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mercoledì 16 marzo 2011

Pippo Franco molto " Svalutescion"


da " il quotidiano della Basilicata"
La comicità di Pippo molto " Svalutescion"

di Francesco Altavista

Potenza - Divertente? Si ,il dibattito, un’ora prima dello spettacolo, abbastanza accesso tra Pippo Franco e il fonico al Don Bosco di Potenza che a quanto pare aveva delle decise difficoltà sul mixer; per il resto c’è davvero poco da ridere. Non perché il comico romano parla di realtà ma proprio perché se usi il gioco dell’ironia poi non la devi spiegare la pubblico. Professor Pippo Franco spiega le contraddizioni della vita alla platea del Don Bosco, ai fedelissimi della rassegna organizzata da Cose di teatro e musica: “ Voglia di teatro-teatro in rete”. Sul palco solo un leggio con sopra il libro scritto da lui e Antonio Distefano qualche anno fa, dal titolo “ Qui chiavi subito” e un copione sbirciato più volte durante la confusa perfomance. “Cosa è diventato l’uomo?” e in “Quale realtà viviamo ?” sono le domande dalle quali il comico parte con il suo spettacolo durato due ore circa. Due domande filosofiche che vengono introdotte da un prologo di 25 minuti, parlando di Platone, Aristotele, Freud e altri maestri del pensiero. Se fosse stata una lezione di storia e di filosofia sarebbe stata mediocre e superficiale, per uno spettacolo di cabaret sarebbe andata anche bene peccato che a far ridere il pubblico sono le barzellette che ogni tanto spuntano nel suo racconto. Pippo Franco è un musicista, sarebbe stato più divertente vederlo cantare le sue famose canzoni ironiche, invece no diventa uno scialbo spacciatore di ironia costruita in modo posticcio. Nel tentativo di mostrare l’insegnamento, una morale nella pièce scade a volte nel bigottismo e in battute senza sorriso che a qualcuno con un po’ di coscienza pubblica sembrano fastidiose. Pippo Franco è come lo si vede in televisione, nell’ormai estinto “Bagaglino”, le battute più interessanti sono alla fine quando legge negli ultimi minuti le frasi trovate in giro per l’Italia e raccolte nel libro. L’umorismo del comico romano si sapeva sarebbe arrivato alla fine, è come un chador cristallino sui racconti ma questo velo è stato davvero troppo trasparente. Davvero incomprensibile l’uso delle luci che creano un ombra sul viso dell’attore cancellando uno dei punti di forza della comicità, quest’ultima scade continuamente, non riesce a decollare, per fortuna ogni tanto qualche barzelletta a sfondo erotico, specialità dell’attore, a mettere di buon umore e a far torcere il anso a qualche signora impellicciata. In fondo i racconti sono anche interessanti, tentano di disegnare la nostra realtà, ma alcune delle parole e qualche battuta, sembrano cose già ascoltate e in parte retoriche, alla fine ne esce un disegno dell’uomo e della realtà abbastanza confuso e incomprensibile. A tratti un po’ di tristezza nel vedere un professionista , con quaranta anni di carriera alla spalle usare barzellette sentite dai nonni qualche tempo prima. Del grande showman, dell’attore delle commedie sexy all’Italiana, del barzellettiere e del cabarettista si vede davvero poco. Manca di spontaneità, di ordine, di tempi comici: in sostanza a far ridere è solo la performance di Pippo Franco.



martedì 8 marzo 2011

Santoro primo con lo spot anti- stalking



da " Il quotidiano della Basilicata"

Santoro primo con lo spot anti- stalking



di Francesco Altavista


Muro Lucano – “Mi stavo accorgendo che non producevo niente di visibilmente attraente per me, quindi ho deciso di guardarmi un po' attorno, la città nuova, i portici le luci della sera .” A parlare è Dino Santoro, giovane studente universitario a Bologna, al corso di laurea magistrale di cinema, televisione e produzione multimediale, che tra l’insegnamento teorico vuole creare il suo spazio per

