell’Argentina e del Sud America colpisce tutti, forse perché in quest’ambiente si ritrova il senso dell’arte: « Qui c’è un locale credo unico nel mondo, “La Casona ”  ci sono spesso persone anche di New York, Buenos Aires , dalla Francia, dal Portogallo,è un crocevia di turisti. Si suona fino alle sei di mattina, dall’una in poi tutti suonano cantano ed improvvisano versi. 


Lo si fa insieme. Ti trovi a cantare con altre persone e scopri così il folclore- racconta  l’attrice -  un musicista che suona 14 strumenti diversi mi ha chiesto di suonare con lui in questo locale. Hanno una mente più aperta e la  musica  risulta più fluida»Tornerai un giorno in Italia ? «Tornerei in Italia, solo se accettata come attrice e non come una venditrice.» ci confessa e conclude la video- intervista, dicendo:«La Bellezza è avere uno spirito intraprendente, vivere con coraggio i propri sogni e desideri, coltivare il bello che cova in ognuno di noi.»

venerdì 21 settembre 2012

Miss Rio de Janeiro col trucco, una lucana guida la protesta

da " Il quotidiano della Basilicata"


Una lucana Guida la rivolta delle Miss 
Anna Carolina Guida



di Francesco Altavista


Rio de Janeiro – Il sud America si sa è terra di rivolta, in   Brasile proprio in questi giorni che precedono il concorso di miss Brasile ( il 29 settembre) si sta assistendo alla rivoluzione delle miss, a capitanarla senza barba, bandana, passamontagna e fucile  ma come arma micidiale solo  il suo corpo e la sua testa,  una bellissima ragazza di origini lucane Anna Carolina Guida. Non ci sono rivendicazioni socialiste, il tutto nasce dal concorso di “Miss Rio de Janeiro” , quest’anno ad un edizione straordinaria per i tanti appassionati che ha coinvolto, le dirette televisive e  principalmente per la bellezza davvero fuori dal comune delle concorrenti che per poter partecipare devono avere misure precise su cui non si transige (tra cui: un metro e settanta ,  misure 90-60-90 e età massimo 25 anni ) o almeno così dovrebbe essere. La protesta che ha avuto l’attenzione di tutti i maggiori quotidiani del Sud America e di alcuni europei, nasce lo scorso 25 agosto, alla proclamazione come “Miss Rio De Janeiro” di  Rayanne Morais che insieme  alla corona ha raccolto una cascata di fischi e di lancio di oggetti da parte del pubblico;  gli abbracci di rito delle altre miss sono andati solo alla seconda classificata, cosa mai successe nella storia di questa kermesse.  Di fatti secondo l’avvenente  lucana Anna Carolina arrivata alla fine quinta e compagne, il concorso è stato truccato in modo evidente per favorire  la Morais. La singolare protesta da parte di manifestanti dal corpo mozzafiato che fa pensare ad un nuovo significato di “ rivoluzione gentile”  ha culminato lo scorso 29 agosto in una manifestazione  che i giornali brasiliani definiscono “ piena di fascino” e altri “ invasione di Bellezza sul lungo mare “, nella splendida e famosa spiaggia di Ipanema a sud di Rio. Le miss si sono  rivolte in blocco ad un avvocato, con quest’ultimo si sta procedendo a delle ricerche di documenti, prove e testimonianze per chiedere i danni morali, ricorso da fare in fretta  prima del concorso di Miss Brasile,   intanto hanno scritto una lettera in cui viene spiegata la protesta nel dettaglio, spedita a tutti i giornali brasiliani e sud Americani, alla responsabile del concorso Susana Cardoso  ed eccezionalmente da parte della lucana rivoluzionaria Anna Carolina  anche a “ Il quotidiano della Basilicata “. 



Diverse le stranezze evidenziate nella lettera, dalle meno gravi :  la deroga alla regola per cui le miss devono essere alte almeno  un metro e settanta e con meno di 25 anni, la vincitrice Rayanne è molto più bassa e ancora ad oggi non si capisce bene la sua età, ogni sito o biografia ne ha una diversa;  alla più pesanti: la Rayanne attraverso il suo fidanzato, un  cantante molto apprezzato il Brasile Roberto de Souza Rocha detto   “ Il Latino” avrebbe corrotto la giuria, tra l’altro formata da amici o collaboratori del suo compagno di vita ( sembrerebbe che la Rayanne abbia in tasca anche il titolo di Miss Brasile).  Inoltre secondo le ragazze  la Rayanne è stata trattata meglio delle altre, coccolata , con parrucchiere personale mentre le altre 21 si dovevano arrangiare con lo stesso,   vestiti migliori firmati da stilisti importanti ( altra regola derogata, i vestiti dovevano essere firmati dallo stesso stilista del concorso).Sembrerebbe inoltre che la Rayanne non potesse partecipare al concorso perché da una parte lei non è della regione di Rio de Janeiro ma di  Minas Gerais e dall’altra   è stata già concorrente ad un concorso internazionale di Bellezza l’anno scorso e la regola dice che non è possibile una seconda partecipazione ad un concorso del circuito di Miss Universo: altre deroghe.  Anna Carolina Guida spiega che era evidente la differenza di trattamento e racconta di un incontro tra la miss vincitrice, la responsabile del concorso e il direttore  di rete prima della serata di proclamazione, cosa mai smentita. Racconta inoltre che non era possibile abbandonare il concorso nonostante sembrasse truccato dall’inizio, perché in questo caso si doveva pagare una multa di 30.000 dollari. La rivolta sta assumendo proporzioni impensabili, anche una televisione brasiliana si è interessata a parlare con le miss ribelli e tra queste Anna Carolina. Si parla di imbrogli, di trucchi, di corruzione, di deroghe “ad personam”,  sembrerebbe l’Italia, verrebbe da dire “ ogni mondo è paese”, ma  in Brasile anche  le miss diventano rivoluzionarie e per di più tra chi protesta in prima linea, c’è  una lucana, chi l’avrebbe mai detto.


