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domenica 25 settembre 2011

"Futbol", a tu per tu con Peppe Servillo

da " Il quotidiano della Basilicata"
Da sempre il cuore nei Sassi


di Francesco Altavista


Matera – Matera sempre di più capitale europea della cultura, sta sera arriva Peppe Servillo. Per la festa di Radio3-Materadio” si esibirà alle 22:30 al Parco del Castello con lo spettacolo “ Futbol” insieme a Javier Girotto(saxes soprano ,baritono,clarineto basso,e flauti andini e Natalio Mangalavite ( pianoforte, tastiere e voce), ma nei prossimi mesi sarà in teatro con Ornella Vanoni con i “canti della Mala”. Il cantante degli Avion Travel è una sorta di Dio greco di arte e spettacolo; si muove tra teatro, cinema e musica nei prossimi mesi uscirà un film horror dei fratelli Manetti che lo vede tra co-protagonista insieme a Francesca Cuttica.Un onore averlo a Matera, città in cui lui ritorna molto volentieri. In anteprima si concede per un’intervista con “ Il quotidiano della Basilicata”.

Maestro, subito una sua battuta sulla città di Matera. Ha fatto diversi concerti nel materano, ma come ha scoperto Matera per la prima volta ?

La conosco e la amo profondamente. E’ una città che ha una memoria antica vivente. Per questo è un esempio per tutte le città del mondo. Ricorda quello che eravamo. Io da ragazzino ho conosciuto Matera con un film con protagonista Nino Manfredi che da commesso viaggiatore arrivato a Matera, veniva scambiato per un rappresentante istituzionale, in incognito, del governo fascista( il film è “Gli anni ruggenti”). E’ una storia bellissima che fa scoprire la città a Manfredi. Racconta la vita dei materani, i sassi di Matera in un periodo in cui non se ne parlava. Poi ricordo il film molto bello “I basilischi” di Lina Wertmuller, che racconta tanto della vostra terra.

E’ un amore antico per la Basilicata e Matera?

E’ nato allora ma ho rinvigorito questo sentimento di amore nel tempo, suonando in quei luoghi fantastici. Amo profondamente il vostro modo di cucinare, la cultura del cibo , il vino. E’ una terra che ho apprezzato purtroppo sempre da viaggiatore ma vorrei proprio conoscerla meglio. Ho naturalmente anche un amore artistico e simbolico nei suoi confronti.

Da uomo di cultura e viaggiatore in tante città del mondo e da napoletano, quale consiglio vuole dare per una città candidata a capitale europea della cultura?

Io credo che Matera piuttosto che prendere da altre città, debba continuare a coltivare la propria identità, è forte in tutti i campi e deve essere solo testimoniata. Gli artisti che vengono a Matera, devono con la loro presenza testimoniare questo grande valore della città. Ha una grande forza territoriale.

Lei che è anche attore , sceneggiatore e uomo di teatro, come vede la promozione di questo territorio attraverso pellicole cinematografiche?

Non ho visto per esempio il film di Mel Gibson, però io credo che tutta l’arte quando si pone l’obiettivo di rappresentare anche una città , un luogo, la cosa difficile è districarsi tra il testimoniare e l’ abusare, stravolgendo. Matera ha un’identità così forte e vigorosa che risulta veramente difficile se non impossibile stravolgerla. Credo che fino ad oggi in tanti anni sia stata resa onestamente la natura di questa città meravigliosa.

Parliamo ora dello spettacolo che sarà presentato in trio italo – argentino “Futbol”. Come il calcio diventa metafora della vita?

Io con loro suono da diversi anni e volevamo fare un concept album, un disco a tema. E’ nato da una passione condivisa e da un modo di guardare al calcio in particolare, quello latino anni 50, diverso e ispirato alla poesia dello scrittore Osvaldo Soriano. E’ uno spettacolo di canzoni, di due grandi improvvisatori e musicisti come Javier Girotto e Natalio Mangalavite e un po’ di teatro da parte mia.

Il Teatro è la particolarità del suo stile. Come nasce questo suo modo di esprimersi molto particolare per un cantante?

Nasce dalla frequentazione del palco e dall’istinto, io sono un autodidatta. Ho coltivato un’espressività che è mia. È una cosa personale nata da una mia esigenza che incontra poi il gusto del pubblico e in questo mi ritengo molto fortunato. Io mi contento del fatto di fare un lavoro che mi piace e che mi porta in giro per il mondo il resto lo decide il pubblico.

Una curiosità, considerando lei e suo fratello Toni Servillo, una domanda sorge spontanea, è dai tempi dei fratelli Defilippo che non si vede una cosa del genere, cosa mangiate in famiglia pane e teatro?

