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domenica 10 luglio 2011

Alunni del sole: Intervista Paolo Morelli


da " Il quotidiano della Basilicata"

Gli Alunni del sole Romantici Beat

di Francesco Altavista


Brienza - - L’edizione 2011 della manifestazione di Brienza “ Notti al Castello- Anni ribelli 1967-1977” sta per tagliare il nastro di partenza su otto giorni di cultura e musica ribelle. Si parte il 30 luglio con il concerto degli “Alunni del Sole” . Quest’ultima è senza ombra di dubbio una band che ha caratterizzato gli anni 70 , quelli che in particolare facevano riferimento agli ultimi rigurgiti beat, con uno stile unico dalla delicatezza romantica della cultura partenopea . Tanti si sono innamorati sulle note della band scoperta da Renzo Arbore. In anteprima Paolo Morelli pianista e voce,cofondatore del gruppo insieme al fratello Bruno si concede per una breve intervista a “ Il quotidiano della Basilicata”.

Maestro,nel 2006 l’ultimo album “ E risalire il tempo” ma prima una carriera straordinaria. Come è cambiato il suo modo di scrivere e il suo pubblico?

La carriera nasce dalle ispirazioni,da un mondo interiore che è l’impulso allo scrivere. Cambia nel tempo la dimensione artistica,cambiano le mode,ma io rimango l’incantatore di canzoni che mette insieme i pezzi dei sentimenti,con la maturità di adesso che è diversa da quella delle espressioni giovanili degli anni settanta. Porzioni di romanticismo si avvertono anche nei giovani,il nostro “zoccolo duro” di fans è quello dei reduci degli anni settanta,ma ci sono anche tanti giovani che hanno riscoperto canzoni come “Concerto”,”E mi manchi tanto”,”Liù”.

Il nome “ Alunni del sole” viene dall’omonimo romanzo di Marotta. In questo libro l’amore per la mitologia greca univa i diversi personaggi. Quanto avete in comune con quest’opera?A quale personaggio siete legati artisticamente di più?

Peppino Marotta è stato un grande scrittore ed articolista ed il suo libro con questa storia di un bidello in pensione che nei vicoli di Napoli,al suo gruppo di discepoli popolari illustra i personaggi della Mitologia greca ,ha intrigato molto la mia fantasia. E’ come un quadro di grande neorealismo,in cui si mischiano sorrisi,passione e storia. In comune solo la terminologia “Alunni del Sole” che in se è già un romanzo. Il Sole è calore,amore. Gli Alunni sono coloro i quali recepiscono le emozioni,il calore,l’amore,l’energia del sole. Alunni del Sole è l’estensione della mia anima,quasi come un marchio,un gigante che ha attraversato diversi decenni dalla fine degli anni sessanta al nuovo secolo.

Avete avuto anche un famoso periodo, quello della “ Produttori associati”, di scambio con Fabrizio De Andrè. Cosa le ha dato questo periodo personalmente, cosa al gruppo?

Milano e la “Produttori Associati” per noi e per me sono stati la produzione discografica,lo scambio continuo di spunti compositivi,di intuizioni. Questa casa discografica faceva e farà parte della geografia degli Alunni del Sole,per noi era come una grande famiglia da vivere. Tutti oggi ricordano Fabrizio,era un grande poeta,scambiammo idee e diedi qualche suggerimento in canzoni contenute nell’album”Non al denaro,non all’amore,né al cielo”,ma anche in qualche mia canzone

ci fu qualche momento ispirato da De Andrè.

Poesia d’ottobre” è un pezzo straordinario, per anni considerata una rarità perché pubblicata solo una volta nel 1974, un 45 giri retro del pezzo “ I tuoi silenzi” e poi nell’ultimo disco del 2005. Quale è la storia di questo pezzo?

E’ come un pezzo di puzzle che rimane sospeso. “Poesia d’ottobre” è nata in un attimo,parole che rilette oggi lasciano affascinati:”Il tramonto nascondeva gli amanti in un letto di sole..con le luci di sera dovevi tornare alla vita di casa…”Il concetto del Carpe diem,dell’attimo rubato,dell’emozione che ti squarcia il cuore. La musica poi con quel levare di mandolini dopo il refrain,nato da un’intuizione di mio fratello Bruno,è il vestito migliore per il testo. Le canzoni sono pezzi d’anima sparsi nel tempo,ognuna è un momento che si ferma,una lunga storia. Si cambia lo scenario,cambiano i tempi,ma la dolce malinconia è l’ispirazione che trasforma dei versi che in musica diventano emozioni.

Ha scritto una canzone in napoletano per Patty Bravo ed ha ricevuto il premio Carosone, continua quindi a scrivere musica e da essere legato alla sua città. Quanto è legato alle sue origini ?Ci aspettiamo un prossimo disco degli “ Alunni del sole”?

Napoli è molto presente nelle mie canzoni,basta pensare “A Canzuncella”che ha aperto le porte alla nuova musica cantata in lingua napoletana. Avere ricevuto a dicembre il prestigioso “Premio Carosone” è il sigillo all’unione forte con le mie radici. Riproporremo il disco, “Dove era lei a quell’ora”nella versione di Gaslini che non fu mai pubblicata. con gli arrangiamenti del 1972,suonata con strumenti antichi. Sarà un’occasione imperdibile,nel nuovo album ci sarà l’intera suite ,composta da “Dove era lei a quell’ora”,”Il paese dei coralli”,”La mia innocenza”,”Vento azzurro,l’acqua verde del porto.”e le nuove canzoni composte quest’anno. La cosa più bella sarà il ritorno dell’etichetta “Produttori Associati”.