giovedì 16 agosto 2012

Le Vibrazioni: Torneremo a vibrare parola di Verderi

da "Il quotidiano della Basilicata"

Torneremo a vibrare parola di "the wizard" Verderi 



di Francesco Altavista 




Melfi – A quasi dieci anni dal singolo che lì portò  al successo  “ Dedicato a te”,   il gruppo “ Le vibrazioni”  stanno passando un momento davvero particolare, uno di quelle fasi della crescita di una band che annuncia cambiamenti importanti. Proprio nel bel mezzo di questo turbamento artistico con il ritorno dello storico bassista Marco “garrincha”  Castellani , “ Le vibrazioni” saranno in concerto a Melfi il giorno di Ferragosto. In anteprima per “ Il quotidiano della Basilicata”, Stefano “ the wizard” Verderi fantasia e chitarrista della band  si concede per una ‘intervista.
Stefano, per la  prima volta “ Le vibrazioni” pubblicano un “ best of” dal titolo   “ Come far nascere un fiore” nel 2011 , l’anno prima l’ultimo album di inediti “Le strade del tempo”. Questi due passi e le tante voci preoccupano e impensieriscono un po’ i fan. Come sarà il futuro de “ Le vibrazioni” ?
“ Come far nascere un fiore” è una raccolta  di tutti i nostri successi, radiofonici se non altro, da qui ci siamo un po’ fermati. Poi è tornato il bassista originale, lo storico de “ Le vibrazioni” Garrincia, abbiamo deciso di andare in tour con quello che poteva essere il nostro “best of “, perché si creava la formazione originale dei primi dischi. Abbiamo voluto riprendere vecchi pezzi che non suonavamo da tempo e riproporle ai fan.  Di quello che accadrà più avanti, non ci preoccupiamo troppo. Pensiamo ai  live che sono sempre un modo diretto di comunicare con la gente, per quanto poi la scaletta possa essere la stessa, ogni concerto è a sé, noi reagiamo come reagisce il pubblico, il live è sempre carico di emozioni, non è come fare un disco, portare in giro i brani dal vivo, significa suonarli con un’energia superiore. Questo  è quello che ha caratterizzato “ Le vibrazioni” sin dall’inizio.



Tra le tante voci , si parla dopo questa raccolta del vostro abbandono alla major Sony.  Perché questa scelta ?    
I contratti  scadono, si rinnovano oppure si va a cerare da un’altra parte. Io penso che noi siamo artisti e musicisti indipendentemente dai contratti. Sicuramente “ Le Vibrazioni” possono fare una pausa , fare un disco fra cinque anni. Siamo dei musicisti e chi fa questo mestiere , o incide dei dischi o fa dei live. Noi stiamo suonando dal vivo, quando si tratterà di fare un disco, valuteremo quale è la situazione migliore per farla. Visti i tempi non è detto che stare con una major possa portare più vantaggi, oggi il nome è abbastanza conosciuto tanto da farci muovere anche da soli eventualmente.
Una  delle vostre capacità  però è stata quella di arrivare al grande pubblico. Il rock in Italia sembra essere relegato alla nicchia a volte anche per una scelta dei gruppi  penso ai Marlene o Aftherhours. Diventare indipendenti potrebbe nel contempo relegarvi alla nicchia come questi gruppi da cui vi siete staccati nettamente?
Questo discorso è un po’ relativo. Il  nostro nome è certamente conosciuto ma obiettivamente più per le cose che abbiamo fatto in passato che per le cose che stiamo facendo adesso. Ultimamente non siamo così esposti mediaticamente, come lo eravamo nel 2004, quando siamo andati a Sanremo, vinto il “festival al bar”. I tempi sono cambiati, ci sono gruppi che sono più di moda passeranno anche loro. E’ un ciclo, una ruota che gira. L’importante è essere coerenti con sé stessi. Noi arriviamo da quel mondo lì, facevamo da spalla agli Afherhours, eravamo i loro tecnici dodici anni fa, siamo cresciuti nell’ambiente milanese.  Noi siamo comunque cresciuti nel rock italiano che è vero è rimasto di nicchia, un po’ per loro scelta ma certamente non spetta a me stabilirne il perché. E’ comunque tutta gente che è passata per Sanremo, quindi forse un tentativo di uscire dalla nicchia è stato anche fatto. Il mondo del rock alternativo in Italia è un po’ con i paraocchi, se tu fai rock vendi poco, c’è poca gente ai tuoi concerti , sei figo, sei rock se invece vendi un po’ di più , hai più risonanza mediatica , fai schifo e non sei più rock. Noi abbiamo avuto penso il merito di aver aperto le strade verso i media  dei gruppi rock. Non siamo dei paladini ma cronologicamente abbiamo aperto questi canali dove prima andavano solo i cantanti pop, singoli tra l’altro.