Ti ringrazio, sei troppo buono. Non abbiamo nulla di speciale, siamo solo una famiglia di ascoltatori e di spettatori. Abbiamo in famiglia sempre coltivato, grazie a mio padre l’ascolto per il cinema, il teatro e la bella musica. Il tutto vissuto con spontaneità senza imposizioni. Siamo due di quattro fratelli che si incontra sempre come è nella cultura del nostro sud che porto sempre con me. Ci si ritrova non appena possibile attorno alla tavola.

Concludiamo. Cosa è per lei la Bellezza?

E’ un po’ come la felicità. Come nella bella canzone di Tonino Carotone, è a momenti. La Bellezza è un desiderio mai appagato totalmente, ci lascia sempre dentro il desiderio di riprovarci ancora.

venerdì 23 settembre 2011

Intervista a Toni Servillo, per la festa di Radio3 a Matera

da " il quotidiano della Basilicata"

Arriva il ciclone Toni Servillo


di Francesco Altavista


Matera –Un programma tutto da gustare quello della “ Festa di Radio3 – MateRadio”, con artisti incredibili di calibro internazionale. Certo la serata clou sarà il concertone di Franco Battiato il 24 settembre,ma la giornata del 23 non sarà certo da meno. Sarà infatti il giorno dei fratelli Servillo al “ Parco del Castello”. Ci sarà Peppe a concludere alle 22:00 con “Futbol” e prima alle 21:00, l’attesissimo Toni con lo spettacolo “ Toni Servillo legge Napoli”. Uno spettacolo molto suggestivo che si muoverà tra le parole di grandi autori-attori napoletani. Toni Servillo, forse il più grande attore italiano del momento, con i suoi premi sia come attore cinematografico sia, insieme ai tantissimi applausi anche internazionali, come attore e regista teatrale, si concede per una breve intervista , in uno dei suoi pochi momenti liberi, per “ Il quotidiano della Basilicata”.

Maestro,lei che è una delle speranze di rinascita del cinema italiano, cosa pensa della città di Matera, anche come possibile location per un suo film ?

Sono stato a Matera più di una volta e naturalmente mi unisco al coro che la indica come uno dei posti più belli d’Italia e del mondo. Non sono un regista e quindi non immagino dove ambientare i film, sono i registi con la loro fantasia a portarmi in giro ma Matera a me personalmente piace davvero molto.

Per la festa di Radio3,lei porta in scena “ Toni Servillo legge Napoli”. Come Toni Servillo legge la città?

Questo spettacolo non è un recital, nel senso che, in questa pièce vengono messe insieme in modo approssimativo e casuale dei pezzi da recitare. Sono dei poemetti piuttosto lunghi scritti da attori napoletani e come spesso capita a Napoli sono anche, attori, poeti e cultori della loro lingua capaci di leggere molto bene la realtà. Si tratta di Eduardo, Viviani e poi andando a quelli contemporanei Moscato, Borelli, è un lungo viaggio nella lingua napoletana che dai classici del passato ai contemporanei ha come tema conduttore il rapporto dei napoletani e dell’uomo visto da Napoli con aldilà, con la morte, con Dio e con la Santità. Questo fa venire fuori una enorme polifonia di voci in una civiltà straordinaria. Sostanzialmente si attesta la condizione di un popolo che grida che reclama, che domanda, attraverso la voce di questi grandi poeti.

In tutte queste voci napoletane illustri, cosa aggiungerà la sua di voce?

Spero la scoprirete vedendomi recitare. Io sono un attore, ho naturalmente pudore a giudicare il mio recitare e soprattutto il mio lavoro si esprime esclusivamente sul palcoscenico. Siamo gli esponenti di un’arte antica che ha il metro di giudizio negli occhi del pubblico, nel momento stesso in cui si esprime.

Tra gli autori che lei leggerà,due sono molto legati alla sua carriera. Perché è così legato ad Eduardo Defilippo e Raffaele Viviani?

Sono due uomini che con il loro magistero hanno incarnato il teatro. Sono due esempi rarissimi in cui il teatro si è fatto carne. Come è accaduto nella parabola di Moliér: il teatro si identificava con la fisicità e con l’avventura umana in questa terra, così come nel caso di Eduardo Defilippo e Raffaele Viviani che sono due uomini teatro.

Lei, oggi è uno de più grandi attori di un teatro italiano che supera i confini nazionali. È un autodidatta che non ha frequentato accademie. Come nasce l’attore Toni Servillo?

E’ una storia molto lunga. Non credo alle vocazioni, non è successo che ad un certo punto sulla via di Damasco è comparso un segnale che mi ha detto: farai l’attore da grande. Sicuramente nell’infanzia , nella formazione dell’attore, un senso che necessariamente deve svilupparsi molto bene è l’ascolto. Io sono sempre stato in ascolto. Significa sentire gli altri osservarne i comportamenti, capire il ritmo, distinguere i suoni. Questa passione per l’ascolto mi ha messo anche nella posizione poi di diventare forse quello che sono.