imbracciare la videocamera . Il bando di un comune della sua terra, Muro Lucano è l’occasione per farlo. Partecipa con uno spot di circa tre minuti e vince il premio della quarta sezione “ Oltre la Lavagna con Muro ComunicAzione”. Un progetto lodevole quello del comune lucano, con l’obiettivo di sensibilizzare la gente, attraverso la comunicazione, alle tematiche di disagio dei più deboli. Il giovane Santoro prende la sua videocamera e con le sue visioni, con le quali ha condiviso i primi corti giovanili e poi quelli più seri ed emozionanti tra cui “J La storia di nessuno ” ( in visione sul suo indirizzo my space www.myspace.com/dinosantoro84), costruisce con sensibilità e intelligenza uno spot sullo Stalking. “La quotidianità riguarda la vita di un essere umano che vive la sua giornata tipo compiendo azioni quasi involontarie che gli sono naturali,azioni che scandiscono la sua giornata :risvegliarsi, fare colazione uscire per una camminata”- ci spiega Santoro “ io ho voluto mostrare come una situazione di violenza dello Stalking vada ad intaccare proprio quella sfera privata, a condizionare la malcapitata vittima nell’intimità della propria giornata”. Lo Stalking, quindi non semplicemente come una forma di violenza anche fisica verso le donne ma come violenza alla vita. Santoro mostra nel video questa faccia del problema , lo fa con efficacia avendo mezzi molto semplici: audio in presa diretta e senza attori professionisti ma tre amici e in mente la sua visione. Sul set, nella sua stanza nello studentato a Bologna e poi in via delle Belle Arti sotto i portici : Daniela Morano, Francesco Labriola, Francesco Santoro e Loredana Distefano. Tutti giovani lucani come l’autore della colonna sonora Dino Lopardo, musica che nasconde una curiosità : è stata realizzata sulla base di un pezzo “iDoser”, le cosiddette droghe musicali. Un buon lavoro per il filmaker Dino Santoro che non vuole essere chiamato regista perché a suo dire ha tanto da imparare, certo la musica e le immagini in movimento sono uno strumento eccezionale che il giovane burgentino sta imparando ad usare davvero bene specie su tematiche sociali forti. Santoro è un giovane sognatore e ci spiega: “mi piacerebbe farne un video su Brienza, la mia città e i suoi personaggi. Ho in mente una miriade di storie quasi tutte reali che noi burgentini abbiamo vissuto direttamente e indirettamente”- confessa” non credo sia realizzabile dato che non potrei inserire la dicitura: ogni riferimento a persona o cosa è puramente casuale”.Le opere di Santoro fanno pensare , attirando a volte critiche e a volte elogi come si fa sempre per ogni opera che entri nel grande mondo dell’arte. Questo premio deve essere d’augurio affinché Dino Santoro riesca ad affinare la tecnica e a tornare nella sua terra, per raccontarci storie con le sue immagini e visioni.


domenica 6 marzo 2011

Edipo Re:Una Giocasta da urlo


da " Il quotidiano della Basilicata"