Si può fare ancora rock in Italia ed essere ascoltato dal grande pubblico?
Il rock nasce fuori dall’Italia, significa riprendere sonorità straniere comunque, noi ci siamo rifatti alle sonorità anni 70 per esempio. Mischiarle poi con la melodia e il cantautorato italiano, se tu quindi prendi i Led Zeppelin e li mischi con Battisti viene fuori sicuramente un rock italiano di qualità. Si tratta di influenze naturalmente, noi abbiamo un cantante come Francesco che è paragonabile ad un cantautore e poi c’è un band che riprende un po’ le sonorità modernizzate degli anni 70. Il rock bisogna riportarlo  nell’ambiente in cui si vive, nella Londra degli anni 60 era più facile vivere dannati. Si può essere rock star ma non  ricalcando  gli eccessi delle rock star del passato, in un certo senso significherebbe scimmiottare. Il musicista rock non deve vivere in un mondo a parte,poi è bello pensare che il musicista viva in una bolla, ma questa   bolla deve stare  in questo mondo  e in tutte le problematiche di oggi.
Sei soprannominato “ the wizard”e sei  tra i migliori chitarristi d’Italia. Come cresce un chitarrista rock? Hai mai pensato ad un disco da solista?
 Il chitarrista rock deve bilanciare la sperimentazione e stare su certi standard. Non si può prescindere dai padri. Agli standard poi bisogna aggiungere qualcosa. Un disco solista no, mi piacerebbe collaborare con altra gente, scrivere per altri. Per misurarmi con me stesso, per sperimentare nuovi sound, non come solista. Ho il sogno di creare un sound nuovo, di far parte di un movimento che risvegli un po’ un senso della musica. Io penso che la musica in questo momento sia un po’ atrofizzata in Italia , bisogna ricreare un po’ il fermento che c’era a Milano negli anni 90.
Cosa è la Bellezza?
 La Bellezza è ciò che appaga lo spirito.   
        

mercoledì 15 agosto 2012

Sempre Nomadi: Beppe Carletti novità e tradizione

da "Il quotidiano della Basilicata"

Beppe Carletti, novità e tradizione





di Francesco Altavista 




Rionero in Vulture – Dopo quel terribile 7 ottobre del 1992, quando dopo una malattia muore Augusto Daolio ad appena 45, si penso che i “ Nomadi “ avessero scritto la  parola fine. E invece la storia continua fino ad oggi e saranno in Basilicata con due concerti : il 13 agosto a Rionero in Vulture piazza “XX settembre”  e quattro giorni dopo , il 17 a Tolve in piazza “ Giovanni Delfino” .Con 73 album pubblicati , sette milioni di dischi venduti in quasi cinquant’anni di attività, i “ Nomadi” e la loro filosofia resistono ai cambiamenti: l’ultimo l’addio di Danilo Sacco e l’arrivo del giovane Cristiano Turato.  La costante sin dai primordi  si chiama Beppe Carletti che in anteprima si concede ad un’intervista per “ Il quotidiano della Basilicata”. 
Maestro, parliamo subito delle novità.  Partiamo dal  nuovo disco previsto per ottobre. Dopo settantuno album pubblicati, cosa vorranno dire i Nomadi al loro pubblico?
E’ un disco di dieci inediti con il quale si presenta il nuovo cantante con noi già  da sei mesi, Cristiano. Questo è il suo album d’esordio, io credo che sarà ben accolto come sta avendo successo nei concerti, perché è un bravo ragazzo, merita, ci crede e a lui è  arrivata una grande occasione nella vita, certo non capita tutti i giorni per un ragazzo che cantava con il suo gruppo e si esibiva in piccoli locali, trovarsi in una situazione così. Ti posso anticipare che sarà un album molto rock.