“Unisce tradizione e linguaggi nuovi “, queste sono alcune delle parole che i critici le attribuiscono nel suo modo di fare teatro. Ma quale è il suo segreto?

Non avere segreti e non fingere di averne. Io credo nel lavoro, nella disciplina, nella coerenza, nella costanza; io credo che il teatro sia una fatica e un rapporto con la vita. Mi riconosco assolutamente in quelle parole, io credo che non si possa andare avanti senza saper guardare in maniera intelligente anche dietro.

E’ la stessa ricetta che lei usa anche nel recitare in cinema?

Cerco di fare le due cose contemporaneamente e con la stessa passione. Quello che dico sempre ,e per me è molto importante sottolineare, è che il teatro non rappresenta un’anticamera per arrivare al cinema. Io faccio le due cose insieme, ed affronto i due lavori con lo stesso rispetto, con la stessa passione, la stessa dedizione. Dal teatro al cinema porto la disciplina.

Lei ha interpretato nel cinema due personaggi storici, molto importanti Andreotti e Mazzini. Come un attore si pone davanti a queste personalità forti e storiche?

Le si studia e si fa. E’ nel bagaglio dell’attore offrire un varietà di interpretazioni. Io sono un attore che preferisce nascondersi dietro i personaggi. Più il personaggio ha una forte personalità più mi piace nascondere la mia.

Cosa è la Bellezza?

Certo è un concetto complesso, quindi non è la prima cosa che viene in mente, si rischia di parlare a vanvera e ai giornali non si deve mai fare. Devo dirle che non mi sento pronto per questa risposta.

giovedì 22 settembre 2011

Arisa al festival di Venezia , poi in tv con X factor

da "il quotidiano della Basilicata"

Arisa si scopre attrice per colpa di Ricky

di Francesco Altavista

----- Si dice “ testimone dei lucani buoni, i lavoratori carichi di umiltà” è Rosalba Pippa in arte Arisa. Sarà oggi sul Red Carpet di Venezia per il film di Ricky Tognazzi: “Tutta colpa della musica” inserito nella sezione “ Controcampo Italiano”. Sull’abito che indosserà per sfilare tra i flash dei fotografi nessuna anticipazione, anche perché scopre di doverlo fare mentre siamo a telefono, chiedendolo ad un certo Nico e scoprendo che dovrà comprare anche un vestito, trovandosene sprovvista. Rosalba appare umile e semplice a telefono mentre “spizzuleia “alla lucana nell’ora dell’aperitivo naturalmente non alcolico ma un estivo succo di pesca, a quanto sembra è anche pronta a tirar fuori la severità, visto che è tra i quattro giudici della nuova edizione di XFactor, la prima su Sky. Risponde al telefono trasmettendo un sorriso e spezzando le frasi con simpatiche risatine.

Sei nel cast di un film che sarà presentato a Venezia,è “ Tutta colpa della musica”?

Mi hanno chiamato mi è piaciuta la sceneggiatura ed ho subito detto di si .Il film è molto carino, parla di una terza giovinezza, una rinascita dopo la pensione. Il protagonista è interpretato da Marco Misseri e parte tutto dopo l’avvento della pensione che tocca a tutti per ora perché probabilmente noi non l’avremo. Va a cantare in un coro grazie al suo amico interpretato da Ricky Tognazzi, in questo coro diciamo che affoga tutte le difficoltà che ha nella vita, con la moglie” testimone di Geova “intepretata da Monica Scattini e una figlia che come il padre subisce questa religiosità della madre. Anche lei, Chiara si ribella a suo modo,alle frustrazioni provocate da una madre troppo oppressiva. Conosce un farmacista se ne innamora e rimane in cinta. Tutta colpa della musica perché in effetti la ribellione a catena avviene nell’ambito del coro.

Chiara, la figlia del protagonista è il tuo personaggio. Che rapporto hai con le frustrazioni di una personalità succube della religiosità della madre?

Il mio è un personaggio che mi riguarda molto considerando che vengo da una regione del sud dove sicuramente non c’è tanto “geovismo” ma sicuramente ci sono tanti tabù e quindi anche io ho vissuto una giovinezza abbastanza limitata riguardo alle scelte che potevo fare. Mi sono liberata anche io attraverso la musica, sono riuscita ad avere la forza di cercare il mio futuro e quello che desideravo altrove e così ne sono uscita. In realtà alla fine per cercare la mia felicità non mi sono staccata da nulla, come il mio personaggio mi sono riavvicinata a me stessa.