Una Giocasta da urlo
eccezionale interpretazione di Maria Letizia Gorga



di Francesco Altavista

Satriano di LucaniaQuanto è bella Maria Letizia Gorga? E’ lei ad interpretare “Giocasta” nello spettacolo di Ulderico Pesce “ Edipo Re”. Lei con la sua voce, la sua grazia, la sua violenza scenica, la sua profondità, la sua bellezza, rende lo spettacolo degno di essere visto. E così è stato in un teatro “Anzani” di Satriano di Lucania, non pienissimo ma partecipe, nell’ambito della rassegna teatrale “ Le valli del teatro”. Non ci si mette molto a capire che Pesce porta la tragedia di Sofocle tra le tradizioni lucane: nella scenografia abbastanza minimalista compaiono infatti 13 campanacci enormi della tradizione di San Mauro Forte e Tricarico e a fare da colonna sonora i musicisti Pasquale Laino e Stefano De Meo con le musiche della tradizione Arberesche di Barile,San Costantino albanese e Grecanica del Salento. Quella presentata per la regia di Ulderico Pesce , è una rappresentazione digeribile e leggera della splendida tragedia di Sofocle, durata circa un’ora e un quarto, nella quale il pubblico segue attentamente e nei piccoli stacchi più paesanotti di Ulderico Pesce si lascia scappare qualche risatina. Ma l’attenzione che conta è tutta per Maria Letizia Gorga, straordinaria amante e poi madre di Edipo interpretato da un’altrettanto bravissimo Max Nisi. La tragedia viene presentata in modo moderno e spregiudicato, tutti gli attori in scena e in mezzo al palcoscenico una bara di legno circondata dai campanacci. Lì il buon re di Tebe, Laio. Su quell’oggetto di morte Edipo concupirà con la bella Giocasta; sempre lì scoprirà pian piano la sua identità e lì Giocasta sarà posseduta più volte. Addirittura una regia irriverente mostra in scena il racconto di Giocasta sulla nascita del suo primo figlio, un momento di teatro straordinario. Edipo scopre di aver concepito due figli con suo madre, figli incestuosi e quindi maledetti, di aver scannato il suo vero padre Laio; scopre tutto dai racconti di un pastore e dimostra tutta la sua fragilità. Guai a colui che dice di essere il primo fra gli uomini ;Edipo, prima osannato dal popolo, è la causa della miseria e della pestilenza, qui la terribile fragilità dell’esperienza umana. Da brividi i canti di Giocasta che secondo i racconti del pastore in scena, era capace di dar forza ai fili d’erba che si erigevano verso il sole: Maria Letizia Gorga ha una voce capace di dar vita e in effetti quella voce quasi magica solleva spirito e anima del pubblico. La quarta parete che separa pubblico dalla scena si rompe più volte, non per le incursioni di Ulderico Pesce che ricordano nostalgiche tecniche anni 70 , ma per la bravura di Nisi e della Gorga che scioccano lo spettatore. Le parole si Sofocle parlano all’uomo moderno, parlano di responsabilità del proprio agire. Nonostante Edipo abbia fatto di tutto per non far avverare la profezia di morte che di fatti prevedeva sia l’uccisone di Laio che il rapporto carnale con la madre, non può fare nulla contro un fato ceco e cinico. Il protagonista paga per le colpe che non ha commesso volontariamente, in un conflitto tra la responsabilità individuale e volontà divina. La tragedia greca arriva in modo chiaro, forse mai così chiaro. Ci mostra un altro elemento: la tragicità del conoscere. Un po’ come l’Ulisse dantesco, Edipo nonostante tutti gli dicano di fermarsi decide di andare avanti e come Ulisse cade. Una rappresentazione degna di nota, con la prestazione da dieci in pagella per Nisi, davvero bravo nel rappresentare un Edipo rabbioso, affascinante ma mai volgare e una straordinaria Maria Letizia Gorga che da sola vale il prezzo del biglietto.

sabato 5 marzo 2011

Etno Folk: Intervista alla bella Sonia Totaro




da " Il quotidiano della Basilicata"

A tu per tu con Sonia Totaro, vocalist con il sogno del Cinema

Tito – E’ incredibile come in Basilicata la parte più interessante delle audizioni per festival musicale, per di più di musica folk- etnica,

è nell’esibizione del direttore artistico. E’ il caso del “Lucania Etno Folk” e del’esibizione di Eugenio Bennato, mostrata al pubblico

prima e durante la presentazione del primo libro del cantautore partenopeo “Brigante se More” nei tre giorni del festival : 26 a Tito, 27 a Satriano e 28 a Rivello. Bennato ha portato con sé due membri del suo gruppo: il cuore della sua musica con il maestro Lambiase e l’anima delle sue canzoni la bellissima Sonia Totaro. Quest’ultima ormai è la più attesa, a volte più dello stesso Bennato, per i suoi movimenti mentre balla, per la sua voce sempre più protagonista nei pezzi e per la sua bellezza davvero unica e particolare. Sonia Totaro nata il 5 ottobre del 1986 , viene da un piccolo paese del Gargano in Puglia, da quattro anni collabora con il cantautore partenopeo; arrivata tra gli allori dei titoli dei giornali nel “Festival di Sanremo” del 2008 : Bennato partecipò con“ Grande sud” e sulle ultime note lei improvvisò una danza ”tarantata” mozza fiato e rubò la scena ad attrici e starlette, tanto da essere stata definita la mora del festival. La bella Sonia prima dell’esibizione di Tito, nonostante una timidezza che quasi contrasta con la sua sensualità disarmante si concede per un’intervista veloce per “ Il Quotidinao della Basilicata “.