Cristiano Turato è il nuovo frontman dei Nomadi. Come  un 39enne semi sconosciuto diventa  “copertina” di una delle band più longeve della musica Italiana, presentato proprio nel ventennale della morte di Augusto ?
 L’abbiamo scoperto per caso, da un cd che ci avevano dato in giro, ne raccogliamo tanti. Abbiamo ascoltato questa voce, siamo andati a vedere su youtube come si presentava, ci è piaciuto molto. Lui conosceva pochissime canzoni dei Nomadi, questa è stata una cosa importante perché interpreta a modo suo senza scimmiottare. L’affiatamento cresce giorno per giorno  ed è già ad un buon livello. C’è poi un insieme di intenti bellissimo che ha portato a questo disco. E’ un disco della svolta, con una nuova voce che non c’entra ne con quello che c’era prima né con Augusto.
Maestro, la novità più triste. Danilo Sacco è stato nel cuore di tutti i fan dei “Nomadi”. Cosa è successo?La storia dei Nomadi era troppo anche per Danilo?
Danilo mi ha detto: voglio mettermi alla prova , con i Nomadi è tutto facile, voglio vedere da solo cosa riesco a fare”. Queste sono state le sue parole. Non si può dire ad una persona di rimanere quando ha altre idee quindi lui ha intrapreso  la carriera da cantante solista e a noi non bastava che dirgli: “ in bocca al lupo”. La storia dei Nomadi è una storia responsabile, Danilo non credo abbia problemi a sopportarla, il fatto è che  si sa sempre quello che si lascia e non quello che si trova, la sua scelta va rispettata , in bocca al lupo a lui e in bocca al lupo a me. In tanti hanno scelto di fare dopo il gruppo una carriera da solista, c’è chi è riuscito di più e chi di meno, chi è tornato indietro come Piero Pelù e Ghigo , però alla fine sono sempre minestre riscaldate, dopo che intraprendi una nuova strada è difficile e insensato  tornare indietro.
C’è un’altra novità. I “ Nomadi” lasciamo  la Warner dopo 20 anni. Perché intraprendere questa nuova strada di politica musicale?
 Io credo che quando arrivi ad un certo punto una casa discografica non può fare più di tanto. Ho deciso di mettermi in proprio, ho una mia etichetta, ho un distributore importante nazionale e si cammina con le proprie gambe, dopo tanti anni credo si possa fare, non ho la pretesa di essere più bravo di una major, ma io voglio camminare con le mie gambe e mi diverto anche in questo nel controllare tutto e  decidere a pieno  quello che voglio fare.


Tutte queste novità  sono il segno che i “ Nomadi” sono una band viva che continua a fare musica dopo quasi 50 anni di carriera. Come fa lo spirito dei Nomadi a resistere nonostante tutto ?
Le canzoni sono un collante incredibile e poi il nostro modo di essere semplici. Anche se cambiano le persone sul palco lo spirito rimane, è uno spirito incredibile che aleggia  tutte le sere sul palco ed aggiungo insieme a questo aleggia anche lo spirito di Augusto che è sempre con noi in questo viaggio.  Io sono il più anziano del gruppo, ma alla fine non c’è per chi viene sul palco dei Nomadi niente da raccontare, basta salirci una volta e ti rendi conto subito di tutto. Non avrei mai pensato di portare avanti  questa storia alla soglia ormai del cinquantesimo. Credo che anche l’ingresso di  Cristiano significa continuare la storia , è un po’ come un qualcosa che si tramanda da padre in figlio.
Insieme allo spirito dei Nomadi però non invecchia nemmeno Beppe Carletti.Ha scoperto la fonte dell’eterna giovinezza?
 E’ la musica in mezzo alla gente. Ho sempre cercato di fare quello in cui credevo, anche sbagliando. Ho amici meravigliosi con me sul palco che mi aiutano, questo è bellissimo. In 50 anni di carriera, ne ho viste tante di cose, di personaggi arrivare e poi cadere, io  sto sempre qua in piedi è questo mi da forza. La verità è che mi diverto un casino, io faccio le cose che mi piacciono. Vivere con una passione con la quale lavorare è il massimo che un uomo può pretendere.
Quasi in conclusione, vorrei una breve battuta sul “Concerto per l’Emilia” nato da una sua idea. Quali riflessione si può fare ora dopo le tante polemiche ?
E’ stata una cosa veramente bella e sentita. Quello che si respirava nell’aria era incredibile, emozione, emotività ed energia. Se qualcuno si è lamentato per un motivo o per un altro, è un problema suo. Io sono soddisfatto di quello che ho fatto. Una grande soddisfazione anche per la straordinaria partecipazione degli artisti. Vedo poi che la solidarietà per l’Emilia arriva da tutta l’Italia, per queste cose è bello essere italiani
Cosa è per lei la Bellezza?
La Bellezza non è visibile né quantificabile, la Bellezza è dentro. 

martedì 14 agosto 2012

Giuliano Palma, The King : " Sul palco sputo l'anima"

da " Il quotidiano della Basilicata"

Intervista a Giuliano Palma 
The King: " Sul palco sputo l'anima" 