Questa partecipazione al film arriva solo dopo un'altra grande emozione, sarai giudice di XFactor. Sei giovanissima e di provini ne hai fatti tanti da candidata, cosa significa farli da esaminatore? Come è il tuo rapporto con gli altri tre giudici?

Sto facendo i provini con il sorriso, sono contenta di incontrare tanti ragazzi che cercano di realizzare i loro sogni. Cerco di essere giusta anche se mi identifico molto, sono moto coinvolta perché io ancora oggi faccio dei provini. Vorrei riuscire nell’intento di dare un contributo alla musica italiana cercando qualcuno che sia davvero degno del titolo di vincitore di XFactor, quindi sono anche abbastanza severa a volte. Sono molto felice delle persone che mi sono capitate o io capitata a loro. Io mi trovo benissimo con Morgan, davvero tanto bene, ho una stima incredibile per lui e ci divertiamo anche tanto. Simona è una persona carina e a modo, accogliente. Elio è il mio compagno, è molto paterno e carino nei miei confronti.

Cinema e televisione ti aspettano ma la musica? Disco in uscita?

La musica è sempre al primo posto,dopo Sanremo se mi accettano ma comunque a Febbraio uscirà il mio nuovo disco. Questo album sarà una bella sorpresa,avrò molto probabilmente l’onore che un grande maestro arrangerà il disco. Non posso dirti ancora il nome ma è un grandissimo maestro. E’ un disco pieno d’amore, d’amore vissuto, un disco che parla della mia relazione passata, del mio grande amore finito. Cerco di portare la mia realtà come sempre ed oggi coincide con un grande amore finito. Io quest’anno ho scritto solo un pezzo, gli altri sono di Giuseppe Anastasi e di Alfredo Rapetti ( figlio di Mogol) in arte Cheope.

So che hai un’ammirazione molto forte per la cantautrice indie Cristina Donà. Apparentemente sei molto distante dal suo stile, perché questa ammirazione ? Ci dobbiamo aspettare un tuo cambiamento più rock?

Non credo che sia distante, per quel che ho fatto fino ad ora sì. Ma credo che quando una cosa ti piace e perché è molto vicina a te, non la vedo distante. Di lei mi piace l’intelligenza , mi piace che non sia scontata, che parli di cose forse comuni a tanti altri ma lo fa con una marcia in più. Cristina Donà è raffinata ed è molto incisiva, concisa, anche un po’ sottovalutata per quello che vale, d’altra parte non è un’artista commerciale e forse il fatto che non sia conosciutissima aumenta il suo fascino e la sua poesia.

Concludiamo. Cosa è la Bellezza?

Per me la Bellezza è l’unione di tre cose: grazia, armonia e intensità

lunedì 29 agosto 2011

Giorgio Canali e i Rossofuoco alla " Casermetta" di Tito

da "Il quotidiano della Basilicata"

Canali rocker irriverente e gentile

di Francesco Altavista

T
ito – “ Ho regalato un adesivo a mia madre, Padre Pio vicino a Gesù Cristo. Ma mia madre non si è accorta che quello non era Padre Pio ma Fidel”.Sono le parole che Giorgio Canali usa per introdurre l’ultimo pezzo del concerto. Ma la serata surreale per il pubblico comincia molto prima. Per arrivare a mille metri sul livello del mare, alla “ Casermetta” di Tito , sabato per il concerto di Canali e i Rossofuoco nell’ambito della seconda edizione festival della terra e dell’acqua sembra di attraversare un non luogo, a metà tra il parco di Yellowstone e il del Xinjiang’s Road Tibet con l’insensata sensazione di trovarsi davanti un grizzly o un monaco tibetano. Ci sono pochi eletti alla manifestazione e qualche tavolino lontano dal palco per concedersi un bicchiere di vino o di birra e un po’ di pasta scotta mentre qualcuno intona, a cappella, i classici della musica partenopea. Alle ventitre circa arriva un furgoncino malconcio. Sul palco ci sono gli “ Effetti collaterali” e prima i Damash entrambe le band si dimostrano come la maggior parte dei gruppi potentini, bravi ma non esplosivi. Da quel mezzo di fortuna, scendono i Rossofuoco e il biondissimo Giorgio Canali. E’ vestito con le prime cose che gli sono capitate a tiro, con vistosi stivali neri. Ad accoglierlo una bella bottiglia di Gin che lui mischia con dell’aranciata, evidentemente non è riuscito a trovare del lemon.Quando salgono sul palco, i pochi eletti seduti comodamente sul prato come se stessero assistendo ad un concerto di musica classica, accennano ad un timido applauso. Canali e i giovani Marco Greco alla chitarra, Nanni Fanelli al basso e Diego Artioli in sostituzione di Luca Martelli alla batteria sembrano una brutta storia come se Nino D’angelo cantasse con i Gazosa. Ma subito si parte con “ Regola”dell’ultimo lavoro “ Rojo”, poi “Ci sarà”. L’artista ferrarese è appassionato, ringhioso ma dolce e gentile, romantico con quella voce deturpata dal fumo ma bella e fresca come una viola di primavera. Canali è il poeta di questa serata surreale, come l’ingenuità di un bambino timido che vuole il suo spazio, se la prende con tutti dalla Madonna , a Dio , al pubblico. Canali si maschera di irriverenza ma questo non fa altro che accrescere il suo fascino romantico e gentile. Cattura dalla poesia e dalla melodia i simboli artificiosi del mondo e li lega con la potenza del sound Rossofuoco. Fa in tutto quindici pezzi che coccolano e scuotono il pubblico.” Alealè” del 2007 precede la straordinaria “ Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio”, nella quale Canali suona l’armonica come un innamorato che consegna ferocemente il primo bacio appassionato alla propria amata. “ Del nuovo album esegue anche la bellissima “ Treno di Mezzanotte” che lascia intravedere delle vene di cantautorato classico oltre che il riferimento nel testo a De Gregori. Giorgio Canali riesce ad essere dissacrante ma allo stesso tempo in una situazione di estasi mistica, subisce il pubblico e persino la sua arte, risulta vittima straordinaria di se stesso. “Precipito” arriva al 12esimo pezzo poi “ Rossocome” e l’incredibile “1.2.3.1000 Vietnam “del 1998 a chiudere un concerto unico ed imperdibile che si dimostra addirittura precettore per i giovani rocker nostrani troppe volte nascosti dietro una cravatta.