Concludiamo. Per lei cosa è la Bellezza?

Sono legato idealmente alla Bellezza,un ideale da raggiungere attraverso la musica e la poesia.

domenica 19 giugno 2011

Sud Sound System dal Salento i venti anni di carriera

da " Il quotidiano della Basilicata"

Sud Sound System tra passato e futuro


di Francesco Altavista


Banzi – Festeggiano i loro primi venti anni di carriera, sono i Sud Sound System in concerto gratuito a Banzi domani in piazza Guianturco. La band salentina, pioniera del raggamuffin italiano, è composta da Nando Popu, Don Rico e Terron Fabio, GGD e Papa Gianni. Conosciutissimi dal pubblico giovane italiano e non solo, faranno ballare la piazza della cittadina lucana con il loro ultimo lavoro :“Ultimamente”. Un disco apprezzato dalla critica per un sound migliorato ricco di colori e sapori del Salento senza dimenticare il reggae. In anteprima Nando Popu concede un’intervista esclusiva per “ Il quotidiano della Basilicata”.

Nando, “Ultimamente” è il vostro ultimo album ed arriva dopo 20 anni di carriera. In che modo questo album riassume questi anni ?

Noi raccontiamo dall’inizio della nostra carriera sempre allo stesso modo. Prendiamo ispirazione da quello che accade,siamo ragazzi di strada e altro non possiamo fare. In questo album c’è di tutto, non solo sud perché noi meridionali siamo ovunque, quindi rappresentiamo anche questa sorta di esodo, questa forma di rappresentare il cittadino del mondo senza confini, senza limiti. Poi chiaramente sono venti anni quindi c’è un miglioramento dal punto di vista musicale, a volte gli accordi raccontano molto di più delle parole stesse. Andiamo quindi alla ricerca anche della sensazione musicale, crediamo fortemente che la cosa più importate della musica sia il ritmo. Quest’ultimo come esempio di liberazione del corpo, là dove il corpo è schiavo per esempio delle ore di lavoro. La danza è liberazione; è quello che abbiamo imparato dai nostri nonni. La taranta non è liberarsi dal veleno di qualche ragno, ma dal veleno che si ha dentro.

Quindi con la vostra musica rimettete l’uomo alienato in contatto con il mondo?

Forse è il contrario, è la musica che si serve di noi per ricordarci questa attitudine all’umanità e non a perderci nella città dell’essere. Questa è una cosa che ho scoperto con il tempo, studiando la mia terra, proprio nel momento in cui si stringe questa sorta di cappio al collo, in passato la gente si liberava proprio con la danza, forse perché è un rimedio che si può trovare ovunque, non ha controindicazioni ed è uno dei linguaggi più antichi della terra. Questo spiega anche il fatto che un gruppo come noi che viene dal Salento si fa capire in giro per il mondo.

In questi anni di concerti e di musica, hai mai avuto la sensazione che qualcosa di quello che cantavate sul palco fosse stato frainteso o magari estremizzato?

Ti faccio un esempio: noi a volte ci sentiamo come dei mattoni, pensa ad una casa incompleta a cui mancano proprio quei pezzi, ma nessuno lì usa. A volte musicalmente abbiamo avvertito questo modo di fare. Poi ancora oggi il dialetto viene considerato sempre un qualcosa di basso livello, bene che va ti considerano World Music ma spesse volte non guardano ai testi, alle intenzioni. Tutto questo perché la musica viene considerata da tanti come strumento del mercato. Noi non sappiamo se nei prossimi anni saremo ancora propensi a firmare contratti con major o altre etichette, visto che oggi con internet possiamo fare tutto.

I Sud Sound System suonano reggae unendolo alle tradizioni del Salento. Quest’ultima una terra considerata depressa fino a pochi anni fa, oggi sembra che sia in ascesa artistica come tutta la Puglia. Nella tua terra cosa è cambiato? Che consiglio dare alle altre regioni del sud?

E’ da una decina di anni che si respira quest’aria, noi abbiamo avuto la fortuna ti avvertire questo cambiamento ancora prima , all’uscita del nostro primo album negli anni novanta. Erano le idee che ci precedevano. Per una sacco di tempo c’è stata la dance hall pirata, ci radunavamo nelle campagne, facevamo feste dove non si potevano fare. Ascoltare la musica in modo sano senza business o “Sacra corona “.La musica in un certo ci ha salvato da questo punto di vista . Questa cosa è servita perché venivano ragazzi da tutta l’Italia, dai centri sociali dal nord, era il metodo che vinceva non il luogo fisico. La Puglia si è alzata in piedi, in questa regione siamo come tutti questi ragazzi che stanno cambiando le cose, facciamo parte di quel tessuto di cittadini che hanno votato un omosessuale comunista presidente, neanche in Norvegia sognano queste cose. Il segreto è credere nelle persone e nelle idee non nelle istituzioni.

Siente visti da gran parte del pubblico anche come la bandiera della legalizzazione della cannabis e nei vostri concerti diciamo che il pubblico ne fa uso massiccio. Quale è il tuo parere sull’uso della droga?