di Francesco Altavista 


Policoro – E’ stata una manifestazione importante e piena di spunti culturali, un esempio di cosa si dovrebbe fare per rilanciare non solo la Basilicata ma il sud, questa sera i cinque giorni di musica e di arte del festival “ Blues in town” di Policoro  si concludono con il concertone finale del grandissimo Giuliano Palma con i Bluebeaters.  Il front man “ex casinò Royal”, Giuliano Palma   detto “The King” si concede per un’intervista in anteprima per “ Il quotidiano della Basilicata” 
Maestro, come si spiega il grande successo specie nei live, di questo progetto artistico “ Bluebeaters” che dura ormai da diversi anni?
Non lo so neanche io. Il mio credo è questo, io anche se non sto bene , sul palco cerco sempre di sputare l’anima, perché quando hai l’attenzione di una platea questo bisogna fare. A me non piacciono gli artisti meteoropatici, del tipo “ io sta sera non ho voglia”. No! Tu la voglia te la fai venire, dal vivo bisogna dare il massimo. Forse per questo la gente si è affezionata a me e ai Bluebeaters, cambio tre camicie a serata, indipendentemente dalla temperature, questo significa qualcosa. Poi noi, io per primo siamo veramente malati del suono il levare, della sincope, siamo posseduti dallo Ska.
Di te Giuliano, prima dei “ Casino Royal” si conosce davvero poco. Ti chiedo dal punto di vista strettamente personale questa possessione da parte dello ska e della Giamaica, quando e perchè nasce?
Io ho ascoltato veramente tantissima musica e questo mi ha dato un background  molto vasto. Il primo input sono stati i miei genitori con la musica napoletana, io sono figlio di napoletani. Loro hanno sempre cantato e  fin da bambino ho assimilato tantissimo. Nell’ascoltare la musica giamaicana ho riscontrato diverse  similitudini con le melodie napoletane. Evidentemente mi ha sedotto la melodia  dell’infanzia insieme ai ritmi ballabili che a me piacciono tanto e sono diventato un fanatico dello ska ma non solo, mi piacciono un sacco di cose. È stato bello dedicare un progetto a questa musica insieme ad amici che avevano la stessa passione, in futuro potremmo fare altre cose.
Hai unito poi il ritmi dello ska alla grande  musica italiana del passato.  Come si collegano le due culture apparentemente così distanti? E fare cover non ha limitato la vostra creatività di grandi musicisti?
Si collegano con la voglia di tirare fuori  qualcosa che è dentro di te. A quei  tempi si arrangiava molto con l’orchestra, c’era  la musica reale, ora fare un disco con gli strumenti è molto costoso e si preferiscono  suoni campionati. Io vengo comunque sedotto dal periodo storico degli anni 60 -70 perché veramente avevamo degli arrangiatori pazzeschi e si registrava tutto in orchestra.
I Bluesbeaters si sono creati con membri che avevano alle spalle già altri anni di musica con le rispettive band. Tutta gente con il proprio progetto e che con i Bluesbeaters veniva fondamentalmente a divertirsi, all'inizio facevamo una decina di concerti all’anno. Le cover era il modo più semplice per suonare insieme e fare il nostro omaggio alla Giamaica. Mettersi a comporre sarebbe stato folle, perché ognuno esprimeva la sua creatività nelle proprie band, io per primo. Poi ci abbiamo preso la mano, da un concerto siamo passati alla tournée, da questa poi si è fatta un disco, poi quattro e poi tutto il resto.


C’è però un disco, l’ultimo in cui ci sono degli inediti, “ Combo” del 2009.  Cosa è successo dopo questo disco che sembrava una svolta ? Perché sono passati tre anni senza fare un nuovo album?
In “ Combo” abbiamo inserito quattro inediti che  in realtà come dici  dovevano essere il preludio ad una sorta di svolta. L’idea di suonare per sempre le cover per esempio a me non piace, doveva essere un esercizio di stile che è andata anche troppo più in là di quello che pensavo all’inizio, poi alla fine dopo tanti concerti,  diventa difficile dire : “ io smetto”. Siamo arrivati ad un punto in cui bisogna cambiare, è dal 2009 non facciamo dischi proprio perchè dobbiamo capire bene cosa fare. Io sto preparando un progetto solista, un disco di inediti. Ho voglio di esprimere la mia creatività, ho voglia di comporre. E poi in questi anni  ho cantato le canzoni che avevo nel cuore, quelle che sono ricordi d’amore, d’infanzia . Questo progetto è andato troppo oltre, direi di metterlo in stand bay, fare altre cose  e poi magari ritrovarsi.


Non ti chiedo anticipazioni sul tuo nuovo disco , so che non ne puoi dare.  Ti chiedo però  se puoi dare delle anticipazione sulle collaborazioni del tuo nuovo album. In particolare ci sarà posto per la bellissima Nina Zilli? Permetti la battuta ma vista la vostra amicizia e il tuo soprannome “the King” ,  lei potrebbe essere “the Queen” ?
Avrò un po’ di collaborazioni che già si erano affacciate in “Combo” tra cui anche Samuel dei Subsonica, anche lui un amico. Sarà un disco che sarà un po’ retrò , anni 60, più soul ,non completamente ska, non sarà una cosa sconvolgente non suonerò country per intenderci. Una canzone di Nina Zilli ci sarà, che lei sarà nel disco a cantare non posso dirlo e ovvio che sarebbe un piacere ma ultimamente facciamo molta fatica a ritrovarci perché anche lei è in super attività, sicuramente in fase di composizione una canzone a firma Zilli ci sarà. Noi siamo molto legati, siamo amici da anni, per questo c’è molto feeling. Lei più che regina è la mia principessa, adesso è regina ma regna per i fatti suoi. Abitiamo anche abbastanza vicini, la sua presenza è nell’aria ma ora vediamo, fare un altro  duetto sarebbe davvero bello.
Cosa è la Bellezza?
 La Bellezza è un moto  armonico di sfumature.   