martedì 16 agosto 2011

New Trolls la leggenda: Intervista a Vittorio De scalzi


da " Il quotidiano della Basilicata"

La leggenda dei News Trolls

BrienzaIl 6 agosto ci sarà il gran finale della manifestazione di Brienza, “ Notti al castello- Anni Ribelli”, a chiudere il grande concerto della Leggenda News Trolls. In anteprima per “ Il quotidiano della Basilicata” , uno dei fondatori e cantautore del gruppo Vittorio De Scalzi si concede per un’intervista.

Maestro De Scalzi, prima di parlare dei News Trolls, vorrei discutere un po’ con lei del suo nuovo progetto da cantautore “ Occhi del Mondo”. Un disco scritto sulle poesie del poeta Mannerini che ha ispirato tanti tra i cantautori genovesi e non , tra cui il grande Fabrizio De Andrè e Luigi Tenco. Come nasce questo progetto ?

Un giorno di qualche anno fa, un giornalista romano mi ha telefonato dicendomi che avevano trovato poesie inedite di Mannerini. Quest’ultimo è l’autore delle poesie dalle quali Fabrizio De Andrè ha preso i testi per il primo disco dei News Trolls “ Senza orario, senza Bandiera”. Ho trovato queste poesie ed ho cominciato a lavorarci, ho tenuto questi versi per due anni senza tirarci fuori niente . Alla fine ho trovato un collaboratore, suggeritomi da Enrico De Angelis, il deus ex machina del premio Tenco. Mi ha presentato Marco Ongaro e in dieci giorni sono uscite dieci canzoni. E’ un album di cui vado molto fiero che attraversa diversi generi musicali.

Nel 1968 Fabrizio De Andrè con le poesie di Mannerini, come lei ha detto, scrive il primo album dei News Trolls, “ Senza orario , senza bandiera” il suo “ Occhi del mondo” può essere considerato una continuazione, una secondo tempo di quel album storico?

Per certi versi direi di si. Per altri invece no, perché in “ Senza orario , senza bandiera” si parla del 1967 ( era pronto un anno prima della pubblicazione). E’ un anno triste perché muore Luigi Tenco. In quel periodo suonavamo in un piccolo club nei pressi del casinò di Sanremo, si chiamava “Club 64”, gli artisti che andavano al festival venivano ad ascoltarci ,perché all’epoca eravamo una band scatenata. Venivano artisti di pregio, come per esempio Stevie Wonder che suonò con noi la batteria. Portavamo con noi la nosta Genova, da Fabrizio De Andrè a Riccardo Mannerini che era un vero e proprio guru per tutti quelli che scrivevano musica. Loro due insieme avevano tante storie da raccontare e con i News Trolls ci trovammo ad avere lo stesso produttore,Gian Piero Reverberi.

Tra lei a Fabrizio De Andrè c’è stata una bella amicizia e collaborazione e dopo questo album da solista sembra che ci sia ancora una grande legame, cosa ci può raccontare del suo rapporto con Faber?Cosa le manca di questa grande personalità?