Sonia come è avvenuto il tuo contatto con la musica etnica e poi con il mondo di Eugenio Bennato

Io sono pugliese, vengo da Monte Sant’Angelo che è un paesino del Gargano e quindi quello che canto e che ballo un po’ viene dalla mia terra. Ricordo mio nonno che cantava, non in modo professionale, mentre mi accompagnava per le vie del mio paese. Questo tipo di musica fa parte di me, della mia educazione, del mio vivere. Nella mia terra ci sono tante brave ballerine di questo tipo di musica, io sono stata fortunata. Con Eugenio è stato un’esperienza casuale. Io ero andata a Napoli per assistere ad un concerto di un gruppo del Gargano. C’era Eugenio che mi vide ballare e mi incitò a salire sul palco. Gli lasciai il mio contatto telefonico ma la cosa finì lì. Dopo qualche mese, incontrai di nuovo Eugenio a Bologna, dove vivevo all’epoca per l’università e mi disse di partecipare ad un suo concerto che si doveva tenere il girono dopo a Parma. Io sono andata e da allora sono quattro anni. Ho cominciato come ballerina, poi naturalmente sono migliorata, ascoltando musica da grandi musicisti e Eugenio decise di farmi cantare, dimostrando ancora una volta il suo occhio lungo. Il primo pezzo fu “Taranta Power” e poi “L’anima persa” da allora cerco di migliorarmi sempre.

Oltre che cantare con Eugenio Bennato quali sono i tuoi progetti? Cosa vuoi fare da grande ?

Mi sono laureata in Sociologia ma mi interessa per il mio futuro la recitazione. Diciamo che da grande mi piacerebbe fare l’attrice. Ora vivo a Roma è sto facendo dei laboratori e dei corsi teatrali per migliorare, anche nella dizione e su tutto quello che è necessario per recitare. Questo so che è un percorso durissimo ma il mio sogno è quello di fare cinema.

Sei pugliese, quale è il tuo parere sulla “ Notte della taranta” e sul fatto che lo spettacolo sia votato troppo alla tradizione ?

Ti confesso che non ho mai stata alla “ Notte della taranta”, quindi non posso esprimere giudizi in merito. Certo io vivo la tradizione della musica per divertirmi con grande rispetto. Con Eugenio noi andiamo un po’ oltre la tradizione. In Salento forse da questo punto di vista sono un po’ chiusi, loro amano molto la loro tradizione e fanno bene però proteggendosi non si contaminano come per esempio succede a Napoli.

Sei stata definita la mora di Sanremo, sei dotata di una bellezza unica. Quale è il tuo parere sul mondo delle veline e delle starlette, tu che potresti anche intraprendere questa carriera?

La cultura italiana è in balia del tempo, alla deriva della propria storia. In giro gli italiani sono conosciuti un po’ come persone poco serie. Sono italiana e mi sento trascinata da questa infernale macchina della volgarità. Il fatto di Sanremo mi ha divertito molto, ma non amo la televisione, non guardo praticamente niente a parte qualche programma che pian paino stanno cancellando. Non farei mai la velina, perché non voglio fare l’idiota in televisione.

Cosa è la Bellezza?

La Bellezza è la spontaneità. La naturalezza delle cose pure e semplici e non una cosa costruita.

martedì 1 marzo 2011

" Voi complici dei nostri dittatori" , intervista al dissidente Juan Tòmas


da " Il quotidiano della Basilicata"


Intervista allo scrittore della Guinea equatoriale Juan Tòmas

"Voi complici dei nostri dittatori"