lunedì 13 agosto 2012

Tutto cambia con la brigantessa Teresa De Sio

da " Il quotidiano della Basilicata"

Tutto cambia con Teresa De Sio
la brigantessa e il quartetto Hulan 

di Francesco Altavista



Viggiano  –La rassegna dell’arpa Viggianese  organizzata dall’assessorato al turismo e spettacolo del Comune di Viggiano e diretto da Vincenzo Zitello è sempre di più un evento imperdibile di arte che fa brillare il cuore della Val d’agri. Una luce sovrasterà la valle oltre a quella del Centro Oli per cinque giorni ( dall’uno al cinque), ma il 4  tutto si tingerà di una magia che unisce tradizione e contaminazione, ci sarà il concerto della strepitosa Teresa De Sio  con  il quartetto “Hulan” della Mongolia. In anteprima Teresa De Sio si concede ad un’intervista per “ Il quotidiano della Basilicata”.
Teresa , sarà in Basilicata due volte con lo stesso spettacolo, a Viggiano  il 4 e Venosa il 5. Come nasce questo spettacolo con le suonatrici della Mongolia?
Questa idea nasce già qualche anno fa, perché ho partecipato ad una vera e propria impresa, in cui diversi artisti italiani hanno collaborato con l’orchestra nazionale mongola, l’orchestra” Morin Khuur”. Questa orchestra composta da oltre 40 elementi è venuta in Italia ed abbiamo insieme a loro fatto alcuni concerti, per l’esattezza, ho partecipato io ,Franco  Battiato, Mauro Pagani e anche in una tappa Cristiano De Andrè perché uno dei pezzi strumentali che questa orchestra suonava era “Creuza de Ma” di Fabrizio. Il rapporto con questa orchestra è stato molto forte, molto bello  perché suonavano degli strumenti della tradizione mongola tra questi il “ Morin Khuur” che per capirci è una specie di incrocio tra un violino ed un mandolino. Ciò che farò in Basilicata  è uno spettacolo con un  quartetto di artiste che faceva parte dell’orchestra. Ci sarò io con la mia chitarra, Sasà Flauto il mio chitarrista ed Er la mia violinista. In più il quartetto dei loro strumenti.
Un matrimonio tra il sud Italia colto della sua voce e i suoni della Mongolia, cosa ne nasce? Cosa ci si deve aspettare?
Posso dire che uno dei motivi di questa unione è anche il fatto che c’è un’antica tradizione, delle nostre parti, del sud Italia, del napoletano e in particolare  di Torre del Greco, e  riguarda   i pescatori di corallo che fino al 1700 usavano pescare il corallo e poi attraverso una complessa e litura  strada via terra portavano il corallo in Mongolia. In questa terra il corallo è  un gioiello che nel buddismo assume dei significati molto forti.


Teresa De Sio nell’immaginario è un po’ come una bella fata della taranta, un’interprete avvenente della magia bianca o nera dell’antica musica. Quale è il suo rapporto con il tarantismo sul quale ha scritto anche il suo primo romanzo?
Io sono entrata nel mondo della musica salentina e della mitologia del morso del ragno prima dalla porta dello studio accademico, io ero iscritta all’università e facevo antropologia ed ho avuto la fortuna di incontrare insegnati  e libri che si riferivano a quel mondo. Contemporaneamente già cantavo  con l’ensemble dei “Musicanova”. Ho studiato per  molto tempo il tarantismo  ma poi ad un certo punto questa conoscenza è diventata  così profonda che non mi bastava più suonarla e cantarla all’occorrenza ed ho scritto il mio primo romanzo “ Metti il diavolo a Ballare”.
Tante collaborazioni nella sua carriera, ma questa sua anima un po’ maledetta che viene dalla taranta come si è confrontata con il mistico e religioso Giovanni Lindo Ferretti ( ex leader dei CCCP, CSI e PGR)nel 2005 con il progetto “ Craj” che è diventato anche un film pluripremiato?
 Ho cercato Giovanni per questo spettacolo che si chiamava “Craj “, volevo mettere in scena qualcosa di devozionale nei confronti dei grandi cantori della tradizione pugliese, c’erano tutti i grandi vecchi che non sono mai stati musicisti puri ma contadini e braccianti. Chiesi a Giovanni Lindo di diventare il mio compagno di viaggio, di interpretare insieme a me un ruolo. Il rapporto con lui è stato molto interessante e piacevole . Questo spettacolo per noi è stata  un’impresa faraonica, 36 persone su quattro palchi ,più un cavallo vero, perché Giovanni Lindo è anche un cavaliere ed entrava dal pubblico con il cavallo, quindi uno spettacolo complesso ma molto forte.
L’ultimo album è “ Tutto cambia”, dove riprende un successo della grandissima Mercedes Sosa. Ancora contaminazione e grande arte. Con questo lavoro in cosa ha voluto sorprendere il suo pubblico?
Tutto cambia è un disco in cui ho cercato di far convivere le mie tre anime fondamentali, che sono le tre anime che mi porto da sempre. Sono quella legata alla musica popolare, quella legata alla canzone di autore e quella legata al Rock che è la mia musica di formazione. Cerco di far convivere più dei precedenti le mie facce, mi piace dire che è un disco polifonico perché il mio sguardo è uno sguardo multifocale sul mondo.