Ho collaborato molto con De Andrè, ho fatto con lui la famosa “ Antologia di Spoon River -Non all’amore, non al denaro, né al cielo”, ho suonato la chitarra in quell’album lì. Io porto in giro uno spettacolo dal titolo “ Il suonatore Jones” che è un pezzo dell’album proprio ricordando questa collaborazione. E anche perché in questo pezzo c’è una frase nella quale mi identifico molto :” E poi se la gente sa, e la gente lo sa che sai suonare, suonare ti tocca per tutta la vita e ti piace lasciarti ascoltare.” Fabrizio era un genio, un poeta. Era straordinariamente bravo a mettere insieme le parole ed aveva anche una voce bellissima. Non lasciava niente al caso, era meticolosissimo ed andava sempre molto affondo con le ricerche per scrivere un pezzo. La cosa che mi manca più di lui è il prossimo album, quello lo abbiamo perso tutti.

Ora parliamo della gloriosa storia dei News Trolls. Quali anni secondo lei in questa lunga carriera sono stati i più belli?

I momenti belli credo siano stati i primi, perché eravamo veramente scapestrati. Suonavamo senza domandarci cosa dovevamo suonare, la musica fluiva così come un fiume in piena. All’inizio ci ispiravamo ai nostri idoli, Hendrix, i Beatles.Poi in quel tentativo di imitazione, abbiamo creato un nostro stile, un nostro genere. Poi la conoscenza di De Andrè è stata importate per dare un impulso culturale ai nostri pezzi.

I primi momenti certamente sono i più belli, poi come gruppo i News Trolls hanno avuto un distacco e poi una reunion in due gruppi distinti. Perché?

Il distacco credo sia anche normale. Il gruppo è formato da quattro teste diverse, con quattro idee diverse che generano una quinta idea che è il prodotto delle loro litigate quando va bene. Il brutto è che con il passare del tempo le opinioni diventano più radicate e le strade si dividono. Ci siamo riuniti e nel momento stesso nel quale abbiamo cominciato a suonare è rinata la stessa armonia di allora. Lo abbiamo fatto anche per far tacere delle strane voci. In tutti questi anni , tanti personaggi hanno gravitato intorno ai News Trolls e poi sono andati in giro dicendo che erano ex membri del gruppo o addirittura proprio i News Trolls. La band è formata da questi nomi e basta: Vittorio De Scalzi, Nico Di Palo (purtroppo ha avuto un incidente ma ha conservato la sua bellissima voce),Giorgio D’adamo e Gianni Bellero, non più ragazzi ma vecchietti sempre e comunque scapestrati.

Maestro concludiamo. Cosa è la Bellezza?

La Bellezza è un concetto astratto ma contemporaneamente radicato in noi. Ci sorregge con la visione del mondo e della natura. Certo difficile da definire ma facile da trovare in se stessi.

domenica 31 luglio 2011

Lolli. L'anarchico della canzone in trio per cantare l'amore

da " Il quotidiano della Basilicata"
Claudio Lolli, voce controcorrente
L'anarchico della canzone in trio per cantare l'amore





di Francesco Altavista

Brienza –“Collegato d'amore alle masse ,più cultura, più lotta di classe”. Sono alcuni versi della canzone “ Autobiografia Industriale” di Claudio Lolli.Il cantautore nato a Bologna il 28 marzo del 1950 sarà in concerto in trio con Paolo Capodacqua e Nicola Alessini a Brienza il prossimo 5 agosto nell’ambito della manifestazione “ Notti al castello-anni ribelli”. E’ il settimo e penultimo appuntamento della rassegna burgentina che ripercorre gli anni dal 1967 al 1977, con Claudio Lolli si ripercorre quel fermento culturale politico di cui si parla tanto a volte anche in modo ambiguo. In anteprima il cantautore ribelle si concede per un’intervista per “ Il quotidiano della Basilicata”.

Maestro, il suo ultimo disco è “ Love Songs” del 2009, una raccolta delle sue più belle canzoni d’amore arrangiate proprio in trio. Perché un cantautore controcorrente come lei canta l’amore? Perché oggi c’è bisogno di farlo?

Intanto c’è un motivo pratico. In tutti i miei dischi c’era la canzone d’amore che non era stata molto ascoltata e valutata perché avevano avuto più spazio altre cose. Risentendole mi sembravano belle e stimolanti. Parlare d’amore oggi credo sia la cosa di cui c’è più bisogno, nell’introduzione dell’album si legge che è un corpo politico – culturale contro l’odio organizzato di oggi. Di amore politico si tratta non di amore mistico.

In questa raccolta c’è anche “ Quello che mi resta “ del suo primo album “ Aspettando Godot” del 1972. Il Godot di Samuel Beckett è stato sempre al centro delle sue riflessioni anche per esempio in “ Autobiografia Industriale “. Per l’autore di Dublino non è mai arrivato, lei lo sta ancora aspettando ?