di Francesco Altavista

La Guinea Equatoriale è uno di quei Paesi dell’Africa di cui non si sente mai parlare. Un territorio, a sud del Camerun, da circa 40 anni sotto una terribile dittatura, dopo l’indipendenza dalla Spagna di Franco nel 1968. Sui libri di geografia si legge “Repubblica della Guinea Equatoriale “ ma di fatto non è mai stata democrazia. Dopo le terribili esperienze del colonialismo che ha tracciato i confini africani con riga e sangue, il potere della Guinea Equatoriale passò nel 1972 al primo presidente eletto Francisco Macías Nguema che non tardò ad auto-proclamarsi presidente a vita. Lo è stato fino al 1979, dispensando morte e miseria nel Paese poi una breve ed effimera speranza di democrazia nel colpo di stato del nipote del presidente Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, ma da allora governa come un dittatore facendo continui passi indietro. Nel 1995 vengono scoperti nella Guinea Equatoriale considerevoli giacimenti di petrolio, tanto importanti da fare del Paese quarto produttore di petrolio dell’Africa sub sahariana. La scoperta di questa risorsa ha portato al consolidamento delle disparità, al rafforzamento del potere assoluto di Obiang, alla distruzione dell’ambiente e conseguente aumento della violenza verso il popolo: fucilazioni e centinaia di omicidi. Nella Guinea Equatoriale mancano ospedali e scuole; qualsiasi forma di cultura è soppressa per dar vita al rafforzamento delle divisione etniche, secondo il detto latino: “ divide et impera”. Ad uno stato corrotto, violento e completamente votato al genocidio legalizzato si oppone l’indifferenza e a volte convivenza dei Paesi cosiddetti democratici. Infatti la società “ Sinergie Italiane” qualche tempo fa si vantava di aver raggiunto un vantaggioso accordo di approvvigionamento di gas proprio dalla Guinea Equatoriale e lo scorso 10 febbraio Josè Bono presidente del “Congreso de los diputados”( camera) spagnolo fa una visita ufficiale al dittatore. Proprio da quel giorno il più grande scrittore del Paese africano, Juan Tomàs Avila Laurel inizia lo sciopero della fame, contro il governo spagnolo che anziché combattere il regime preferisce trovare accordi. Juan Tomas che da anni con i suoi libri, poesie e opere teatrali racconta questa realtà, approfitta di questo evento per richiamare l’attenzione sul suo Paese, per sensibilizzare i popoli, per auspicare una rivoluzione democratica come nel nord Africa. Dal 10 febbraio continua il suo sciopero, ma ha dovuto lasciare,temporaneamente per motivi organizzativi, la sua amata Malabo (capitale della Giunea Equatoriale) per la Spagna. A suo sostegno è stato scritto un manifesto (diffuso anche su facebook) firmato da ricercatori, scrittori, poeti, filosofi e intellettuali in genere: tra i sostenitori il grande Noam Chomsky. In esclusiva grazie all’interessamento e alla collaborazione della dottoressa Selena Nobile esperta mondiale di letteratura e lingua Ispano- africana e docente all’Università di Basilicata, Lecce e Cosenza, riusciamo, per “ Il Quotidiano della Basilicata”, a contattare tra i suoi numerosi impegni tra Barcellona e Madrid, Juan Tomas per un’intervista, la prima concessa ad un giornale italiano.

Lei è senza dubbio uno degli scrittori e intellettuali più rappresentativi della Guinea Equatoriale. Perché uno scrittore deve iniziare uno sciopero della fame? Perché il potere ha paura delle parole di uno scrittore?

Lo sciopero della fame è uno modo, eclatante, perfino drastico, per richiamare l’attenzione. Queste forme si scelgono quando colui che inizia l’azione è solo e vuole che, il suo gesto, sia efficace. È chiaro anche che è molto pericoloso. I mezzi di comunicazione in Guinea Equatoriale non permettono il contatto necessario per informarsi e prendere delle decisioni corrette. Questo significa che siamo isolati. Il potere ha paura quando ci sono delle parole di uno scrittore, poiché le sue parole ne denunciano vizi e debolezze e poiché le sue parole possono giungere a tante persone. Nella lettera al Presidente del Camera Spagnola José Bono, lei tra le altre cose, denunciava l’appropriazione e l’esportazione delle ricchezze del suo Paese da parte del dittatore Teodoro Obiang Nguema e della sua famiglia. Perché la comunità internazionale tace? Perché continua a collaborare, nonostante tutto con il regime?

Perché ne ottiene dei vantaggi, è evidente. E perché il sistema politico mondiale è basato sull’ipocrisia. Inoltre, è risaputo che non permetterebbe mai che un’emergenza economica mettesse a rischio l’egemonia politica delle potenze mondiali.

Come si vive nel suo paese? Qual è la situazione contingente in Guinea Equatoriale? Pensa inoltre che gli intellettuali possano svolgere un ruolo decisivo in questo processo di cambiamento in corso?