Credo sia più una questione di antiproibizionismo,magari poi uno fuma, gli altri neanche fumano, è passato tanto tempo non siamo più ragazzini. Il problema è il proibizionismo perché porta all’illegalità. Poi chiaramente c’è distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti, quindi comparare spinello e cocaina vuol dire fare del male. In Italia siamo l’unica entità idiota che ha un atteggiamento assurdo verso le droghe leggere, ci si deve guardare attorno e non dico all’Olanda ma alla Francia,alla Spagna. Abbiamo visto i danni del proibizionismo, abbiamo visto amici uccisi dalla mafia, è questi ultimi sono caduti di mafia come lo sono i giudici.

Cosa è la Bellezza?

A volte la Bellezza è anche stupida. La Bellezza greca era la simmetria, ma forse era un pretesto. Può essere armonia ma anche la non armonia. La Bellezza bisogna cercarla.

mercoledì 15 giugno 2011

Zamuner e il conservatorio Gesualdo da Venosa di Potenza

da "Il quotidiano della Basilicata"

Zamuner cambia musica in conservatorio


di Francesco Altavista

Potenza – Il maestro Umberto Zamuner pianista di fama nazionale e internazionale, già titolare di cattedra sarà il nuovo direttore del conservatorio “ Gesualdo da Venosa” di Potenza. La sua elezione arriva in un momento particolare del mondo degli istituti di cultura superiore musicali, per la riforma della legge 508. Il maestro in un’intervista esclusiva per “ Il quotidiano della Basilicata” spiega i suoi obiettivi nel traghettare il conservatorio di Potenza verso l’innovazione.

Maestro, come il conservatorio di Potenza si appresta a recepire la riforma della legge 508 che sostanzialmente trasformerà i conservatori in vere e proprie Università?

I vecchi corsi tradizionali del conservatorio saranno ad esaurimento, rilasceremo i titoli accademici classici. Nel frattempo rimane un vuoto: la riforma di tutta la struttura musicale del nostro paese a partire dalle scuole, non è stata attuata completamente per cui, in questa mancanza, istituiremo dall’anno prossimo, come tutti i conservatori d’Italia, dei corsi di fascia pre - accademica. Dei corsi rivolti a colmare le mancanze derivanti da una riforma non completamente applicata( mancano licei, scuole elementari e medie). Questo è quello che ci aspetta della riforma per la prima volta l’anno prossimo. I corsi triennali sono già partiti quest’anno, abbiamo anche avuto il programma approvato dal ministero per cui con i corsi siamo già partiti. Teoricamente ci sono le stesse materie di prima, ma sono strutturate in modo diverso,i trienni hanno crediti, materie con ore di studio. Nei corsi pre -accademici non ci saranno dei crediti ma obiettivi di apprendimento specifici divisi in tre livelli che i ragazzi dovranno raggiungere. Penso che questa riforma dia una grande opportunità, infatti possiamo muoverci in autonomia,modificando i programmi che vengono costruiti da noi docenti. Il vecchio conservatorio ha fatto cose grandiose ma aveva delle criticità. E’ impensabile che all’esame di pianoforte il pezzo considerato moderno è di Brahms, dobbiamo cercare di offrire ai ragazzi un repertorio diverso, programmi moderni, soddisfacenti, offrendo comunque completezza e professionalità.

Si può dire che lei sarà il direttore dell’innovazione, che porterà il conservatorio verso la modernità?

Io penso che il vecchio è sempre importante, quello che è stato prima di noi è sempre buono e da studiare. Ma noi siamo anche il futuro e dobbiamo proiettarci verso il nuovo, quello che ancora si deve scrivere, non con paura e preoccupazione, affrontarlo e tirarne fuori le esperienze, far diventare la nostra conoscenza qualcosa di importante. Quest’anno attiveremo anche il biennio di musica elettronica che non c’era, questa era una delle domande forti che veniva dal territorio. Un’altra era la musica jazz. Non so se sono il direttore dell’innovazione , sono sicuramente il direttore della riforma è stato anche uno dei motivi che mi ha spinto a candidarmi, capire dove la riforma ci porterà e con l’aiuto di tutti possiamo indirizzarla verso la direzione giusta, verso il riacquisto di prestigio da parte dei conservatori.

Dopo diversi anni di insegnamento nel conservatorio di Potenza, come vede il rapporto dei giovani di questa regione con il conservatorio a volte considerato un po’ austero?

Io ho la fortuna di avere dei ragazzi veramente bravi in classe da me, qualcuno di grande talento che va coltivato. Non si può prescindere dal ruolo del vecchio insegnante,quest’ultimo deve coltivare queste piantine forti che possono dare dei frutti eccezionali. Noi non vogliamo essere austeri e come quando i ragazzi mi dicono:” maestro, Back è complicato “. Non è vero dietro il parruccone di Bach, c’è una persona che si divertiva a fare musica, casa di Bach era una fabbrica di musica, gente che si divertiva. Noi dobbiamo cercare di portare il conservatorio verso tutti quelli che vogliono fare musica, il conservatorio deve diventare il centro di qualsiasi attività musicale. Alla fine del mese di giugno faremo questo festival di Master Class di musica jazz, secondo me molto belle, con una partecipazione massiccia di ragazzi. Il conservatorio non è solo studio classico, ma un posto dove si fa musica per il piacere di farlo.