Se arriva è peggio, bisogna sempre aspettare per avere desideri. Quando tutto si chiude è la fine, la storia deve continuare , è l’unica situazione gradevole, di gioia dell’uomo: la condizione di aspettare. Sono passati 40 anni avevo ripreso, banalizzato e politicizzato lo spunto di Beckett. Oggi tutto è cambiato, prima era il bisogno di agire. Oggi invece è l’attesa di qualcosa che è una forza propulsiva più profonda addirittura più determinante dell’azione in se stessa.

Se Godot non è arrivato allora e non arriva oggi, ha ancora senso fare musica ribelle?

Io dico che ha sempre senso fare musica ribelle, forse oggi più di prima. Negli ultimi mesi e giorni vediamo dei segnali interessanti ma abbiamo passato una ventina d’anni di sonno. Ci sono delle ragioni che hanno generato dei mostri. Musica ribelle chiaramente è una semplificazione, significa musica che abbia dei spunti critici, delle riflessioni politiche, che metta dei dubbi, dei sogni che modifichino l’emotività di chi ascolta, non semplicemente una colonna sonora della noia dell’esistenza.

Tra alcuni cantautori del suo periodo ma anche tra alcuni intellettuali di sinistra serpeggia quasi un rinnegare del periodo degli “ anni di piombo” .Quale riflessione si può fare su quel periodo?

Io penso che quel periodo sia stato molto banalizzato sotto la sigla anni di piombo, perché non era solamente quello; era un periodo molto creativo dal punto di vista culturale, molto vivo molto vivace. Si sono elaborate teorie e comportamenti molto moderni che hanno sprovincializzato l’Italia. Il fatto poi che sia andata a finire male è innegabile,il fatto che sia prevalso nel movimento la parte militare si è capito quando si è trovato il cadavere di Moro, si capì in quel momento che era finito tutto.

Considerando il fermento di quel periodo, oggi a cosa siamo arrivati?

Per il momento mi sembra che finalmente questo regime fascista che ci governa da venti anni abbia delle difficoltà. Spero che crolli e che si aprano dei movimenti più energici, più vitali che la società sia meno soffocata. In questo io credo che per esempio la capacità di usare i nuovi mezzi di comunicazione dei ragazzi serva molto. Come i ragazzi non comprano più il cd così non guardano più la televisione. Guardano quello che vogliono sul computer e questo dà una grande possibilità di avere informazioni alternative e quindi un’occasione di vedere il mondo in modo più sfumato, più articolato, meno imposto, meno strutturato dal potere.

“Ho visto anche degli zingari Felici “ è un altro suo grande successo, ripreso da Luca Carboni nell’album del 2009 “ Musiche ribelli”. Che senso ha questo pezzo per la generazione di oggi?

Il suo tempo era 1976 e si rivolgeva a quella generazione. Certo un po’ di nomadismo culturale è sempre auspicabile e mi sembra che questa ultima generazione lo stia praticando. Potrebbe essere dedicato benissimo anche a loro. Esiste questo “zingaraggio” della rete che ha questa sua indipendenza dal potere e consegna sicuramente gioia.

Maestro, nella penultima domanda vorrei una sua breve riflessione su queste tre parole trattate moltissimo nei suoi pezzi: Socialdemocrazia, Anarchia e Borghesia?

Socialdemocrazia, a questo punto magari! L’Anarchia rimane sempre lì, come Godot , la cosa che non arriva mai e che si aspetta sempre, crea un movimento, delle tensioni positive, è la cosa a cui crederò sempre. La borghesia, se fosse intelligente ce la teniamo ma di certo non è quella che abbiamo adesso.

Cosa è la Bellezza?

La Bellezza è lo splendore femminile. Se esistesse Dio sarebbe donna ma come disse qualcuno grazie a Dio sono ateo.

martedì 26 luglio 2011

Intervista: Ambrogio Sparagna cantore delle radici


da " Il quotidiano della Basilicata"

Ambrogio Sparagna cantore delle radici
di Francesco Altavista

Brienza – E’ il “main event” dell’edizione 2011 della manifestazione “Notti al castello- Anni Ribelli” di Brienza: giovedì 6 agosto varcherà le porte del castello burgentino il maestro Ambrogio Sparagna . E’ il massimo esperto di musica popolare italiana oltre ad essere un grande musicista di livello internazionale. Ambrogio Sparagna si esibirà a Brienza in concerto con l’ Orchestra Popolare Italiana dell'Auditorium del Parco della Musica di Roma alle 22:00 ma prima alle ore 20:30 un interessante dibattito sulla musica popolare con la presenza del maestro, coordinato dalla giornalista Margherita Agata e da Pancrazio Toscano. Per “ Il quotidiano della Basilicata” il maestro Ambrogio Sparagna si concede per un’intervista in anteprima.