Lo straniero che si trovasse in Guinea forse a prima vista non si renderebbe conto della situazione. Nelle città guineane non c’è acqua potabile e l’elettricità è scarsa. Moltissima gente vive in case nelle quali potrebbero vivere solo dei primitivi. La gente ha paura di parlare o di denunciare e soffre arbitri e maltrattamenti da parte di coloro che comandano e dai loro seguaci. Gli intellettuali, tutti, devono agire.

Sempre nella sua lettera rivendica il diritto del popolo guineoequatoriano a vivere con dignità, a salvaguardare l’ambiente e le risorse naturali. Perché è così forte la richiesta di difesa e di salvaguardia dell’ambiente in un paese così ricco di petrolio?

Perché tutto si può distruggere soprattutto se non si adottano le misure necessarie per controllare e prendersi cura dell’ambiente. I residui urbani, la deforestazione, assieme all’urbanizzazione selvaggia, distrugge l’ecosistema e quindi noi stessi.

Come ha intenzione di proseguire nella protesta?

Le azioni da compiere devono essere ripensate continuamente. Dobbiamo cercare sempre nuove strategie per ristabilire l’uguaglianza, la giustizia e l’umanità

Qual’è la sua idea di democrazie e di libertà?

Nel mondo ci deve essere, a parte tutto questo, prima di tutto uguaglianza. Se pochi hanno troppo e tanti non hanno nulla c’è una grande falla nel sistema

Perché si ha paura a confrontarsi con il male? Come si sente un uomo come lei, quando, superata la paura lo sfida con forza e determinazione?

Il male esiste in varie forme e cambia in continuazione oppure annulla la natura dell’uomo. Colui che non agisce come ci si aspetta che faccia un essere umano vuol dire che è contaminato,colpito dal male. Colui che supera la paura molte volte è solo, nel mondo abbiamo bisogno che molte persone superino la paura. Colui che ci riesce, agisce con determinazione ed efficacia.

Diceva Brecht: “Infelice quel popolo che ha bisogno di eroi”. Si sente un eroe?

Felice il popolo che trova il suo eroe, se lo salva dal pericolo. Oggi il mondo ha bisogno di una comunità, di una collettività. Non possono più nulla oramai eroi isolati, come nelle fiabe.

Concludiamo. A proposito di eroi: Peppino Impastato eroe ucciso dalla mafia siciliana ha lasciato tra le tante,una frase: “Insegniamo alla gente a riconoscere la Bellezza e a difenderla prima che venga distrutta”. Cos’è la Bellezza per lei?

La Bellezza è tutto ciò che mi spinge a dire le cose così come stanno.

sabato 12 febbraio 2011

Parlando con Enzo Iacchetti di Striscia, Teatro e arte


da " Il quotidiano della Basilicata"

In coppia con Covatta sul palco del Comic
di Francesco Altavista

Primo appuntamento del 2011 per la tredicesima edizione del Comic Festival organizzato da “ Cose di teatro e musica” in collaborazione con il comune di Potenza. Questa sera infatti in scena al Teatro Don Bosco” la commedia “ Niente Progetti per il Futuro” con Giobbe Covatta e Enzo Iacchetti che ci concede una breve chiacchierata telefonica prima dello spettacolo.

In “ Niente progetti per il futuro” i due personaggi, tu e Giobbe Covatta, subiscono due tradimenti, uno tradito dalla sua fama televisiva e l’altro dalla propria donna. Come vengono vissuti dagli attori/personaggi questi tradimenti?

E’ la storia di due disperati, sembra un dramma di disperazione, due che tentano di buttarsi dal ponte alla fine non si sa se riusciranno oppure no. Giobbe fa la parte del buono. Io per una volta faccio la parte del cattivo. Io dalla televisione ho ricevuto parecchi tradimenti quindi, non ci metto molto ad entrare nel personaggio, certo non sono mai stato cacciato come il personaggio che interpreto. Giobbe è un personaggio più semplice più buono, più ignorante, legato solo al fatto che la moglie lo ha tradito,in realtà lui è quello che ha meno voglia di uccidersi.

Nella tua carriera hai lavorato tantissimo in coppia con due grandi comici, Covatta e Greggio. Che tipo di rapporto ti lega a loro e come puoi definirli?