Dagli allievi del conservatorio viene una richiesta: formare un’orchestra del conservatorio di Potenza. Ci sono le condizioni e le possibilità per formarla ?

E’ una delle mie priorità. Io penso che il conservatorio debba esprimere le singole scuole e la professionalità di ogni singolo docente proprio attraverso l’orchestra e il coro di un conservatorio: sono l’anima di un conservatorio. E’ impensabile che non ci sia. Noi per tanti motivi non ci siamo riusciti, ma adesso farò di tutto per formare un’orchestra di certo non grandissima; cominciare con un’orchestra da camera che possa essere professionale e ogni tanto inserire nuovi ragazzi. Perché questi ragazzi di Potenza sono eccezionali, affrontano sacrifici enormi, sono straordinari e devono avere anche loro la possibilità di esprimersi in un’orchestra, di farli esprimere anche fuori dalla propria terra. Questo è conservatorio.

Dal conservatorio del direttore Zamuner che tipo di allievi dopo aver completato il ciclo di studi usciranno? Cosa deve consegnare loro il conservatorio di Potenza?

Il conservatorio darà all’allievo la possibilità di affrontare la musica, si potranno inserire nel mondo della musica in maniera competente e anche combattiva con gli altri. I ragazzi che fanno bene troveranno la strada per esprimere quello che hanno costruito, i sacrifici che hanno costantemente fatto. Bisogna far bene per considerasi, per avere coscienza di sé, poi se hai fatto così bene sicuramente prima o poi sarai premiato per quello che hai fatto. E’ una carriera complicata come lo è per le altre materie, l’importante è che si faccia con sacrificio, passione, decisione, sono convinto che queste cose vengono premiate nella vita. Il conservatorio di Potenza può sicuramente grazie ad un corpo docenti di primissimo livello dire la sua a livelli nazionali e internazionali.

Cosa vuol dire fare arte, da musicista e da insegnante?

Fare arte è la consapevolezza di star facendo una cosa bellissima che appaga sempre. Allo stesso tempo è una cosa difficile. Lo dico sempre ai miei allievi : “ voi non vedrete mai il vostro risultato subito”. Noi che abbiamo a che fare con l’arte non conosciamo il tempo della realizzazione , della soddisfazione. Mai un musicista potrà dire: sono un artista completo, ho raggiunto la perfezione. C’è sempre da imparare. La stessa cosa da insegnate, si ha il privilegio di fare una cosa bellissima che appagherà perché per fortuna non siamo fatti solo di materia ma di emozioni, di creatività e di arte.

Cosa è la Bellezza?

La bellezza è qualsiasi cosa che ci fa elevare lo spirito. Qualsiasi cosa che ci mostra la nostra sensibilità, dietro i canoni oggettivi della vita moderna.

lunedì 13 giugno 2011

L'essenziale per Federico Zampaglione dei Tiromancino


da" Il quotidiano della Basilicata" Il leader dei Tiromancino racconta la sua arte prima del live di Stigliano (mt)
"L'essenziale" di Zampaglione


di Francesco Altavista

StiglianoIl 13 giugno a partire dalle ore 21:00 circa in piazza Monumento a Stigliano, ci sarà l’atteso concerto dei “ Tiromancino” per festeggiare il santo patrono. E’ infatti con l’eleganza, la delicatezza noir e la poesia della band di Federico Zampaglione che nella cittadina in provincia di Matera si vogliono concludere i festeggiamenti. I “Tiromancino” in formazione rinnovata invaderanno la piazza con i nuovi brani dell’ultimo album “ L’essenziale” e con una selezione di pezzi più significativi del loro repertorio. Lo spettacolo offrirà al pubblico anche le proiezioni e suggestioni visive di Dario Albertini, l’artista che ha diretto gli ultimi video del gruppo e che cura l’allestimento scenografico del tour. Federico Zampaglione (voce e chitarre - acustica, elettrica, slide) sarà affiancato sul palco di Stigliano da Emanuele Brignola al basso, Stefano Cenci alle tastiere e Ivo Parlati alla batteria. Zampaglione oltre ad essere l’anima e autore dei testi della band e anche regista talentuoso di due film, “ Nero bifamiliare” con una splendida Claudia Gerini e il film horror uscito nel 2010 molto apprezzato “ Shadow”. In anteprima il cantautore romano si concede per una breve intervista con “Il quotidiano della Basilicata”

Federico nel tuo ultimo album fai diverse riflessioni, Ma cosa è l’essenziale per l’esistenza umana deturpata dalla famosa frase “Nietzschiana”, “Dio è morto” ?


L’essenziale in realtà è quello che ci serve per vivere, senza troppo farci distrarre e abbindolare da tutte le false informazioni che questa società ci vuole costringere ad avere. Io della vita celebro i sentimenti, il pensiero, la riflessione. Credo che in certi momenti l’uomo guarda sopra la sua testa cercando un qualcosa di superiore, eterno e stabile, il contrario della vita umana. In ogni caso poi bisogna sporcarsi le mani, darsi da fare e cercare la propria verità.


In questo disco come negli altri ci sono delle splendide canzoni d’amore, scritte e cantate con la tua proverbiale delicatezza. Come Federico Zampaglione parla, scrive ed intende la canzone d’amore?