Una battuta quasi in conclusione, Teresa De Sio si sente una brigantessa?
Sì! Brigantessa è un titolo che mi è stato consegnato da chi mi segue anche in rete.  Io credo molto nel brigantaggio intellettuale che significa mantenere l’intelligenza sveglia e vigile, cercare di correggere i molteplici mali del mondo nel quale viviamo specie in Italia.
Cosa è la Bellezza?
La Bellezza è dinamismo.  
              

giovedì 9 agosto 2012

Parla un ex venditore di povertà :Quando una onlus diventa un guadagno

da " Il quotidiano della Basilicata"


Quando una onlus diventa un guadagno 



Viggiano –Non è una storia inventata ma è uno studio romanzato di una realtà,quella delle grosse Onlus  che  si rivolgono a delle imprese  per cercare affiliati e fondi. E’ un  libro interessante  ad opera del giovane lucano Francesco Petrone;  porta un titolo esaustivo e forte  se si guarda all’argomento in sé, “ Quando una onlus diventa un guadagno. Tecniche per arricchirsi salvando i bambini" . Ma non è tutto, la grande contraddizione  del guadagnare sfruttando le immagini della povertà  è anche il pretesto per raccontare una società fatta di giovani precari alla ricerca disperata di un lavoro in un mondo schiavo di un capitalismo selvaggio.  Francesco Petrone  è nato il 30 ottobre del 1981 a Marsicovetere ma è di Viggiano, ha avuto modo di  confrontandosi con diverse realtà attraverso i tanti viaggi,  ha studiato filosofia a Napoli e Scienze Politiche a Bruxelles, attualmente sta completando un dottorato preso l’università di Barcellona. Ha svolto i più svariati lavori :come  traduttore ( conosce oltre all’Italiano altre quattro lingue), interprete, organizzatore di eventi , qualche mese ai  Call center e naturalmente in un’impresa ingaggiata da una grossa Onlus. Questo il periodo,più di un anno, di studio antropologico e poi di realizzazione del libro, mesi nei quali Francesco prima di lasciare diventa anche uno dei migliori “ dialogatori”  o “venditori di povertà” ( espressione coniato da lui stesso nell’opera )   d’Italia. Per saperne di più della sua storia personale e del libro molto apprezzato tanto da farlo partecipare  al programma Rai “ Uno Mattina”, parliamo con Francesco Petrone in un’intervista per “ Il quotidiano della Basilicata”.   



Prima di parlare del tuo lavoro sulle onlus, una curiosità.  Hai due lauree, un dottorato e parli cinque lingue, cosa ti ha spinto a studiare così tanto ?
E’ un po’ una passione e poi perché mi sentivo sempre un po’ incompleto a livello di formazione personale. Con una laurea in filosofia   la prospettiva principale  è quella dell’insegnamento e in questa epoca di crisi non è che sia proprio uno sbocco garantito. Mi piacciono le relazioni internazionali e le scienze politiche, ho approfondito questi studi  a Bruxelles , un aspetto importante è il fatto che mi piacciono le lingue e quindi ho potuto viaggiare, studiare e lavorare allo stesso tempo. Questa esperienza all’estero è stata importate per imparare le lingue. La possibilità di stare a contatto con diversi ambienti ti consente di capire come funzionano i paesi diversi dal nostro. Si tratta di esperienza fuori per affrontare in modo più consapevole le difficoltà della  terra propria.    
Cominciamo a raccontare la tua storia.  Come un ragazzo pluri -qualificato  si ritrova in una onlus a lavorare come venditore di povertà?
  Dopo aver vissuto all’estero , nel 2008 ho deciso di tornare in Italia e cercare di ambientarmi nella mia nazione. Sono arrivato  a Roma ed ho cominciato ad inviare curriculum un po’ ovunque e tra le prime risposte  e proposte ho trovato questo colloquio  perché pensavo che fosse più attinente ai miei studi. La mia idea era quella di cominciare dal livello più basso quello del dialogatore e poi di occuparmi anche dei progetti, il settore delle Onlus mi interessava. Poi in realtà ho scoperto che  non ero contrattato direttamente dalla onlus ma da un’impresa di marketing australiana . Si occupava di marketing face to face, nelle piazze delle grandi città, cercando sostenitori per i progetti umanitari. Dopo un po’ mi sono scontrato con una realtà opposta a quello che mi aspettavo all’inizio, poi da lì è nata anche un po’ una crisi di identità per quanto riguarda l’attività stessa delle grandi onlus.         