Greggio è una macchina televisiva perfetta. “ Striscia” è lui. Io e Ezio ci capiamo al volo, per me lavorare con lui è la cosa più facile del mondo, ci conosciamo da tanto tempo. L’amicizia con Covatta risale a 31 anni fa, quando abbiamo cominciato la gavetta insieme, nei locali di cabaret milanesi,abbiamo vissuto insieme con altri comici per pagare meno l’affitto. Abbiamo diviso le gioie e dolori delle nostre famiglie e avevo sempre desiderato di lavorare insieme. Ci stiamo divertendo molto anche se il lavoro è faticoso e noi non siamo più dei ragazzini.

Alla luce dei fatti di cronaca che coinvolgono diverse veline o pseudo tali, quale riflessione ti senti di fare sul tuo mondo dello spettacolo, dove basta una notte in un letto per fare televisione?

La televisione decade perché siamo decadenti. Se noi cadiamo in questa trappola non usciremo mai da questa crisi intellettuale. Se invece ci ribelliamo e spegniamo la televisione per andare al cinema o a teatro , le cose cominceranno a cambiare. Ho sempre tentato di fare tutto nello spettacolo ( cantare, recitare, ballare), ma la cultura italiana è un’altra , ti vedono a “Striscia” per tre mesi all’anno e sei famoso solo per aver fatto quello. In America se non sai fare tutto non fai neanche una piccola parte in un film.

Nei primi anni novanta hai pensato al soggetto della commedia poi scritta da Salemme “E fuori nevica”. Alla fine però non hai recitato in quella commedia…

Ho scritto il soggetto e gli ho commissionato la commedia, dovevo fare il personaggio di Enzo. Lui ha scritto l’opera e quando fu pronta Ricci mi chiamò per fare “ Striscia la notizia”. Io chiamai Vincenzo e gli dissi che questa era la svolta della mia vita. Lui all’inizio si arrabbio molto, poi mi ringrazio perché recitò lui al mio posto e fu un grande successo. Adesso quando ci incontriamo ci ringraziamo a vicenda.

Cosa è la Bellezza?

E’ una sostanza della vita in tutte le cose. La Bellezza è la gioia della vita in generale.

Chi è chiù felice 'e me con Gigi Savoia allievo di Eduardo De Filippo


da " Il quotidiano della Basilicata"

Gigi Savoia porta in scena l'ultima piéce di Eduardo
di Francesco Altavista

--- Nella rassegna teatrale “ Le valli del teatro” arriva uno degli spettacoli più attesi. L’11 a Marsicovetere, il 12 a Moliterno e il 13 a Satriano di Lucania sarà messa in scena la commedia del 1933 di Eduardo De Filippo , “ Chi è cchiu’ felice ‘e me” con Giovanna Rei, Oscarino Di Maio,Massimo Masiello e il maestro del teatro partenopeo Gigi Savoia che ne cura anche la regia. Quest’ultimo non solo è considerato tra i migliori allievi del grande Eduardo Defilippo ma è anche tra i principali eredi di quella straordinaria tradizione napoletana e quindi audace sostenitore di quella filosofia teatrale scaturita dal genio senza confini di Eduardo. In anteprima riusciamo a contattare il maestro Gigi Savoia con il quale ci intratteniamo in una piacevole conversazione per “Il quotidiano della Basilicata”.

Maestro, partiamo dal lavoro che porterà nella rassegna “ Le valli del teatro”. “ Chi è chiu felice ‘e me”. Con quale animo ha lavorato sul testo del suo maestro? Cosa cambia nella sua regia?

I cambiamenti sono veramente pochissimi, nel grande rispetto per ciò che ha scritto Eduardo. Anche se ormai sono passati quasi ottanta anni da quanto è stata creata, è un testo attualissimo, perché parla degli imprevisti e del fatto che nonostante uno tenti di regolarizzare la propria vita, c’è sempre imponderabile a rovinarti i piani. Io non ho assolutamente contaminato la commedia , l’ho riportata come è nella visione di Eduardo, c’è soltanto un cambiamento sulla messa in scena, c’è un’ambientazione più astratta, meno realista di quelle tipiche del teatro popolare napoletano.