L’amore è un sentimento d’affetto, bisogna trattarlo con attenzione. Spesso si sentono canzoni che per la verità sono molto superficiali e stereotipate, il rischio che scrivere d’amore è che se viene fatto in modo troppo scolastico nasce stereotipato. L’amore è complesso e quindi per parlare e scriverne a monte ci deve essere una riflessione profonda e non superficiale. E’ complesso , appartiene a delle sfaccettature, ombre e cose inspiegabili. Quando faccio una canzone parto sempre da un qualcosa che mi dia un’ispirazione autentica, non è detto che sia successo a me, ma anche a qualcuno vicino a me. Cerco di andare in profondità e cogliere gli elementi diciamo più orientati.


Sei cantante e regista e ultimamente anche autore per altri, come nel caso di Noemi con il pezzo “Poi inventi il mondo” inserito nel suo nuovo album “ RossoNoemi”. Che voto ti dai in questi tre ruoli e come nel tuo fare arte questi ultimi si intersecano?


Non sono mai stato bravo a dare dei voti e non sarebbe nemmeno giusto che sia io a darmeli. Io credo che ci sia tanto da imparare e migliorare, questo è il bello di questi lavori qui, non si finisce mai di imparare, di sperimentare , altrimenti non avrebbe più senso fare questo lavoro. Le immagini e il suono sono due elementi che vanno benissimo d’accordo, un buon film con una brutta colonna sonora ne risentirebbe, così come delle belle canzoni non possono dare delle immagini orrende. Quello che faccio è fare in modo che queste due espressioni si sposino al massimo per dare il massimo dell’emozione, affinché chi ascolta vada ad immergersi nella forma d’arte. Come autore ultimamente sto scrivendo pezzi anche per altri, questo pezzo per Noemi, è un pezzo che per lei andava bene. Mi ha chiamato , lei è una ragazza energica, talentuosa e anche solare. Devo dire che lei l’ha interpretata molto bene e scrivere per altri è bello perché non tutto quello che si scrive va bene per se stessi.


Nel tuo ultimo film “Shadow”, una pellicola horror, metti sullo schermo una definizione di male tutta di origine umana. Cosa è il male?


Il male è male, non c’è altra definizione. In questo film l’ho identificato con gli orrori e la bruttezza della guerra, della mancanza di rapporti tra uomini. Non c’è niente di più horror di quello che poi c’è dietro ad una guerra, in quello che non si fa vedere. In questo film ho cercato di entrare in po’ dentro questa oscurità


Cosa è la Bellezza?


La Bellezza è la semplicità e la spontaneità dell’armonia.