Quando è iniziata questa sorta di crisi di  identità?In che termini  hai scoperto il paradosso?
Dopo un po’ già avevo capito come funzionava il tutto. Si cercava  di approfittare più possibile dell’immagine di chi veramente soffre come i bambini dell’altra parte del mondo per arricchirsi. Questa impresa è caratterizzata da un sistema piramidale per cui chi sta alla base ogni volta che trova un nuovo sostenitore fa guadagnare una percentuale a chi sta su. Il capo che era colui che dirigeva l’ufficio, prendeva queste percentuali ed arrivava a redditi mensili  anche  di 30 mila euro al mese. Con il tempo si poteva far carriera, far aprire altri uffici, arrivare a livelli superiori e guadagnare anche diversi milioni di euro. Esiste anche una prima contraddizione perché  questa impresa  ha sia un settore legato  alle onlus ( le più grandi quelle che possono pagare i servizi)sia uno  legato al settore puramente profit , dedicato alla vendita diciamo classica  di beni di consumo. Mi sono trovato in questa situazione all’inizio non volendo, poi per me è diventato uno studio antropologico. Non avevo previsto di scrivere un libro ma volevo studiare questo fenomeno che mi sembrava assurdo, sono rimasto un anno e qualche mese per capire bene il meccanismo che c’è alla base. Sono rimasto questo periodo un po’ per questo motivo, un po’perché nonostante le mie qualifiche non riuscivo a trovare occupazione.
Uno dei  punti fondamentali del libro è proprio questo studio antropologico – sociale  anche sulla condizione giovanile. Che tipo di persone lavorano in questo tipo di imprese?
Le persone che lavorano all’interno di queste imprese, sono persone provenienti da diversi ambiti. Ho dedicato un capitolo ad un mio amico che lavorava come fattorino , poi l’impresa ha chiuso ed è arrivato a lavorare da noi senza avere più alternative, non lo chiamava nessuno. C’erano altri che erano laureati con master all’estero, era un ambiente eterogeneo. Il profilo della persona che viene ricercata in questi ambienti è la persona che non fa molte domande e va lì per vendere e guadagnare con la prospettiva di fare tanti soldi, per generare profitti grandi e con il tempo aprire suoi uffici. Non è una prospettiva realistica perché non tutti ci arrivano. Molti si fermano al terzo gradino, c’è tutto un percorso, descritto nel libro,  per diventare manager, uno su cento riesce a farlo. Ci sono delle tecniche affilate che bisogna imparare. Si deve essere un po’ spietati. Il tipo di persona richiesta , riassumendo  in contraddizione alla filantropia delle onlus ,  è una persona che vuole diventare ricca a tutti i costi e sarebbe disposta a tutto.


Che riflessione questo studio ti ha spinto a fare sull’uomo?
La prima critica che mi viene da fare , è al sistema capitalista che ormai è entrato dappertutto ed ha cambiato le nostre prospettive e credo che in questo ambiente delle Onlus  si sia raggiunto il livello più basso. Qui si vede proprio come le persone sono disposte a fare di tutto e  si dimentica del  resto: la solidarietà tra colleghi non è un fatto  naturale, non c’è un affetto sincero se non una cosa creata dal sistema affinché le persone restino per aiutare chi sta su. Un’immagine negativa perché se uniamo questo sistema capitalista, alla precarietà giovanile e alla vendita della povertà ne esce fuori un essere umano cinico e che non guarda in faccia a nessuno. Forse è anche  un modo per chi non ha avuto tante possibilità nella vita di cercare un riscatto nella ricchezza.
L’ “ Homo Homini Lupus” applicato alla solidarietà è davvero spaventoso. Senza dare giudizi morali,  questo far leva sul bisogno può essere una nuova forma di alienazione ?
Secondo me lo è senza ombra di dubbio. Al tema centrale si affianca la precarietà giovanile, se non ci fosse, se ci fossero delle certezze,  in molti casi non si creerebbe il bisogno  di fare questo lavoro. Il problema è questa assenza di prospettive che costringe i ragazzi a rifugiarsi in queste attività. Senza precarietà questo capitalismo selvaggio non avrebbe modo di esistere. Non tutti i giovani sono così naturalmente ma  l’assenza di alternative, ti pone a scendere a compromessi. Per un istinto di sopravvivenza di memoria quasi  freudiana , ci si adatta. L’80% dei giovani di oggi continua ad adattarsi sacrificando un po’ sé stessi.
Nel affrontare questo tema ci sono stati ripensamenti e paure? Cosa pensi ora della solidarietà delle onlus?
Non ho avuto motivo di aver paura, perché descrivo una realtà. La mia riflessione è sul sistema così come è congeniato, ha queste pecche profonde e dure. Ho avuto molti ripensamenti ma alla fine ha vinto questa voglia di raccontare , una  voglia di discuterne, una esperienza vissuta in maniera diretta dove le frustrazioni che fa vivere questa attività mi hanno dato lo spunto e la forza per scrivere. Io nonostante questa esperienza sono a favore della solidarietà, credo nell’aiuto del prossimo, c’è bisogno di aiuto reciproco. Un consiglio credo sia che l’aiuto è efficace quando è più prossimo e poi mi sento di spezzare una lancia per le piccole onlus quelle che fanno fatica ad andare avanti. Bisogna aiutare perché arricchisce ma bisogna cercare di farlo in piccole associazioni e vivere in maniera diretta l’aiuto. Continuerò a credere nelle grandi onlus quando cambieranno modo di comportarsi.
Cosa è la Bellezza?     
  La Bellezza è un’attitudine. La Bellezza  si identifica con la libertà di poter rapportarsi con gli altri e con il mondo in modo puro ed armonico.