Maestro partiamo dalla fine. Il suo ultimo l’album è “Taranta D’amore”, cambiando l’ordine delle parole del titolo forse la sintesi del suo grande lavoro sulla musica del sud. Cosa rappresenta per lei questo progetto?

Questo progetto chiude un periodo oramai pluridecennale di attività di ricerca sui ritmi della musica popolare e in particolare sui ritmi della tarantella che è la forma di musica che caratterizza tutta l’Italia meridionale e non solo perché poi è la base su cui si articolano tutte le forme di danza dell’Italia centrale e anche alcune dell’Italia del nord. E’ come se fosse la madre di tutte le danze italiane. Dal 2007 tutta l’esperienza che ho fatto nei vari linguaggi della musica popolare è confluita a Roma nell’”Auditorium del Parco della musica” dove ho messo insieme una grande orchestra con giovani musicisti di tutta l’Italia che vogliono valorizzare il patrimonio della musica tradizionale attraverso progetti musicali e di ricerca oltre che di produzione di spettacoli.

Nello studio della musica etnica, dove ha trovato più difficoltà?

Quando ho cominciato la difficoltà era proprio l’approccio scientifico, perché questo studio prevede una profondità di conoscenze musicologiche notevole. Inoltre la musica sta dentro un ambiente umano: conta più come si vive la musica che le note che si producono. Questa è la cosa più complessa da comprendere. Bisogna cercare sempre di mantenere questa orbita chiara: la musica popolare deve generare comunità, deve generare anche situazioni di degrado o tentativo di comunione delle persone. Si devono fare parecchi passi indietro come artista e stare vicino alla gente il più possibile. Non si tratta di fare musica commerciale, ma fare un prodotto di alto livello qualitativo che arrivi al cuore di tanta gente e non è detto che lo si riesca a fare sempre.

Perché secondo lei la musica etnica italiana è meno diffusa e famosa di altre come per esempio il blues ?

Siamo una colonia culturale. Io ricordo un incontro con Alan Lomax, il più grande etnomusicologo americano. Alla fine degli anni 70 venne a Roma per tenerci un corso all’Università. Una sera andò in giro per Roma per sentire la musica e nei locali romani , in particolare al Folk studio si faceva il blues e lui ad un ragazzo che suonava disse: “ ma scusa perchè suoni il blues, cosa c'entri tu con il blues? Ma tu consci la chitarra battente , conosci i cantori calabresi e Pugliesi? Hai mai sentito come cantano gli italiani, sono più emozionanti e ricchi del modo di cantare dei finti neri americani”. Questo aneddoto dimostra l’ignoranza verso la nostra cultura e questo è un chiaro progetto di egemonia culturale che altri hanno fatto su di noi. Abbiamo pagato con un’ignoranza che non ha eguali.

Lei attraverso i suoi studi e la musica ha ascoltato la voce dei popoli, specie quelli del sud. Cosa si può dire del meridione e dell’origine delle questione meridionale?

Proprio perché è una terra di contrasti genera sempre grandi tensioni e grandi movimenti. E’ una terra che non ha avuto una classe dirigente all’altezza, nonostante abbia avuto personaggi di rilievo assoluto. Oggi quando andiamo a fare il ragionamento sulla storia del meridione, non dobbiamo dimenticare questa anomalia. Il sud ha espresso figure di profilo istituzionale di rilievo, ma non ha saputo mettere in rete queste esperienze. Queste sono rimaste isolate, come in un deserto, è il problema di sempre, il sud non riesce a fare rete. Grandi idee , grandi progettualità, grandi figure ma alla fine si paga l’incapacità di metterle insieme.

Lei ha studiato il sud ma quale è il suo rapporto con la Basilicata?

Ho cominciato a conoscere la Basilicata verso la metà degli anni 70, in questo periodo ho cominciato ad attraversarla per cercare suonatori e cantori. Lo amata e continuo ad amarla è una regione che come dice il mio amico Pancrazio Toscano, ad ogni curva cambia paesaggio. Una regione così è una terra che ti prende al cuore e ti rimane nel profondo, non è una regione che si fa dimenticare. Una regione che si può vivere da turista e questa è anche la forza del sud. Io sono non soltanto di cultura meridionale ma anche un grande camminatore nei terreni del meridione, non puoi attraversarlo in maniera generica , ogni passo ti dà un segno di dolore e rabbia ma anche gioia e di appagamento della bellezza che incontri.

Cosa è la bellezza?

La Bellezza è conoscere la profondità delle persone che ti stanno davanti. La Bellezza è soprattutto il mondo che ci circonda costruito con gli sguardi d’amore.