lunedì 23 maggio 2011

Eni e il modello lucano: Quarta forma del nichilismo assoluto


Che bello! L’Eni ha sospeso le sue attività d’estrazione per effettuare manutenzione e ammodernamento delle apparecchiature, operazione stabilita dalla legge, il tutto da fare in 25 giorni. Che bello, l’Eni potenzia i suoi impianti. Che bello, le aziende che dovranno effettuare i lavori cercano personale o meglio cercano dei servi, da assumere ogni tre mesi, eterni precari perché questa continua ad essere una regione maledetta che dimentica il suo popolo e in pompa magna rilancia le estrazioni di petrolio: sostituiamoci alla Libia, che bello! Eppure il governo di questa regione non sarà mai in grado di guadagnare sul petrolio quanto il paese del dittatore arabo. Ma non è di questo che voglio parlare. Non sono più un agguerrito sostenitore del no oil in Basilicata, che vengano pure a tirare tutto quello che vogliono. Siamo un popolo di vigliacchi, di maledetti vigliacchi. Siamo cani senza istinto alla vita. E non perchè le aziende che lavorano attorno al petrolio assumono i giovani per la manutenzione a termine, perché avere un lavoro a termine in Basilicata è come per una mosca avere la merda di vacca fresca. Questa regione è una vecchia puttana che non riesce nemmeno più a gemere quando viene sventrata dal vigliacco di passaggio. Dopo tre rinnovi, l’azienda è costretta ad assumere a tempo indeterminato, si forse in un mondo normale, no nel regno dei fantasmi. Passati dieci giorni di licenziamento, si torna tutto da capo nella terribile giostra del termine, della frantumazione dei sogni. Ma poi chi sogna più in Basilicata? Solo qualche faccendiere della val d’agri che si garantisce il potere intascando anime e soldi, di chi avendo dei figli scambia il tumore con la dignità Nella terra maledetta non c’è posto per un no alle estrazioni, perché per questa terra il progresso è un’entità che non va indirizzata dall’uomo , perché l’uomo è superato, l’uomo ha delle emozioni , l’uomo è vita. E allora per la manutenzione del gioiello della tecnica maledetta, del capitalismo immortale e sempre meno umano, si assumono giovani disperati pronti a sacrificarsi. Devono scendere nei pozzi, pulirli con contratti a termine al minimo sindacale , per dodici ore al giorno (ogni mezz'ora li fanno risalire) e se non torni fuori dal pozzo, poco importa una vittima del progresso. Proprio così le aziende addette alla manutenzione , non garantiscono la vita , la sicurezza dei propri operai. Ma no, in questa regione maledetta tutto cambia, ma dai, un giovane può morire, per la ricchezza dell’Eni e di questa entità senza anima che si chiama Basilicata, il progresso ha bisogno di sangue per far girare i suoi ingranaggi. Non garantiscono la vita dei propri operai:queste sono le parole che dicono a tutti quelli che arrivano disperati ai cancelli a chiedere dignità e lavoro. Non c’è posto per lacrime , affetti, rapporti umani, solo morte: la vita, già è scappata. Scegli o la vita o il lavoro, che bello! Il superamento dell’umano teorizzato dai filosofi , l’Eni con il suo capitalismo insieme a queste quattro aziende parassitarie l’ha raggiunto con l’annientamento della vita. Fanno naturalmente le visite mediche della morte, che bello! I medici cercano, ex muratori o altri che abbiamo respirato materiale dannoso, il massimo per loro i fumatori. Perché in caso di indagine su qualche morte o magari tumore o altre malattie ( capiterà sicuramente , questo è dato per certo) si dovrà dire che i polmoni erano già danneggiati, ai figli in lacrime, alle moglie , alle madri dovranno dire che è colpa loro, della sigaretta, in sostanza che è colpa della vita. Hanno mangiato troppo, hanno fumato troppo, il traffico, la polvere della legna, hanno amato troppo, sono stati troppo liberi, forse qualche volta da bambini hanno avuto la dignità e quella fa male, e poi quei pianti a teatro proprio non fanno bene!Sì,queste sono le cose che fanno male, che bello! Ma si continuate così, cosa serve la vita, cosa serve essere umani, cosa servono le lacrime se non a riempire il vuoto degli sciocchi che non credono al progresso del capitalismo senza spirito, al capitalismo dell’impulso tecnologico, al capitalismo del post umano. E si la morte ha superato la vita ed è colpa dell’uomo che è essere finito, essere che muore. E perché votare contro il nucleare, quella è tecnologia post umana, direi anche più nobile del petrolio. Perché non riempire i pozzi di scorie nucleari? Per il bene del capitalismo post umano. Perché insieme alle scorie nei pozzi non mettiamo anche i cadaveri specie di quelli più giovani per ingrassare questa terra nera? Metti che scopriamo che anche i cadaveri possono fare energia, anche quelli dei bambini malformati. Riempiamo i nostri boschi di pannelli solari, anche se non sono collegati alla linea elettrica come per le pale eoliche, tanto il post umano non ha bisogno d’aria , né del profumo della Bellezza. Poveri i nichilisti del passato, in questa regione siamo arrivati al quarto tipo di nichilismo assoluto: il primo era uccidere l’altro ma non era abbastanza, il secondo uccidere se stessi ma non era possibile goderne, il terzo lo teorizzò Anders sulla bomba atomica, ma anche questa non era abbastanza. Il post umano del modello lucano va oltre, uccide non solo uomini, cancella la vita, ma anche la storia di un territorio con i suoi profumi, distrugge la bellezza, il tutto con la consapevolezza di un popolo, una sorta di suicidio collettivo. Il massimo del nichilismo, che bello!. Andare a braccetto con il nulla, con la fine di tutto, siamo protagonisti e vittime del gesto di morte collettivo, che bello! Viva il petrolio!viva il capitalismo post umano! Siamo alla fine dello slancio filosofico del nichilismo assoluto che coincide come sempre con la fine del godimento.

domenica 15 maggio 2011

Gianfranco Vissani e la cucina di Maratea



da " Il quotidiano della Basilicata"

Vissani nella perla del Tirreno
"Che posti, che sapori"


di Francesco Altavista

Maratea – Il 29 Aprile scorso le telecamere hanno fatto ritorno nella cittadina di Maratea. Questa volta non si tratta di un film, come lo era stato per “ Basilicata coast to coast” ma per la Rai e il programma “Linea verde” di Gianfranco Vissani. Il grande cuoco internazionale , grande conoscitore anche di usi e tradizioni ha fatto capolino tra le viuzze marateote, alla ricerca dei sapori. La puntata sarà trasmessa il prossimo 5 giugno alle 10:30 su Rai Uno, in anteprima il maestro chef Vissani si concede per un’intervista esclusiva a “ Il quotidiano della Basilicata”.

Maestro Vissani, lei un po’ per passione e curiosità, un po’ per il programma “ Linea verde” ha girato tante città italiane. Come le è sembrata la cittadina lucana di Maratea ?

Non ero mai stato a Maratea, è un posto straordinario, una chicca, un gioiello. Un qualcosa che tutti dovrebbero vedere e conoscere. Con quel Cristo immenso alto che guarda tutti che domina il mare; quelle frastagliatura della costa, sembra un paesaggio incontaminato, la vita, il tempo, la storia , Cristo si è fermato a Maratea. Pensa che ho trovato una pasticceria che prende le paste da un cassetto, è un qualcosa di meravigliosamente nobile e antico.

Lei è notoriamente molto curioso e uno scopritore di sapori e di piatti, ha trovato piatti nuovi o interessanti a Maratea?

Non ho trovato piatti nuovi ma ho trovato la semplicità, la genuinità, quel borgo , quella piazzetta; queste cose ti prendono dentro. Ci sono piatti conosciuti ma dai sapori tipici e nuovi: un incredibile caciocavallo, un piatto buonissimo che fate con le viscere, ho provato una cernia meravigliosa da un sapore avvolgente e poi sono incredibili quelle mozzarella a treccia. Avete uno stimolo diverso , un piglio artistico culinario molto particolare ,una visione della vita totalmente diversa e straordinaria.