Questa commedia ha una storia particolare. Nel 1984 lei interpretava il personaggio Riccardo per la regia di Eduardo con Luca De Filippo. Eduardo muore quell’anno durante la tournée. Cosa ricordi di quel giorno?

Certamente è un ricordo molto particolare e molto triste. Questo spettacolo che mi vedeva insieme a Luca,debuttò a Pisa con grande successo e mentre eravamo a Napoli al teatro “Viviani”, Eduardo moriva a Roma. E’ un ricordo incancellabile che è legato a questa commedia; Eduardo firmò la sua ultima regia e ci lasciò per sempre.

Lei è sicuramente tra i più importanti allievi del grande De Filippo, ha condiviso con lui grandi successi. Quale riflessione si sente di fare sulla sua parabola artistica? Come si può definire un uomo così grande?

Un attore così grande , è grande perché dedica tutta la propria vita al teatro. Era talmente attratto da questo mestiere tanto da decidere di offrire tutto se stesso. La sua vita è stata segnata, non è mai riuscito a vivere aldilà del teatro. Chi lo ha compreso lo ha amato e lo ama infinitamente; chi non lo ha compreso si è dovuto creare l’alibi del burbero, dell’uomo freddo e scostante. Questo non corrisponde a verità. Una persona intelligente coglie immediatamente la sua freddezza rispetto ai fronzoli e alle sciocchezze della vita, allo stesso modo si rendeva conto della sua profondità nelle cose che contavano veramente. Chi è riuscito ad essere alla sua altezza filosofica e di sensibilità drammaturgica si rendeva conto della sua immensità. Oggi che lui non c’è più e non è parte importante delle sue commedie, si capisce la sua straordinaria grandezza anche nei personaggi che lui non interpretava.

Maestro, quale insegnamento di Eduardo si porta con lei quando recita?

Io ero giovanissimo e lui mi affidò un ruolo in una commedia di Scarpetta di cui lui curava la regia ( Il turco Napoletano) e io andavo sempre da lui a chiedere consiglio. Un giorno lui mi disse “ Io vi do ( lui dava del voi a tutti) tutti i consigli che volete. Savoia però voi dovete stare calmo. Quanti anni avete?” io dissi “ direttò ( lo chiamavamo tutti direttore) tengo 27 anni” e lui “ Non vi agitate perché a 50 anni sarete un buon attore”. Se io a 27 anni voglio emergere, essere qualcuno e lui mi dice che a 50 sarò un buon attore,vorrà dire che io dovrò spendere tutta la mia vita per questo mestiere e per questo obiettivo come ha fatto lui. Solo chi spende tutta la vita per questo lavoro, probabilmente, (perché stamme sotto u ciel) ,riuscirà a raccogliere dei risultati alla fine della carriera. Il teatro è delusione, sudore, sofferenza e poi forse diventa una ragione di vita.

Un suo parere maestro sul ritorno di Eduardo in Televisione con Ranieri.

Non è male, nel senso che Eduardo quando è rappresentato in tutto il mondo, è rappresentato tradotto. Se questa operazione serve per rendere comprensibile la grandezza di Eduardo in tutta l’Italia ben vengano, preferisco queste operazioni a quelle che contaminano l’idea e l’intenzione del messaggio di Eduardo.

Esiste un erede di Eduardo?

Ultimamente sono stato piacevolmente a vedere un collega ed amico, che è come me un allievo di Eduardo, parlo di Vincenzo Salemme, siamo cresciuti insieme. Sono stato da lui e ho capito che Vincenzo è l’espressione attuale di una grandissima tradizione teatrale napoletana. Vincenzo ha scritto uno spettacolo straordinario che sta girando l’Italia, mette sul piatto i grandi canoni del teatro, attraverso degli idiomi napoletani e battute in vernacolo,parla ad un pubblico vasto, riesce ad essere comprensibile, molto interessante ed intrigante. Sono i condimenti fondamentali dell’arte del teatro. Sono d’accordo con questa nuova drammaturgia napoletana. Non sono d’accordo con i “barzellettari” e cabarettisti che fanno un ottimo mestiere ma devono capire che il teatro è altro.

Maestro per lei cos’è la Bellezza?

La Bellezza è una magia artistica,quando l’emozione passa da un individuo ad un altro e viceversa.