Maratea rappresenta sicuramente un fiore all’occhiello per il turismo lucano, gode da tanto tempo dell’attenzione artistica e turistica. Il film di Rocco Papaleo che parte proprio dalla cittadina marateota, mostra diversi prodotti tipici lucani con l’obiettivo del turismo. Come la cucina e la ristorazione può veramente diventare d’aiuto al turismo?

Certamente curare i locali che non siano freddi ma simpatici. Accogliere i clienti con i prodotti del luogo, dando un significato ai piatti che si fanno, raccontare una storia con quello che si cucina, avere il coraggio di spingersi oltre. Certamente un problema di Maratea non è l’ospitalità che è molto sviluppata ne avete tantissima. Le case che si trovano in questa natura incontaminata, sono in un certo senso aperte, rappresentano la porta verso un mondo meraviglioso di sapori e saperi. La ristorazione si deve fare ma la cosa importante è il cibo che deve essere sano. Penso alla vostra “pollo imbottito con i fusilli”, si può fare anche in una costruzione ridotta, meno grassa, meno strutturata, più veloce e leggera. Ci vuole coraggio in cucina. Questi luoghi magari difficili da raggiungere, ma che ti fanno sognare, rappresentano la vita . E’ proprio in questi luoghi che si fa un paese , un popolo, un’identità

Se dovesse costruire un menù marateota in un ristorante magari di lusso aperto ad un pubblico dal palato fine , quale piatto secondo lei non deve mancare?

Non deve mancare niente, tutta la cucina di Maratea è qualcosa di meraviglioso. Bisogna fare più attenzione ai piatti e dare un senso a quello che il pubblico ha davanti: magari meno conditi,più signorili, il piatto è come una bella donna. E’ bella di nascita ma magari è grassottella, non curata, se dopo un po’ di tempo la vedi più magra,più curata, più elegante,più accattivante non la riconosci più, perché è divenuta straordinariametne bella eppure è sempre la stessa.. La cucina è questo: calore, umanità e bellezza.

Ricerca della tradizione e ristorazione di lusso, sono due elementi che la contraddistinguono a livello mondiale. Come è riuscito a coniugarli ?quale è il segreto?

Ho dato la mia vita per questo mestiere , per conoscere per sapere, ho ricercato la nostra territorialità. La voglia di fare, di conquistare, di strabiliare ma non per andare sui rotocalchi, sui nostri giornali, sui media. Strabiliare per se stessi, per darsi forza.

Io una sua famosa frase lei dice che la cucina è cuore ed emozione, questa idea di cuoco va molto aldilà del mero lavoro. Quando la cucina diventa emozione e quando il cuoco diventa un artista?

Le emozioni sono parte ineluttabile di noi stessi. L’emozione è quando facciamo un piatto, quando la creazione di una cosa bella proviene dalle nostre mani e dalla nostra anima. Le emozioni sono la materia dell’uomo. La cucina è l’espressione di questa materia come lo sono le arti in genere, porta meraviglia,riso, pianto, paura. Così si deve vivere la cucina per trasmettere emozione, in un certo senso darsi agli altri ed è ciò che deve fare un artista

Lei ha studiato da aiuto-cuoco a Spoleto nel 1967, poi però ha fermato i suoi studi, non ha frequentato il biennio di specializzazione per capo-cuoco,per girare il mondo e fare ricerca. Alla luce della sua esperienza che valore da : talento, studio e sacrificio?

Il talento uno lo ha è basta, non si costruisce. Sacrificio è elemento costante che collega il talento e lo studio, serve e ne serve tanto: sono necessarie le scottature, il sudore anche i momenti tristi . Lo studio serve per cominciare il cammino come il bambino che pian piano comincia a camminare, magari cade, soffre e continua e poi impara a scrivere perché qualcosa della sua vita deve rimanere. Il talento si dà, si mostra mentre si scrive. Sono tre cose inscindibili.

Una parola per descrivere cosa deve avere un piatto e cosa un cuoco?

Sono due cose correlate direi: l’umanità di un cuoco e la dolcezza di un piatto.

Lei è stato un pioniere della cucina in televisione negli anni 90 ( dal 1997 a Uno mattina). Oggi il cucinare in tv è diffusissimo. Quale è il suo parere sulle ricette tv?

Io penso che non sia stato un male o peggio un snaturarsi. Certo la televisione mostra quello che è il divertimento, un piacere vederla e se non piace si cambia. E’ chiaro che possiamo dire che in tv le ricette sono incomplete, difficilmente la gente a casa capisce bene come procedere nelle ricette, ma danno uno spunto da completare con la propria fantasia . Per quanto riguarda i cuochi, cucinare vuol dire altro, non di certo il facile guadagno della televisione.

Cosa è la Bellezza?

La Bellezza è vita , è noi stessi. La Bellezza è e si esprime in se stessa

martedì 3 maggio 2011

Mezzo uomo e mezzo istrione:Intervista a Massimo Ranieri

da " Il quotidiano della Basilicata"







L'istrione Ranieri con il suo recital a Policoro




di Francesco Altavista

Policoro – “Io sono un istrione”; forse solo con questo verso della canzone “ L’istrione “ di Charles Aznavour si può definire in modo sintetico ma straordinariamente completo il grande Massimo Ranieri. Il prossimo primo maggio sarà a Policoro nell’impianto sportivo “Pala Ercole” con il recital da cinquecento repliche “ Canto perché non so nuotare… da 40 anni”. Un appuntamento imperdibile con un mito dell’arte italiana, uno di quei miti che se si fosse nella gloriosa epoca dei filosofi e teorici dell’ ” Homo Sapiens” meriterebbe un poema epico: l’essere mezzo uomo e mezzo istrione. Il recital che presenterà a Policoro, in contemporanea con la manifestazione di Telethon, è costruito su aneddoti e ricordi d’infanzia dell’artista napoletano che porteranno il pubblico a riassaporare l’aria dell’”Italia povera con el scarpe lucide”. Particolarità della pièce è sicuramente la composizione dell’orchestra e del corpo di ballo, tutto composto da donne. Per firmare la scenografia e regia, Massimo Ranieri ha chiamato i migliori collaboratori artistici del panorama teatrale italiano. Gualtiero Peirce, co-autore dello spettacolo Maurizio Fabretti light designer, Franco Miseria coreografo e Giovanni Ciacci costumista. Giovanni Calone questo il nome di Ranieri quando nasceva il 3 maggio del 1951 in via Palonetto 41 a Napoli, quinto di otto figli. Ha vissuto i momenti più duri di una famiglia numerosa e povera, cantava per guadagnare e perché a differenza degli altri non sapeva nuotare ( da qui il titolo della pièce), poi ad appena 16 anni accompagna Sergio Bruni in una tournèe negli Stati Uniti con lo pseudonimo di Gianni Rock. Solo nel 1968 comincerà a chiamarsi Massimo Ranieri cantando: “ L’amore è una cosa meravigliosa”.Nel 1970 comincia a vincere premi come attore e nel film “ La Sciantosa” è sulla scena con la grandissima Anna Magnani. La sua carriera artistica ha una svolta nel 1980 incontra il suo grande maestro Giorgio Strehler. Il grande regista triestino completa la perfezione artistica di Ranieri che dopo aver saggiato la vita dura della povertà ora vede la fatica del teatro e del lavoro sul corpo e diventa esperto di arti circensi, mimo e ballerino di tip tap.Nel 1988 vince il festival di Sanremo con “ Perdere l’amore” , il suo pezzo più conosciuto. Un carriera incredibile, cinema , teatro , musica e tanto altro: a poche ore dal concerto Massimo Ranieri si concede per per una breve intervista per “Il quotidiano della Basilicata”
Maestro con questo spettacolo ha voluto fare un omaggio alla sfera femminile. Secondo lei quale è la figura della donna oggi e di risposta quale è quella dell’uomo?
La figura della donna è molto più presente ed ha riscoperto quel ruolo che in tempi passati l’era stato sottratto anche violentemente. L’uomo in questo ha sicuramente perso posizioni. Questo spettacolo mette in luce una figura della donna protagonista nella vita in genere ma in modo particolare nella mia. Il futuro è donna.
Lei continua a ricercare sempre nuove fatiche nel teatro e nello spettacolo. Dopo la fama perchè continuare a mettersi in discussione? Cosa è il successo?
Nella mia vita non ho mai comprato pantofole ma solo scarpe da ginnastica. Il successo per me quindi è quasi un grido che ti scuote, ti porta sempre a correre e perfezionarti e che non ti permette di fermarti.
Giorgio Strehler è uno dei suoi maestri. Ha certamente familiarità con il concetto di “corpo senza organi. Quel è il suo rapporto quando si parla di teatro con il suo corpo? Quando un uomo diventa artista?
Io personalmente alla corpo ho sempre anteposto lo spirito, l’anima , l’emozione. Gli insegnamenti di Giorgio Strehler e di altri autori mi hanno accompagnato e sostenuto per anni. Artista non si diventa. Si è sempre operai dello spettacolo e io mi reputo tale.
Ha portato il grande teatro di Eduardo in prima serata su Rai Uno, il 4 maggio ci sarà “ Napoli milionaria”.




Dopo la prima sera cosa secondo lei ha funzionato bene nell’esperimento in italiano e cosa invece non è stato capito?Una curiosità : E’ vero che al primo incontro con Eduardo lei è stato sgridato?
La fortuna ed il successo di Eduardo De Filippo aldilà del grande maestro che è , è che dalle alpi alla Sicilia tutti sono potuti entrare nell’animo di Filumena, una Medea al contrario. Qualcuno ha parlato di tradimento ma Luca, mi ha detto che la Rai , nel 1962, registrò una versione di Filumena, chiedendogli di italianizzarla un po’. Lui accettò senza problemi. Quindi nessun tradimento. Si è vero mi sgridò. Era 1981 , al Piccolo Teatro stavo provando con Giorgio Strehler. Eduardo mi disse “Perché lei non vuole lavorare con me?”. Io dopo che trovai la forza di rispondere dissi “Non è vero Maestro. Io sogno di lavorare con voi notte e giorno”. “Vabbuò” replicò lui. E se ne andò”.
Maestro, per lei cosa è la Bellezza?
La Bellezza è la Bellezza, non si può definire in altro modo. Ognuno di noi deve avere una sua idea di Bellezza.